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Fast-food Palermo, foto e tradizione culinaria

  • 5 dicembre 2005

Dieci giovani fotografi palermitani selezionati tramite un concorso per dare vita a una mostra sul cibo da strada a Palermo. E’ “Fast-food Palermo, cibi per appetiti urbani”, presentata dall’associazione culturale Nexus (www.associazionenexus.it) presso l’Agricantus di Palermo, (Via N.Garzilli, 89; visitabile fino al 29 dicembre, tutti i giorni dalle 16 alle 24, chiuso il lunedì). Il tema affrontato, come già detto, è quello del cibo da strada che nel capoluogo siciliano, continuando a sopravvivere alle catene di fast-food delle multinazionali, riveste un ruolo centrale nella vita di ogni palermitano che si rispetti. I fotografi coinvolti osservano e svelano questi momenti di vita quotidiana che in realtà rappresentano una sorta di metafora della “illegalità dei costumi, che fa parte anch’essa di una lunga tradizione che sembra limare i denti ad una fame che divora e che non si placa facilmente con una sosta dal panellaro più vicino”, come scrive in una nota critica Marina Sajeva.

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Infatti, se Letizia Gulino ritrae “Un tradizionale fast food” in una splendida foto in bianco e nero, Chiara Maio mette in evidenza il problema dell’abusivismo edilizio fotografando gli scheletri di “Pizzo Sella : le mani sulla città”. O ancora, Roberto Di Bernardo cattura in “Desiderio proibito” lo sguardo di un bambino proteso verso una bancarella piena di cd masterizzati. La volontà di possedere anche ciò che legalmente non dovrebbe essere in vendita è tipica infatti anche del tipico fast food da strada che, in barba alle leggi igieniche in vigore, sbandiera ai bordi delle vie le tipiche “stigghiole”, come testimoniano le foto di Valerio Albano in “Tutta salute” o di Dario Lo Brano, che ritrae un vero e proprio “Untore”, ossia un venditore ambulante occupato nella vendita di interiora. Giampaolo Castiglione espone la foto “Succhi gastrici palermitani” e Claudia Ancona ritrae le mani di un uomo che afferrano il vero hamburger da strada: il “Pane cà meusa”.

Ma il cibo assume anche una valenza affettiva, addirittura consolatoria, nella tradizione popolare. Ciò appare evidente nella foto di Mara Librizzi, intitolata “U pani asciuca lacrimi”, in cui il tempo sembra essersi cristallizzato. L’immagine, infatti, rivela una città che noi sappiamo dei nostri giorni, ma che in realtà potrebbe appartenere agli anni Cinquanta o Sessanta. La Palermo di sempre, insomma, che sembra non mutare mai anche nei suoi desideri e nelle tradizioni che, come spesso accade, si riversano sulle più svariate merci degli antichi mercati della Vucciria, del Capo, di Ballarò. Sono proprio quei “Desideri urbani” fotografati da Annalisa Castiglione, tipici della cultura del consumo, che permette che anche il più banale degli oggetti venga sacralizzato soprattutto agli occhi di chi lo desidera.

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