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La Santuzza baariota, la chiesetta (nascosta) e il principe: storia di un amore oltre la fede

La storia amabile che spinse Francesco Bonanno del Bosco a far erigere una piccola cappella vicino a Villa Cattolica. Uno dei tesori nascosti in cui ci si imbatte per caso

Sara Abello
Giornalista
  • 14 luglio 2022

Cappella dedicata a Santa Rosalia a Bagheria (Foto di Sara Abello)

Tra le dimore nobiliari settecentesche che hanno fatto di Bagheria “la città delle ville”, nonchè una delle più note della trentina presenti sul territorio, va annoverata Villa Cattolica, sede del Museo Guttuso.

La villa, voluta nel 1736 da Francesco Bonanno del Bosco, principe di Cattolica Eraclea, è stata nel corso del tempo riadattata a diversi utilizzi, ma non è questo il racconto che voglio farvi oggi dal momento che meriterebbe una pagina tutta per sè... .

Uno dei tanti tesori nascosti in cui ci si imbatte per caso in quel di Bagheria, proprio in prossimità di Villa Cattolica, dopo un bel curvone ripido, è una piccola cappella dedicata a Santa Rosalia. Te la ritrovi proprio sbattuta in faccia ma mimetizzata tra gli alberi, l’imponente prospetto della villa che non la fa certo spiccare, e le sue mura di cinta.

Non è una novità che le dimore nobiliari di cui Bagheria è piena zeppa avessero annesse delle chiesette, mi direte voi...e avete ragione. Ognuno dei nobili doveva avere il suo personalissimo luogo di raccoglimento, sfarzoso tanto quanto la sua dimora, fattore di status insomma.
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Qui però c’è una storia un po’ più amabile all’origine di tutto, senza farci mancare le stranezze e le parentesi aggrovigliate come sempre accade nelle vicende baariote. Tanto per iniziare, io stessa non sapevo della sua esistenza, ma questa è una lacuna mia che non posso imputare a nessuno.

Così poche settimane fa, consultando gli orari delle messe bagheresi, ho scoperto che anche noi abbiamo la nostra Santuzza, in piccolo ovviamente. Questo lo chiarisco perchè per i palermitani poche cose sono serie come la loro devozione per Rusulia, quindi figuratevi se voglio inimicarmene qualcuno.

Ora andiamo al sodo però, vi ho promesso una storia dolce e tenera, ed eccovi accontentati! Facile desumere che il principe che la commissionò, presumibilmente negli stessi anni in cui fu edificata la villa, avesse una particolare devozione per Santa Rosalia, ma da cosa nasceva?

Pare che la madre di Francesco Bonanno si chiamasse Rosalia, quindi non una “semplice” devozione alla Santuzza, ma un profondo desiderio di onorare la donna.

Come vi ho anticipato tante cose sono successe alla villa nei secoli e non è ben chiaro cosa sia stato della cappella quando nel 1830 la famiglia Bonanno non fu più la sua proprietaria e la stessa fu riadattata nel corso del tempo per diversi usi tra cui lazzaretto, caserma e, alla fine del XIX secolo, dimora e fabbrica di conserve alimentari.

Mi riferiscono che la chiesa sia stata comunque per lungo tempo chiusa, sino a quando furono proprio gli stessi fedeli della zona a richiederne la riapertura così da poter avere un luogo dove raccogliersi in preghiera.

Fu don Francesco Romano che il 27 settembre del 1949 celebrò la riapertura della cappella, che diversi anni dopo fu affidata alla chiesa di San Giovanni Bosco e al suo parroco, don Francesco Michele Stabile che ancora oggi, dopo sessant’anni dalla sua ordinazione presbiteriale e ormai in pensione, se ne occupa con un gruppo di fedeli che settimanalmente la ripuliscono per la celebrazione della messa domenicale, fissata per il mattino nei mesi invernali e nnà rifriscata (tardo pomeriggio) nella stagione estiva.

In occasione della sua riapertura la cappella fu restaurata e probabilmente all’epoca risalgono gli affreschi del soffitto e le sculture presenti al suo interno.

Del suo periodo di costruzione dovrebbero essere invece gli archi, le cornici e le rifiniture in pietra d’Aspra della sua facciata, mentre dagli anni ‘80 nulla si sa più dello stemma araldico dei Bonanno che vi campeggiava e rappresentava da una parte un gatto nero, simbolo dei Bonanno, un tronco dall’altra in rappresentanza dei del Bosco, e tutto intorno il Toson d’oro, peccato sia stato rubato.

Vi ho parlato di questa cappella come di un vero e proprio tesoro nascosto non solo dal momento che è rimasta chiusa per un lungo periodo, ma anche perchè, come sempre accade per queste piccole chiesette legate alle dimore nobiliari del passato, tendono a restare prerogativa di pochi, per consuetudine più che altro, di un gruppo ristretto di fedeli che le frequenta portando quasi avanti un’usanza ereditata dalla propria famiglia.

Ora ditemi però, non è forse un peccato che vi siano tanti, e mi ci metto dentro anche io, che non conoscano queste piccole gemme del territorio baarioto?

Nella sagrestia vi si trova un antico confessionale coperto, non è chiara la datazione di una delle sculture che raffigura la santuzza a dimensione naturale, e chissà quanti altri elementi di valore ancora presenti mi possano essere sfuggiti alla vista nel corso della mia rapida visita, per non parlare di tutto ciò che vi sarà stato in passato e un po’ come lo stemma araldico del suo fondatore, una volta presente sulla sua facciata, ora non vi è più. E chissà dove sarà?
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