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Matteo, il giovane "custode" del Parco delle Madonie: nei suoi scatti l'incanto del bosco

La sua è una vera e propria ricerca per scoprire fauna e flora, fermandoli per sempre nelle sue foto. Finora ha "catturato" scorci unici e rare specie di animali

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 19 settembre 2022

Nell’immaginario collettivo la parola custode fa pensare spesso a qualcosa e a qualcuno che abbia un abbondante numero di anni alle spalle, qualcosa di vecchio.

E se in parte il più delle volte è così per la storia che vi racconto è esattamente il contrario. Si perché Matteo Orlando, madonita di Petralia Sottana, ha appena passato i venti anni e da sempre ha associato la visione del suo territorio. Il suo comune è tra i 15 che fanno parte di quello straordinario contenitore di biodiversità e bellezza che risponde al nome di Parco regionale delle Madonie.

Ad una idea di bellezza fuori dal comune che è diventata, crescendo, una vera e propria ricerca per scoprire fauna e flora, fermandole per sempre in uno scatto fotografico.

Dal suo racconto emerge una passione assoluta che si esprime insieme all’inflessione dolce del dialetto locale e va di pari passo con la sua giovane età.

«Per me il parco è come la seconda casa, lo vivo quasi quotidianamente e lo conosco in tutte le sue trasformazioni durante le stagioni, e ogni volta anche se sono passato da un posto migliaia di volte, sembra sempre che abbia qualcosa di diverso.
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Qui ci sono scorci che sembrano davvero incredibili, che lasciano incantati sia per l’habitat vegetale che per la fauna. Con il mio obiettivo vado alla ricerca degli scenari e degli animali, li seguo a distanza o individuo le tracce e quando li trovo rimango anche ore a scattare le immagini che poi pubblico sul mio profilo.

Sono questi scatti che rivelano in tutte quelle ore la quantità di bellezze e di patrimonio che solo questa parte di Sicilia custodisce come uno scrigno segreto».

La passione per la fotografia è nata come una conseguenza di questo innamoramento, da autodidatta con la sua macchina fotografica raccoglie attimi che diventano immortali, la fotografia è il suo strumento, la modalità che gli permette di mettere in evidenza quel territorio al quale si sente legato indissolubilmente, come una radice Imprimere in uno scatto non è soltanto immortalare, per lui significa anche studiare, osservare, scoprire e conoscere, cercare con un "occhio botanico" l’appartenenza a una o all’altra specie il soggetto che la fotografia gli fa cogliere.

«È grazie a essa e poi ai social dove riverso i miei scatti, che diventa tutto visibile, dove tutti possono vedere i luoghi che vedo io, dove vivo, in un cuore dell'entroterra spesso sconosciuto anche agli stessi siciliani.

Io desidero che questi luoghi diventino visibili per essere scoperti, non dimentichiamo che abbiamo un patrimonio inestimabile che sulle Madonie può diventare davvero un attrattore di turismo interessato alla natura e alla sua conservazione.

Racconta di quanto si emoziona ogni volta, di come fin da quando aveva otto anni, si perdeva dentro i boschi catturato, e oggi catturando, dalla maestosa chioma di alberi secolari, le visioni dei daini con i palchi ramificati regali, volatili rari che volteggiavano sopra la sua testa.

Una delle esperienze che lo ha davvero affascinato è stato l’incontro con una meravigliosa farfalla endemica rara che vive nel parco: la Parnassius apollo siciliae.

«Cercata per ore dove che l’avevo individuata il giorno prima, improvvisamente mi si è venuta a posare sulla mano, come se mi avesse riconosciuto, lasciandosi fotografare come in posa Un momento indimenticabile che mi è rimasto impresso dentro, è proprio il caso di dirlo, che mi regalo immagini straordinarie».

Sui luoghi che ormai conosce palmo a palmo si muove anche ad occhi chiusi ma sottolinea come la natura non è mai uguale, ogni volta muta ed è in questa mutevolezza il bello, la possibilità di non smettere di guardare, emozionarsi, immaginare e imparare.

Ma che scopo ha tutto questo? «Soprattutto è quello di divulgare: attraverso la mia passione e le mie competenze, trasferire ad altre persone quello che vedo, condividere con il mondo e coinvolgere con i miei scatti, suscitare curiosità e ammirazione, desiderio di venire qui a scoprire. Io mi reputo fortunato a vivere qui e non voglio andarmene, voglio trovare un lavoro che mi permetta di restare e continuare a fotografare il mio meraviglioso mondo.

Molte mie fotografie vengono anche accreditate sui social e apprezzate, ma io ho solo la mia competenza, il resto lo fa la natura, in questi anni ho fatto meravigliosi incontri con specie animali che raramente si vedono, come quello con le aquile reali ad esempio che lascia davvero impressionati».

Percorrendo i sentieri, anche se in realtà va poi per fatti suoi su tracce che solo lui conosce, ha spesso notato quanto le persone conoscano poco le specie vegetali tanto da rischiare anche di arrecarsi danni seri, come quando scambiano i funghi tossici con quelli buoni, o addirittura una varietà di fiori velenosi per i crocus che fanno lo zafferano rischiando di finire al pronto soccorso.

In futuro gli piacerebbe diventare una guida naturalistica per accompagnare ma anche un insegnante di sostegno a scuola, ma più di ogni altra cosa… restare qui dove è nato, dentro la natura che tutti i giorni lo circonda.
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