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Quel borgo siciliano scavato nella roccia: un luogo dove il tempo sembra essersi fermato

Le sue case sono scavate direttamente nella pietra e rifinite all’esterno con lo stesso materiale, in modo da fondersi con l’ambiente, come fossero grotte

Balarm
La redazione
  • 22 agosto 2023

Foto facebook "Carlentini e la sua unicità"

A Carlentini (nel Siracusano) esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato da un po'.

Tra masserie e casali scavati nella roccia, sorge il borgo San Leonardo.

Qui la tipologia edilizia appare spesso ripetuta a seguire un'unica trama: le case sono scavate direttamente nelle rocce e rifinite all’esterno con lo stesso materiale, in modo da fondersi con l’ambiente, come fossero grotte.

Le sue origini e la fondazione risultano, al giorno d’oggi, per lo più sconosciute.

Quale sia la popolazione che, per prima, cominciò secoli orsono a plasmare le proprie case è un dilemma che arrovella ancora storici e archeologi.

Il passaggio dei Greci è testimoniato dalla struttura della necropoli.

L’area, non a caso, risulta caratterizzata dalla presenza di tombe a grotticella, e cioè particolari tombe scavate nella roccia, con una forma circolare che ricorda quella di un forno e sigillate con una pietra.

Al loro interno sono state rinvenute ceramiche risalenti addirittura all’Età del Bronzo, schegge di ossidiana e macinelli in pietra lavica, a dimostrazione del fatto che il piccolo villaggio nel cuore di Carlentini doveva essere ben noto già nell’antichità.
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Il borgo prende il nome dal fiume San Leonardo, la cui ampia portata lascia supporre fosse navigabile.

I Greci utilizzavano non a caso uno dei suoi affluenti – il fiume Lisso – per gli scambi commerciali e per i collegamenti con la madrepatria.

Il borgo fino al 1835 è stato un luogo di pascolo. Solo successivamente la popolazione ha deciso di sfruttare il potenziale del terreno per le coltivazioni.

Le celle adibite alla conservazione degli alimenti sono rimaste intatte. Appesi a chiodi arrugginiti, uno sgabello di legno e ‘u criu, un antico setaccio utilizzato per la lavorazione di farina, legumi e cereali.

Ma la stanza più suggestiva è quella in cui i pastori affumicavano il formaggio, con le pareti annerite dalla fuliggine e l’odore di bruciato.
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