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Quello che non sai su Villa Tasca: in questi magici luoghi viveva il primo "conte donna"

Un giardino e un edificio che sono un pezzo importante della storia della città. Da qui passarono personaggi illustri come Wagner, Goethe e persino Re Carlo

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 24 aprile 2023

Villa Tasca a Palermo

La "Silvera" era una contrada del piano detto di "Camastra" (sino all'Ottocento Villa Tasca verrà identificata anche come Villa Camastra) che si incontrava lungo lo stradone di Mezzomonreale. Nei pressi di questa via nacque quella che oggi conosciamo come Villa Tasca.

Dall'antico piano di Santa Teresa (attuale piazza Indipendenza), appena fuori Porta Nuova, per raggiungere tale villa, si doveva percorrere quello che oggi è il Corso Calatafimi, ma che anticamente veniva definito lo stradone di Mezzomonreale perché conduceva all'antica cittadina normanna.

Questa nuova importante arteria venne edificata nel XVI secolo ma, come dice bene Rosario La Duca, su chi fu il promotore «non tutti sono d'accordo.

Gaspare Palermo – nella sua Guida – annota che il viceré Marco Antonio Colonna ne fu l'autore nel 1580, ma il Villabianca nel Palermo d'oggigiorno, dà come anno di inizio il 1583, precisando che «la gloria però di piantarla ed eseguirla fu poi del pretore Aleramo del Carretto, conte di Gagliano, nel 1595».
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Villa Tasca si trova lì dove, nel XVI secolo, era il giardino di Louiso di Bologna barone di Montefranco, come si vede nella pianta di Matteo Florimi al numero 114 delle didascalie.

All'interno di tale giardino a quanto pare vi era un "palagio" e una "villa". La proprietà passerà di volta in volta a casate nobiliari diverse, stranamente sempre per mano femminile, fra le quali i Silvera, i Branciforte fino ad arrivare nel Settecento ai Lanza principi di Trabia e duchi di Camastra, come ci riferisce Francesco Emanuele Gaetani marchese di Villabianca:

«Trabia – Pietro Lanza e Stella, principe di Trabia. La sua villa con palazzo magnatizio e con due torri che lo fiancheggiano e flore di delizie, ha luogo nella contrada nomata della Silvera, poco distante dalla strada suburbana di Mezzo Monreale.

Essa fu una delle più belle ville tenute anticamente dai nostri baroni; e gli attuali principi della Trabia, che ne sono in possesso hanno avuto il signoril genio di accrescervi li verzieri e deliziosi viali. Ed è situata in un ampio podere che con la sua rendita e col frutto de' suoi melaranci vi compensa le spese di mantenimento».

È forse, questo, un tenue presagio della fortunata attività vitivinicola che caratterizzerà la famiglia Tasca conti d'Almerita a partire dal 22 maggio 1830, quando acquisteranno la tenuta di Regaleali.

Saranno proprio i Trabia a traghettare la primigenia villa rinascimentale del giardino di don Louiso Bologna in una moderna residenza neoclassica settecentesca, affidando l'importante progetto all'architetto Andrea Gigante o Giganti.

Fu lui a trasformarlo in una meravigliosa residenza per la villeggiatura, spinto anche da una committenza esigente e consapevole dell'avanguardia architettonica che stava trasformando l'edilizia nobiliare palermitana, specialmente nella famosa Piana dei colli e nella vicina città di Bagheria.

Nel 1840 Beatrice Lanza Branciforti sposa Lucio Mastrogiovanni Tasca conte d'Almerita dal quale la villa oggi prende il nome.

Lucio non era un nobile, ma per un Regio Decreto del 24 maggio 1840 ereditò il titolo di conte dalla moglie che effettivamente si può dire sia stata il primo conte donna.

Essi diedero inizio «ad una lunga serie di rimaneggiamenti» che si protrarranno sino al Novecento, adattarono inoltre il giardino antistante la villa secondo il nuovo gusto dell'epoca.

Non più le squadrature geometriche come nel parterre della Palazzina Cinese che avevano caratterizzato le ville signorili settecentesche, ma si punta ai giardini romantici nei quali i viali si perdono senza alcun senso apparente, nascondendo al loro interno specie vegetali esotiche rarissime e angoli di paradiso "inesplorati" interrotti da grotte scavate nella pietra arenaria e da laghetti artificiali popolati da cigni (Tristano e Isotta, i cui nomi sono un omaggio a Wagner).

E ancora, tempietti neoclassici realizzati dall'architetto Francesco Paolo Palazzotto tra il 1870 e 1880, uno dei quali è dedicato alla dea Cerere, mentre un altro presenta al centro una copia di un mezzo busto in fibra di mais di Lucio Mastrogiovanni Tasca, triste rimando al monumento sepolcrale di Rousseau.

«L'ambientazione lacustre del giardino del conte Tasca sembra riferirsi al parco di Ermenonville, nel cui lago il marchese Girardin aveva creato un isolotto dai bordi piantati a pioppi e con al centro la tomba di Rousseau».

Visitare i giardini palermitani dell'Ottocento (e in particolare quello di Villa Tasca) significa compiere un viaggio alla scoperta di noi stessi. I percorsi che ognuno vi compie all'interno costringono ad una forzata introspezione.

Ne fu sorpresa perfino Jacqueline Kennedy, che visitò Palermo e Villa Tasca insieme ad Onassis per il loro viaggio di nozze nel 1968. L'ingresso della villa presentava, sino ai primi del Novecento, un monumentale portone oltre al quale si proiettava un lungo viale alberato di pioppi, poi "mutilato" dal tracciamento di viale Regione Siciliana.

Successivamente i pioppi furono sostituiti da filare di alte palme.

Attualmente la villa presenta ancora una doppia scalinata originale, tipica del Settecento, mentre gli ambienti interni sono cosparsi di pavimenti maiolicati e creano una soluzione di continuità con il giardino grazie agli effetti trompe l'oeil delle pareti affrescate con temi bucolico-mitologici e romantiche rovine tipiche del tempo, ovviamente incentivate dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano avvenute nel Settecento.

Le stanze della casa non sono rigidamente strutturate come percorsi museali, anzi, sanno proprio di vissuto, di una vita quotidiana nobile mai interrotta nei secoli.

A fare un excursus del Novecento, secolo in cui fu inserito il frontone della villa lavorato con festoni e figurine in stucco che sorreggono il blasone di famiglia, ci pensa donna Franca, madre di Lucio Tasca d'Almerita e della sorella Anna, appassionata di cucina, nipoti diretti del conte Lucio Tasca d'Almerita.

È lei ad introdurre, in un articolo della rivista "Oggi" del 1998, i grandi personaggi che soggiornarono a Villa Tasca: «Nei nostri saloni sono passati anche Goethe, il Kaiser Guglielmo II e re Carlo d'Inghilterra» che durante il soggiorno dipinse acquerelli, diceva donna Franca.

Ma non va certo dimenticato il grande compositore tedesco Richard Wagner che, lasciato l'Hotel des Palmes, si rifugiò in quest'angolo di paradiso per terminare il suo Parsifal.

La musica è sempre stata gradita nella famiglia Tasca (grazie ad essa rivisse il palco reale del Teatro Massimo) tanto che, raccontava donna Franca: «Mio marito (Giuseppe) è sempre stato un grande appassionato di musica e così, d'abitudine, amiamo festeggiare i successi degli artisti che si esibiscono a Palermo».

Così fu nel caso del maestro Von Karajan. Oggi Villa Tasca è un meraviglioso giardino curato, fruibile dai cittadini grazie ad un progetto promosso da Giuseppe e Luisa Tasca d'Almerita.

La villa è un polmone verde vero e proprio, ultimo scampolo di quello che un tempo fu la Conca d'oro di Palermo.

È un luogo magico dove l'aria che si respira insieme ai suoni della natura ci trasportano in un mondo parallelo ma necessario, vitale per una generazione troppo frenetica la quale ha ereditato la cultura della cementificazione smodata e aggressiva.

Villa Tasca è senza dubbio alcuno una realtà da preservare, custodire e consegnare ai posteri.
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