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Era il custode dell'università di Catania: il cane Melo che ora guarda gli studenti da lassù

Non c'era studente che non lo accarezzasse prima di dare un esame. Il cane Melo era amato da tutti ed è morto nella notte del 29 gennaio nel sonno. Questa è la sua storia

  • 7 febbraio 2022

L’essere umano ha stabilito un legame emotivo molto forte con i cani fin da epoche remote, nelle quali la nostra priorità assoluta era sopravvivere. La ragione per cui i cani dimostrano un legame tanto forte con gli uomini può essere ricercata nei nostri avi, nel nostro passato più primitivo.

Avere uno o più cani nei nostri primi insediamenti sociali presupponeva una maggiore unione con la natura, con i suoi cicli, e permetteva, quindi, di trovare anche più risorse con cui sopravvivere: acqua, caccia, piante commestibili. Disponiamo, infatti, di molte pitture rupestri nelle quali è possibile vedere questo tipo d’interazione. La compagnia di questi animali ci conferì in tempi molto antichi una soddisfazione vitale molto importante, formando un legame nel quale erano implicati a loro volta molti meccanismi biologici.

La scienza è riuscita a dimostrare una cosa che in molti sospettavano già: l’empatia dei cani. I cani si connettono con lo stato emotivo delle persone in modo quasi immediato. Ma la loro capacità va oltre questa affascinante connessione, perché mostrano anche il desiderio manifesto e altruista di dare conforto, alleviare le sofferenze emotive e la tristezza. Sappiamo che questi amici a quattro zampe, si sintonizzano istantaneamente con la nostra allegria e soprattutto con le nostre sofferenze. Uno degli aspetti che più di tutti sorprende è legato alla fedeltà e all’altruismo di questi animali.
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I cani sono quindi animali dotati di intelligenza e empatia particolare.

A tal proposito, desideriamo raccontare la storia di Melo, il cane mascotte del monastero dei Benedettini, sede attuale del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Catania. Melo è morto nella notte del 29 gennaio nel sonno. La sua storia è molto particolare e merita di essere raccontata.

Era il cane dell’Università, il suo custode, molto conosciuto da studenti, professori e impiegati amministrativi. In tanti si prendevano cura di lui e lo coccolavano, considerandolo un cane portafortuna. In seguito alla morte di Melo, molti studenti e docenti hanno espresso la volontà e il desiderio di dedicargli un angolo, una statua, una targa all’interno del Monastero dei Benedettini.

Per questo intento, si è espresso anche il professore Rosario Castelli, creando una petizione per regalare a Melo uno spazio all’interno del monastero. «Quella di Melo – ci racconta il professore Castelli- è una bella storia che s’intreccia con le tante di studenti universitari che gli hanno voluto bene. Melo è stata una presenza costante ai Benedettini per diciassette anni. È arrivato lì, non sappiamo come, quando c’era in corso un cantiere per la ristrutturazione del monastero. Gli operai lo accudirono e gli diedero da mangiare.

Quando finirono i lavori, fu proposto a due sorelle che abitano nel quartiere di prendersi cura di lui. Ma, di fatto Melo era uno spirito libero e non amava restare in casa. La mattina, già all’apertura del monastero, lo trovavamo all’ingresso. Solitamente entrava dallo scalone monumentale, si accucciava dietro la porta di uno dei nostri dipendenti amministrativi, abbaiava solo una volta come per annunciare la sua presenza e poi stava buono. Tutti lo conoscevano e ricavava sempre qualcosa da mangiare e molte carezze».

Era molto amato e non hai mai dato fastidio a nessuno. Gli studenti lo consideravano un portafortuna e prima di affrontare l’esame cercavano il cane per una carezza propiziatoria. Circolava liberamente per i corridoi e negli uffici. Il nome gli è stato dato dalle due sorelle del quartiere che lo avevano preso in cura. Questo cane aveva, in effetti, qualcosa di umano. «Anche Giarrizzo, il nostro ex preside - continua il professore -, riteneva che Melo fosse più che un semplice animale e un po’ scherzando, diceva che potesse essere la reincarnazione di Santo Mazzarino, un grandissimo studioso al quale è stata dedicata l’aula magna del monastero. Giarrizzo diceva che glielo ricordava anche per il carattere, perché come Mazzarino, Melo era molto goloso di dolci. L’impiegata, Daniela Cannavò, conoscendo i suoi gusti, gli faceva trovare sempre qualcosa da mangiare e lo puliva».

Ci sono tanti ricordi legati a questo cane. Ad esempio, un pomeriggio, alcuni studenti che stavano per uscire dal monastero, vennero raggiunti da Melo che improvvisamente cominciaò ad abbaiare con insistenza, cosa che non aveva mai fatto. Sembrava che li costringesse a tornare indietro. All’improvviso, sopraggiunse un furgoncino ad alta velocità. Quando i ragazzi si accorsero del veicolo, Melo smise di abbaiare.

«Inseguito alla petizione che ho lanciato e che ha ottenuto più di mille firme - porsegue Rosario Castelli -, solo dopo 12 ore mi ha scritto la presidente e organizzatrice del premio “Fedeltà del cane”, una manifestazione che si tiene dal ’62 in Liguria. Mi hanno comunicato che, dopo aver conosciuto la storia, hanno deciso che daranno un premio a Melo per la sua fedeltà, durante la sessantunesima edizione della manifestazione, il 16 agosto. Questa notizia mi rende contento, perché era un cane speciale. Anni addietro, qualcuno propose anche di conferirgli una laurea e la proclamazione è arrivata nel 2019, in occasione della giornata mondiale del cane».

Melo si è ammalato un anno fa, colpito da un carcinoma alla zampa. Per mezzo di una raccolta fondi è stato operato e curato. Ma, ha poi cominciato ad avere problemi di vecchiaia. Dopo la sua morte è stato cremato e «Chissà che- conclude il professore Castelli- dal paradiso dei cani, Melo non continui a portare fortuna e a proteggere anche a chi, pur non avendolo conosciuto, vorrà dedicargli un pensiero».
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