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Ha fatto piangere tutti noi: l'amico di Peppino ricorda i 20 anni de "I cento passi"

Salvatore Vitale era grande amico di Peppino Impastato e racconta in prima persona il valore di questa intramontabile pellicola: nel film è interpretato dall'attore Claudio Gioè

  • 9 marzo 2020

Claudio Gioè e Luigi Lo Cascio in una scena de "I cento passi"

Nel 1996 Claudio Fava (sceneggiatore del film) venne a Cinisi: stava girando per Canale 5 la serie “Cinque delitti imperfetti” e fu allora che, mentre parlavamo davanti alla casa di Peppino, improvvisamente lo vidi mettersi a contare e avviarsi alla casa di Tano Badalamenti. Quei cento passi diventarono quattro anni dopo il titolo di un film che conquistò il Leone d’oro a Venezia per la sceneggiatura.

Il regista, Marco Tullio Giordana non era noto al grande pubblico, anche se aveva al suo attivo alcuni film come “Maledetti, vi amerò” e “Pasolini un delitto italiano”. Aveva letto il mio libro, ascoltato le cassette di Radio Aut che gli avevo fornito, e volle visitare meticolosamente i “luoghi” di Peppino, inseguendo la sua idea di fare un film in quei luoghi e con attori in gran parte reclutati tra le persone del posto.

Alla domanda su cosa ci sia di vero e cos’è invenzione nel film ho già risposto in altre occasioni, facendo notare che ogni film per sua definizione è fiction, è ricostruzione soggettiva e non necessariamente esatta dei fatti, vista con l’occhio del regista: la ricostruzione storica e la narrazione degli eventi può essere verosimile ma non uguale.
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Nel suo genere "I cento passi" è stato e rimane un capolavoro, dove si alternano in un armonioso equilibrio poesia, musiche, ambienti, eventi, costumi, personaggi, idee.

Il tutto ruota attorno a Peppino Impastato, alla sua famiglia, ai suoi compagni, alle sue iniziative e intuizioni politiche, con un sapiente dosaggio di battute e momenti in cui la drammaticità si alterna e si intreccia con la comicità, la violenza con la dolcezza, l’entusiasmo con la delusione: i temi della contestazione giovanile, quelli della rottura familiare col padre o dell’amore materno aprono altri spazi al problema della devastazione ambientale e alla comunicazione, in particolare attraverso una piccola emittente radiofonica, con l’uso della satira come strumento per ridicolizzare l’onnipresenza mafiosa.

“I cento passi” è stato e continua ad essere il film più visto nelle scuole. Ha un senso rivedere il film dopo vent'anni? È come dire se ha un senso parlare ancora di Peppino Impastato.

È come dire se ha un senso studiare come fare la lotta alla mafia, se bisogna scegliere tra l’accettazione passiva di regole e violenze non condivisibili o se, sull’esempio di Peppino, bisogna ribellarsi e organizzarsi per costruire insieme un modello di società alternativo a quello presente. In un mio libro “Cento passi ancora”, sostengo la necessità di procedere ancora su quella strada. Giovanni Impastato è andato ancora più in là con il suo libro “Oltre i cento passi”.
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