ITINERARI E LUOGHI

HomeNewsTurismoItinerari e luoghi

Non poteva avere nome più appropriato: la spettacolare vista dal Castello di Belvedere

Tra torrioni e possenti mura, da qui si gode di una magnifica vista sull’Etna innevata il cui candore contrasta con l’azzurro del mare, in un paesaggio davvero unico

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • 18 novembre 2023

C’è in Sicilia il Castello di Belvedere medioevale con i torrioni e le possenti mura.

Il nome è quanto mai appropriato perché da qui si gode di una magnifica vista sull’Etna innevata il cui candore contrasta con l’azzurro mare poco distante. La cornice paesaggistica è davvero inconsueta: guglie di rocce calcaree marmoricate con fessure da cui spuntano degli alberelli somiglianti ad ombrelli.

Ma andiamo con ordine: domenica non è domenica se non si opera uno stacco rispetto alle abituali occupazioni delle altre giornate. Cosa c'è di più bello di trascorrere il dì festivo a contatto con la natura, in mezzo al verde, approfittando del clima straordinariamente mite di questo scorcio d'autunno.

Così more solito, pure una domenica di Novembre noi del gruppo "Camminare i Peloritani" siamo partiti di buon mattino per la nostra escursione. Questa volta siamo andati nel territorio di Fiumedinisi (dal latino Flumen Dionisii) comune ionico a 33 chilometri da Messina, diretti alle rocche e al castello di Belvedere.
Adv
Lasciate le macchine ci siamo incamminati percorrendo un sentiero in terra battuta costeggiato da castagneti, oliveti, noceti, olmi e siepi varie in cui cominciavano a risplendere i colori autunnali con le foglie trascoloranti, dal bruno al giallo, al rossigno.

Dopo un po' di tornanti, rischiarati dai raggi del sole abbiamo cominciato a scorgere biancheggianti rocche calcaree che si ergevano verso il cielo come guglie di cattedrali gotiche e come pinnacoli.

Incredibilmente ai fianchi e sulle cime aguzze e frastagliate di alcune di esse sbucavano degli alberelli a volte di colori vivaci, altre più scuri o di un verde più intenso. Qualche alberello dalla folta chioma collocato sulla vetta sembrava avere la funzione di ombrello.

Un paesaggio davvero inconsueto.

Sulla rocca più alta che si erge a mo’ di cucuzzolo sorge il castello costruito dagli arabi intorno al nono secolo e poi conquistato dai normanni, esso è parzialmente diroccato, ma ancora resistono i torrioni rotondi che lo avvolgono per proteggerlo nel suo lato con meno difese naturali, invece nella parte più impervia ci sono soltanto le possenti mura con i camminamenti a mezza altezza per i soldati di guardia.

Ci sono le finestrelle e nella parte a piano terra resistono gli stipiti delle porte ormai scomparse luogo ideale per farsi delle magnifiche foto con l’azzurro mare sullo sfondo.

In ogni caso da qualsiasi punto si gode una vista davvero magnifica, l’Etna innevata, il monte Veneretta, la sagoma argentea del roccioso monte Scuderi, i fianchi vallivi con dei cespugli a ciuffi rotondi, più giù gli oliveti, e più giù ancora la vasta distesa marina.

Nella parte esposta in direzione Taormina, le mura del castello verso il basso continuano con un costone roccioso calcareo marmoricato quasi in verticale; ancora scendendo ci sono guglie spuntoni rocciosi dappertutto.

Nel mezzo con inizio dal castello si nota un solco profondo più di due metri e lungo un centinaio che doveva essere stato scavato come camminamento per consentire ai soldati di spostarsi senza dare nell’occhio.

Lasciato il castello abbiamo continuato il nostro percorso ad anello in mezzo a spuntoni rocciosi e ciuffi d’erba coriacei con i lunghi spessi steli disposti a raggiera, in qualche luogo c’era pure della salvia col suo odore penetrante e sorgevano delle euforbie con le ampie chiome a palla.

Finché in netto contrasto con lo scosceso precedente cammino ci accoglieva una tranquilla distesa pianeggiante con tappeto erboso ed ordinati uliveti. In mezzo alla tenera erbetta qualcuno ha trovato un serpentello color verde pisello con delle macchioline, lo ha immobilizzato ed esibito.

Il rettile guardava in giro con i suoi occhietti indagatori ed aveva un'aria che sembrava volesse dire: "Ma sti stupidi dove vogliono arrivare?".
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci...
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LE FOTO PIÙ VISTE