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Quando ad Aspra si lottò per l'autonomia: cosa resta dell'ex oleificio che fece storia

Una pagina simbolica della storia degli asparoti che si lega al destino dell'edificio ormai abbandonato. Ora il Comune di Bagheria valuta il recupero dell'area

Sara Abello
Giornalista
  • 28 luglio 2022

L'ex oleificio di Aspra (Foto di Sara Abello)

Passiando e scaminiando per la nostra bella isola di cose interessanti e uniche se ne vedono tante, e fin qui siamo tutti d’accordo...anche di cose stranulidde però, e sfido chiunque a dissentire dal mio pensiero.

Qui il punto però non è che vi siano brutture, problemi o meraviglie, ma che l’occhio umano, quello siciliano un po’ di più, sia ben esercitato e più che abituato a vedere e andare oltre. Perdonate l’ardire ma secondo me Dante pensava a noi con il suo «non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

In più occasioni ho ammesso di non essere proprio la più doc dei baarioti, ma in realtà proprio per questo amo il frutto del mio lavoro di ricerca e indagine continua che mi sta portando a scoprire cose che c’erano o sono ancora intorno a me, ad un passo da me, e di cui non mi ero mai resa conto.

Va detto però che è roba di pochi giorni fa la scoperta di un luogo davanti al quale sarò passata decine e decine di volte nella mia vita, che piccolo di certo non è, ma che per la prima volta ho visto davvero.
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Ero ad Aspra, diretta in tutt’altro luogo di cui presto vi racconterò, e trascinandomi sotto il sole che nel pomeriggio non dovrebbe neanche esser così caldo ma che piacevole non era ugualmente.

Proprio lì dalla mia posizione, sul lungomare, scorgo un edificio bello grande dall’altra parte della strada e, con una certa attenzione a non farmi “sbocciare”, attraverso e gli vado incontro.

Un po’ sbiadito leggo “Olii Eros Lo Bianco” e mi torna alla mente che qualcosa devo aver letto ma lì per lì non ci penso, in quel momento l’attenzione mia e della mia compagnia è verso il nome, per la struttura, a dir poco imponente, e per l’investimento economico che deve esserci stato dietro e che si scorge già da quel che rimane della cancellata di ferro, di certo non dozzinale.

Mi limito ad una rapida occhiata e torno al mio programma inziale. Ma io sono io e la curiosità nel mio caso è più che fimmina, quindi nei giorni successivi mi sono messa a cercare fino a che ho ripescato le poche informazioni che si trovano in merito, e che mi hanno fatto ricostruire per sommi capi la vicenda.

L’ex oleificio Lo Bianco non è solo la causa, insieme al depuratore, di quel tanfo pestilenziale che ammorbava Aspra negli anni ‘80 e pure dopo se la memoria non mi inganna.

Ma ha rappresentato una pagina simbolica della storia degli asparoti, forse il loro unico moto di ribellione in stile catalano che gli ha persino fatto nascere il disio di essere comune autonomo. Cose da fare "arrizzare" le carni insomma.

Andiamo per gradi però. Innanzitutto l’azienda Lo Bianco era di Caccamo e produceva olio di sansa, ciò che avanza della pasta delle olive dopo la prima spremitura, e che da quella ulteriore genera un combustibile per gli impianti, la cosiddetta sansa “esausta”.

Immaginate nel periodo in cui avveniva la molitura delle olive cosa veniva immesso nell’aria dalla circolazione dei venti. Fumi irrespirabili che portarono delegazioni di asparoti a protestare e scioperare. Come dargli torto?!

In quel periodo si diede vita all’unico tentativo che si ricordi, di fare di Aspra un comune autonomo, cosa che in realtà mai si realizzò, ma che ci offre un quadro delle tensioni e di quanto l’aria all’epoca fosse letteralmente irrespirabile.

Cercando e sfrugugliando come mio solito, non ho resistito alla tentazione di andar a vedere nuovamente con i miei occhi, in questo sono un po’ come San Tommaso.

E non mi era bastato un video di alcuni mesi fa di un sopralluogo di alcuni membri dell’Amministrazione comunale baariota che mostravano uno scenario di guerra: muri pericolanti, vetri frantumati, ammasso di materiali edili abbandonati.

Di entrare non se ne parla, la mia testa non passerebbe dalla fessura tra le due ante di uno dei cancelli, ma è comunque uno spazio sufficiente a scorgere lo stato delle cose e anche un altro nome in uno dei caseggiati interni: Girolamo.

Il destino dell’ex fabbrica in liquidazione non è ancora chiaramente delineato, in tal senso l’Amministrazione baariota sta valutando se vi siano o meno i presupposti per l’acquisto dell’intera struttura che in parte risulta confiscata ed in parte è privata.

Del resto già questa Amministrazione, proseguendo i lavori iniziati dalla precedente, si è mossa in tal senso con il progetto di recupero dell’area adiacente a Villa Cattolica.

Fini turistici che di fatto faranno cadere quel "velo", per non dire "cuttunina di abbandono", dal grande edificio che non si trova in un’area sperduta e isolata della piana baariota, ma proprio accanto ad un museo visitato annualmente da una moltitudine di persone.

L’aspetto ancora più tragico dell’ex fabbrica infatti, lasciatemelo dire, è che si trovi nel centro della frazione di Aspra. Per questo dunque, le verifiche da parte dell’Amministrazione comunale saranno state inevitabilmente spinte anche dalle richieste dei cittadini della zona che quei luoghi li vivono costantemente e non possono non imbattersi in questo grande plesso abbandonato.

Non possiamo neanche appellarci al buon vecchio detto «occhio non vede, cuore non duole» perchè lì si vede e come...è tutta una questione di abitudine, ed è qui il problema. L’abitudine al brutto, alla scorrettezza, all’abbandono che poi tanto dopo 10, 20 o 30 anni viene legittimato dalla convivenza con qualsiasi cosa non vada e si cessa di vedere come sbagliata.

Qui il punto non è solo recuperare un grande edificio nel cuore della borgata marinara di Aspra nè tantomeno capire cosa ne sia stato del signor Eros o di Girolamo, e a tal proposito chi sa qualcosa sulle sorti dell’ex fabbrica mi racconti pure.

Non possiamo sparare a zero e per partito preso nemmeno e solamente sulle amministrazioni comunali che si sono succedute.

Elemento essenziale di questa riflessione che ho condiviso con voi è proprio come sia possibile che siamo così tanto abituati a convivere a stretto contatto con qualcosa in totale stato di abbandono, che deturpa il paesaggio, con un potenziale non sfruttato.

Perchè amiamo e visitiamo con fierezza le borgate marinare in giro per la Sicilia e l’Italia tutta quando potremmo averne una altrettanto di valore anche sotto casa?! Ah giusto, noi guardiamo oltre, e di un buon numero di cose preferiamo non curarci, chè è meglio.
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