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Si chiama come il pane ma non si mangia: lo fa a Castelbuono una delle ultime ricamatrici

La Sicilia è ricca di segreti che si perdono nella notte dei tempi, magie che non hanno a che fare con i sortilegi e pozioni, ma con quella che proviene dalle mani

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 8 gennaio 2023

Maria Mercante

Vi piacerebbe imparare un’arte antica che ha secoli di storia alle spalle e diventare custodi di un patrimonio da tramandare, oltre che arredare la vostra casa o il vostro abbigliamento con preziosi inserti? Se si, allora questa è una opportunità che richiede tempo ma anche passione, come tutte le cose che hanno un valore profondamente umano.

E tra questi uno dei più complessi e straordinari esempi di abilità e di precisone, oltre che di bellezza, è sicuramente l’arte dello “sfilato siciliano”. A Castelbuono c’è Maria Mercante, una delle ultime ricamatrici in grado di realizzare la bellezza di questo che è più che un lavoro “femminile” ma una vera e propria abilità, e dalla quale potete andare anche per apprendere e diventare una custode di questo patrimonio.

Un’arte che ha delle differenze sostanziali con il ricamo vero e proprio - che consiste nell’inserimento dei fili sulla tela con punti diversificati che realizzano il disegno sul tessuto - che lo separano in un certo senso per la duplicità della lavorazione: la creazione delle rete e la ricamatura della stessa.
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All’interno delle differenze sostanziali che solo una vera esperta sa riconoscere, una esperta come Maria Mercante che oggi, - oltre ad essere una delle ultime ricamatrici di sfilato siciliano cresciuta alla scuola di Rosanna Garofalo riconosciuta come maestra e autorità tanto da essere entrata nel REIS, il registro eredità immateriali siciliane – conduce un corso di ricamo per bambini che la seguono appassionatamente recuperando la tradizione del tramandare i saperi alle nuove generazioni, unendo un lavoro di recupero che viene aggiunto al suo quotidiano e che la vede impegnata nella custodia di questa arte sulle Madonie.

La Sicilia è una regione ricca di segreti che si perdono nella notte dei tempi, magie che non hanno a che fare con i sortilegi e pozioni, ma con la magia che proviene dalle mani, dal genio creativo che nei secoli si è manifestato nella commistione tra popoli che si sono incontrati e hanno lasciato un retaggio di arte e artigianato oggi riconosciuto come un patrimonio inestimabile, eredità dette immateriali.

Una storia parallela a quella delle arti maggiori che disegna la grande vocazione artigianale si racconta attraverso preziosi manufatti che, da sempre, rappresentano il fiore all’occhiello della nostra cultura, attirando anche la curiosità e l’ammirazione dei turisti stranieri.

Maria ci spiega: “il vero sfilato siciliano è una parte dell’arte del ricamo eseguita su tessuto di lino e con filo pregiato la cui bellezza riflette quella dote imprescindibile che è la pazienza necessaria per realizzare l’artigianato di pregio.

Tecnicamente consiste nello sfilare la trama del tessuto per ottenere una "rete" che, una volta intramata, realizza un reticolato dal quale emerge successivamente un motivo decorativo scelto dalla ricamatrice che va dai rosoni geometrici alle interpretazioni floreali della natura, alle figurine antropomorfe.

Ogni lavoro può differenziarsi per lo stile e la scelta della tipologia scegliendo i tre metodi: il 400 è quello più prezioso con il ricamo eseguito a punto tela, il 700 con il punto rammendo e il 500 con il decoro da ricamare lasciato sulla tela e sfilato intorno”.

Nel suo laboratorio è possibile ammirare pezzi unici e rari per la bellezza a e per la precisione del lavoro, ascoltare la storia di chi, invece di andare via, ha preferito restare ed investire sul patrimonio antichissimo, per creare il proprio futuro sulle tracce del passato.

Un vero e proprio incastro tra matematica e creatività che vede nella “conta di fili” la trasposizione di disegni che tra questi ultimi appaiono sul fondo di una rete sapientemente governata.

Una rete di fili contati, una maglia sottilissima che viene successivamente lavorata ricavando dalle parti dei vuoti una leggerezza che nel suo utilizzo dava seguito a corredi, inserti di nobili abbigliamenti, paramenti sacri di valore inestimabile tanto per la preziosità quanto per la complessità e lunghezza del tempo impiegato per definire quello che poi sarà un oggetto di culto.

“Storicamente arriva nel medioevo nella Sicilia orientale nell’antica Ragusa che sembra fosse la prima sede dove attecchì importata dagli arabi e lavorata dalle donne con i quali si confezionarono innanzitutto la biancheria da casa e inserti per gli abiti preziosi, raggiungendo nel rinascimento il suo apice, grazie alla diffusione nei conventi dove si realizzavano i corredi per il clero.

”Un passato nel quale era normale tramandare le abilità artigianali e in particola il ricamo e un’attività che passava da passatempo a vero e proprio mestiere. Ma anche un esempio di coesione e di mutua assistenza innescata dalla condivisione delle ore di lavoro , lo scambio delle pratiche che generava un collante importante per le comunità.

Ed è a questo proposito che Maria ci fa pervenire una dichiarazione di Rosanna Garofalo: Il futuro dello Sfilato è la famiglia. Qualunque essa sia. Anche quella di un gruppo perenne dove fra i telai ci si chiede: "Come stai?". Un tempo si ricamava per la famiglia, pensando al proprio focolare futuro o allo stupore che da quel ricamo ne sarebbe venuto alla futura sposa, alla futura mamma.

Oggi la famiglia è anche quella che accomuna per uguale passione e in cui il ricamo di ognuna gode dell'interesse di tutte: tutte lo vedono nascere e ne sono partecipi offrendo aiuti e consigli.

In Sicilia a Chiaramonte Gulfi in provincia di Ragusa all’interno degli spazi del museo del Ricamo e dello Sfilato siciliano, si possono ammirare piccoli e grandi capolavori insieme agli strumenti per lavorare.
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