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Dreamgirls, quando il sogno brucia l’anima

  • 30 gennaio 2007

U.S.A. 2006
Di Bill Condon
Con Jamie Foxx, Beyoncé Knowles, Eddie Murphy, Danny Glover, Jennifer Hudson, Anika Noni Rose, Keith Robinson, Sharon Leal, Hinton Battle

Se le stelle a Broadway scintillano più che mai, continuando a far sognare quegli spettatori che amano il musical come viatico per un’agile fuga dalla realtà: il cinema non esita a ricordarci che questo genere, sul grande schermo, ha ancora delle possibilità seduttive. Prima l’innovativo “Moulin Rouge!”, a seguire il sincopato “Chicago” e ora questo “Dreamgirls”, trasposizione dell’opera teatrale di Tom Eyen e Henry Krieger rappresentata per la prima volta a Broadway nei primi anni ’80 per la regia di Michael Bennett. In America “Dreamgirls” si è trasformato in successo già alla sua uscita nelle sale, portandosi a casa 3 Golden Globe, mentre ora risulta candidato a ben 8 nominations nella prossima edizione degli Oscar (anche se, fatto inedito, pur con un numero così alto di candidature non è rientrato nella categoria di miglior film). Scritto per lo schermo e diretto da Bill Condon (già autore del copione di “Chicago” e regista di “Demoni e dei” e “Kinsey”), il musical s’impegna ad indicare l’evoluzione di un genere: il soul, la musica dei neri che, intercettando i mutamenti sociali e condizionando le mode diventò protagonista delle classifiche, invadendo il mercato discografico e imponendosi come stile, al punto da divenire (come è sottolineato in un passaggio del film) modello per i musicisti bianchi. Lo scenario suggestivo è Detroit, città che fu al centro di sanguinose rivolte all’epoca di Martin Luther King i cui carismatici discorsi venivano persino incisi su vinile, mentre le arcaiche radici del blues rinvigorivano la giovane, vivacissima cultura americana. La vicenda prende il via verso il finire degli anni ’50, quando Deena Jones (Beyoncé Knowles), Lorrell Robinson (Anika Noni Rose) ed Effie White (la rivelazione Jennifer Hudson) decidono di formare un trio dall’emblematico nome di The Dreamettes riuscendo ad avere successo grazie al fiuto di Curtis Taylor (Jamie Foxx), un venditore d’auto usate con un innato talento da manager musicale.

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Presto le tre musiciste diventeranno il gruppo di supporto di James “Thunder” Early (un bravissimo Eddie Murphy), noto cantante di successo il cui stile ricorda quello di James Brown, recentemente scomparso e di Little Richard per la grinta esibita in scena. Come spesso accade ad un ensemble, al momento del trionfo segue quello del tentativo d’affermazione individuale: il nome della formazione si trasforma in “The Dreams” mentre Effie White, la più vocalmente dotata, viene relegata per decisione del manager, al ruolo di corista per finire poi cacciata via dal gruppo e sostituita e la più appariscente Deena eletta voce solista. Le mode scorrono implacabilmente e arriva la stagione della disco-music anni ’70. Il mercato discografico impara ad adeguarsi a mere regole di profitto e questo conduce un indurito Curtis Taylor a fondare un’etichetta (che ricorda quella storica della Motown) promulgatrice d’incisioni plagiate e poco originali fino al punto di umiliare il talento delle ragazze (rendendo succube persino Deena, divenuta sua moglie). E la tragedia è dietro l’angolo, pronta a lasciare ferite non facilmente rimarginabili. E’ un’America, quella raccontata in “Dreamgirls”, impegnata in un difficile percorso di emancipazione dai rigurgiti del razzismo, quando la musica era per i neri una possibilità di elezione e di affermazione. Così, nel film, assistiamo alla parabola di Deena Jones che riesce ad interpretare una Carmen cinematografica afroamericana riecheggiando la celebrata contaminazione compiuta da Otto Preminger per la sua “Carmen Jones” interpretata dalla sfortunata attrice Dorothy Dandridge e ispirata alla commedia di Mérimée con musiche di Oscar Hammersmith II e Billy Rose che presero il posto di quelle di Bizet. I richiami alla storia sono molteplici: il trio femminile ricorda The Supremes, gruppo che accompagnava Diana Ross mentre la cantante - attrice Beyoncé ha per modello la Ross sia nelle movenze che nel look. Oltre che per le scenografie e le coreografie sfarzose ed intelligenti, vero trionfo dell’all black, e per i ritmi da musical classico, questa versione di “Dreamgirls” sarà ricordata per il clamoroso esordio della giovane Jennifer Hudson (proveniente dal programma televisivo “American Idol”), autentica forza della natura quando intona, con voce struggente, “And I Am Telling You I’m not Going”. Insomma, una vera festa per gli occhi e per le orecchie: da non perdere.

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