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Da casina di un sacerdote a dimora nobiliare: la storia di Villa Filangeri a Santa Flavia

Oggi è la sede dell’amministrazione comunale di Santa Flavia, ma in pochi sanno quale sia la sua storia e quali personaggi le ruotino attorno

Sara Abello
Giornalista
  • 29 marzo 2022

Immagine con drone di Villa Filangeri a Santa Flavia (riprese di Marco Davì)

Difficile da credere a guardare oggi la maestosità di Villa Filangeri, sede dell’amministrazione comunale di Santa Flavia, eppure la dimora nobiliare nasce niente meno che da una casina di proprietà del sacerdote Don Giacomo La Mattina.

Il nucleo originario del palazzo risale probabilmente ai primi decenni del XVII secolo, avvenne poi che nel 1666, il principe Pietro Filangeri, conte di San Marco, acquistò l’abitazione e la vicina chiesetta di Sant’Anna, successivamente trasformata fino a diventare l’attuale Basilica Soluntina, e cominciò così la costruzione per la sua residenza di villeggiatura. Pratica che come ben sappiamo era molto diffusa anche nella vicina Bagheria, non a caso denominata “la città delle ville”.

Ma chi era questo Pietro Filangeri che così, un po’ “di buono e buono” ha deciso di metter su casa proprio a Santa Flavia? Si trattava di una famiglia dell’Italia meridionale di origini normanne che si stabilì nel principato di Salerno nel 1045 con Angerio, i cui figli furono detti “filii Angerii”, e da lì il cognome, che conosciamo anche nelle varianti Filingeri o Filangieri.
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Come vi dicevo, Pietro era conte di San Marco, imparentato dunque con quel Vincenzo Giuseppe Filingeri, conte di San Marco, principe di Mirto, che a pochi passi da lì, nel 1673, fece edificare Villa San Marco. La famiglia Filangeri ebbe in Sicilia quattro diramazioni: i principi di Mirto di Villa San Marco, i duchi del Pino, i principi di Santa Flavia e i principi di Cutò.

Vi ricorda niente quest’ultimo ramo? Beh non molto distante sorge, in territorio già bagherese, Villa Aragona Cutò, edificata tra il 1712 e il 1716 da Luigi Onofrio Naselli, principe di Aragona, anche stavolta come residenza vacanziera. Appartennero a questo ramo Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangieri di Cutò, madre del poeta Lucio Piccolo, e sua sorella Beatrice, madre dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa che, nel 1923, vendette la villa ad alcune famiglie bagheresi, le prime non aristocratiche a possederla, e che ne mantennero la proprietà fino al 1987, anno in cui l’intero complesso monumentale venne acquistato dal Comune.

Vi ho praticamente descritto un albero genealogico da far invidia alle telenovelas brasiliane degli anni ‘80, me ne rendo conto, ma in fondo queste storie intricate di parenti, forse anche un po’ serpenti, che si fanno costruire le mega ville tutte vicine ma che poi probabilmente tra loro non si incontrano mai, ci incuriosiscono.

Ma torniamo a Villa Filangeri di Santa Flavia... in questo caso si può parlare di vera e propria “archeologia vivente” dal momento che continua a conservarsi il sistema palazzo-chiesa-borgo che aveva sin dalle sue origini e che era l’elevazione del tipico centro medievale. Lo stesso paese di Santa Flavia, sebbene nei secoli sia mutato, conserva ancora oggi il sistema viario seicentesco ispirato a quello palermitano “a croce di strade”.

Oggi la villa colpisce il nostro sguardo, sin dalla strada, perchè si presenta con un prospetto Barocco caratterizzato da
uno scalone monumentale a doppia rampa che ricorda quello di molte dimore nobiliari vicine. Un fiorire di pietra e marmo utilizzati proprio nel 1666, quello stesso anno in cui a Londra era divampato un incendio che aveva arso tutta la parte medievale della città, popolata di abitazioni in legno che non fecero altro che alimentare le fiamme e portarono alla distruzione di ogni edificio pubblico e privato sino ad ingoiare la cattedrale di St. Paul.

Fu poi nel secolo successivo che interventi di ampliamento e decorazione cambiarono radicalmente l’assetto dell’edificio con l’introduzione di un cortile e delle decorazioni in stile Rococò, visibili ancora oggi sul prospetto.

Come spesso accade, la singolarità della Villa rispecchiava la famiglia che la abitò, i cui membri erano dediti alle arti, all’architettura, alle scienze, alla musica e al collezionismo. Così ancora oggi, una delle principali caratteristiche che definisce questa “particolarità”, risiede proprio negli interventi di ristrutturazione, effettuati tra Ottocento e Novecento, da Ernesto Basile.

Al piano terra, venne creata la Sala da Biliardo, che porta oggi giustamente il suo nome, decorata con boiserie lignee tipiche dell’Art Nouveau, ed un soffitto a volta impreziosito da delicati motivi floreali con colori tenui. E poi nel prospetto posteriore, rivolto verso il parco, di forma rettangolare che si estendeva per ben 8.500 mq, alla faccia del giardinetto sul retro, Ernesto Basile realizzò l’arioso Giardino d’inverno, una struttura in tufo con archi a tutto sesto chiusi da vetrate con infissi in bronzo.

Il giardino d’inverno, chiamato spesso anche aranciera o limonaia, era uno spazio adibito ad accogliere proprio quegli agrumi e tutte le altre piante che durante l’inverno non sarebbero mai sopravvissute all’aperto a causa delle temperature. Una sorta di serra che era tipicamente l’annesso delle ville di facoltosi proprietari.

Il parco di Villa Filangeri presentava alberi secolari e piante tropicali dal gusto esotico, alcune delle quali sopravvissute fino ai nostri giorni. Oggi troviamo ancora agavi, succulente, aloe, olenadri, yucca, pomelie, edere, palme, bignonie, cipressi, rampicanti, lavanda, rosmarino, salvia, ficus asiatico, eucalipto, arbusti bra- siliani, pini, olivo, fallopia, nespolo, aranci, e lantane... Una piccola oasi verde dove un tempo dovevano essere presenti anche alcune specie animali, forse rare anche quelle, visto che sono state ritrovate gabbie e cisterne per l’acqua.

Probabilmente il giardino così vasto e ricco era il vero focus di tutta la proprietà, sede di feste e incontri. Sempre all’interno del giardino si può ammirare un altro intervento del Basile, che a Santa Flavia in realtà si tenne impegnato con più di una costruzione. A lui si deve infatti una collinetta artificiale sopra la quale è stato realizzato un piccolo coffee house in bronzo, che riproduce una capanna orientale in bambù ma in stile liberty. Altra chicca del giardino è la fontana circondata da quattro panchine scolpite nella pietra di Aspra, e poi disseminate tra il verde diverse statue.

Dopo la seconda guerra mondiale la Villa fu venduta dai conti Lanza di Mazzarino, viene infatti raramente chiamata anche Villa Filangeri Mazzarino, al Comune di Santa Flavia. Questa nuova funzione del palazzo ha ovviamente alterato nettamente la suddivisione degli ambienti, ormai privi degli arredi originari.

Data la bellezza del luogo però, nonostante il suo ruolo istituzionale, viene oggi destinato anche ad accogliere eventi e rappresentazioni artistiche soprattutto nella bella stagione, all’interno di ciò che resta del vasto parco che la caratterizzava.
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