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Non sarà Parigi ma può vantare similitudini straordinarie: Bagheria e i suoi "Tri purtuna"

Erano un po' l'"Arc de triomphe" del paese. Purtroppo non esistono più. Fabbricati, banalmente considerati “vecchi” e che invece erano antichi e di grande valore

Sara Abello
Giornalista
  • 3 novembre 2021

I "tre portoni" di Bagheria riprodotti in un disegno

Non ha mai avuto l’ardire di definirsi “la piccola Parigi” come altri sfrontati paesini della Sicilia per fortuna, però Bagheria, nel suo piccolo, ha avuto non uno ma ben due archi di trionfo. A noi piace esagerare e si sa!

Uno dei due, l'arco della SS. Trinità, è ancora in piedi e ve ne racconterò, magari, un’altra volta. Dei cosiddetti “tri purtuna” invece, non rimane nessuna traccia, e questo mistero mi incuriosisce di più.

A quanto pare questa grande costruzione trifora era posizionata sulla parte mediana del corso Butera, il famoso stratuni, e i tre portoni in qualche maniera rappresentavano i tre rispettivi ingressi di Villa Palagonia a sinistra, Villa Butera al centro, Villa Cattolica, probabilmente, a destra. Una sorta di arco trionfale per tre delle principali dimore nobiliari edificate tra ‘600 e ‘700 a Bagheria.

Da questi tre maestosi archi ci si immetteva in altrettanti viali che conducevano sino al cancello vero e proprio delle tre tenute dei Gravina, Branciforti e Bonanno. Purtroppo, per quanto sembri incredibile, oggi, di una costruzione che doveva essere immensa, non resta alcuna traccia. E per riuscire a carpire qualche segreto bisogna affidarsi alla memoria storica della cittadina e di chi, se già all’epoca in cui è stato abbattuto non era ancora nato, si è per lo meno imbattuto nei racconti deisuoi predecessori. Storie che si narrano e tramandano, arricchendosi di volta in volta di particolari succulenti in perfetto stile siciliano.
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Se riporti una storia che ti hanno raccontato non ci devi “iunciri nienti”?

E dove sarebbe il bello allora? Io, nonostante la tentazione, ho tentato di restare con i piedi per terra e grazie a qualche racconto colto qua e là, ho scoperto che i tre portoni non sono stati abbattuti, come molti credono e come è effettivamente stato per molte alte costruzioni, negli anni ‘50. Questo falso mito si è diffuso perchè, ahinoi, in quel periodo, edifici storici di alto pregio come questi venivano rasi al suolo con una nonchalance che neanchea buttar giù una parete di casa e far cucina-soggiorno unico ambiente...

La gravità inaudita sta nel fatto che non si riconosceva minimamente il valore di quei fabbricati, banalmente considerati “vecchi” e non antichi e rappresentativi di una storia irripetibile. Per cui, di gran lunga megliabbattere e costruire il nuovo, che restaurare e tenere in piedi il vecchio! I tre portoni sono solo un esempio di quelle tessere che un tempo costituivano il tessuto baarioto, simbolo di un modo di vivere, esempio della capacità delle maestranze dell’epoca di progettare e realizzare architetture complesse e di grandi dimensioni.

Uno degli studi più interessanti da fare oggi sarebbe proprio quello di concentrarsi su tutti quegli elementi che costituivano il pregio e la peculiarità dell’antico tessuto urbano di Bagheria e che purtroppo non ci sono più, per una ragione o per l’altra, in primis per la stupidità umana che si è manifestata attraverso le guerre e i bombaramenti o nell’aver reputato superflue certe costruzioni, tanto da volerle eliminare in favore di una fitta schiera di case e palazzi.

Una sorta di “Bagheria fantasma” con tantissimi edifici ormai inesistenti che, se uniti alla moltitudine dei sopravvissuti, è il caso di dire per fortuna, ci mostrano una cittadina dalla trama complessa e fitta, preziosa dal punto di vista storico, architettonico e paesaggistico.
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