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Fine Before You Came: «L'hardcore ci sta stretto»

  • 20 marzo 2006

Per la sera del 14 marzo non avevo preso nessun altro impegno, ero già al completo: in prima serata l’attesissimo “big match” Prodi vs. Berlusconi, in seconda il concerto allo Zsa Zsa Mon Amour di Palermo (via Francesco Angelitti 32) dei Fine Before You Came, indie-rock band milanese dall’attitudine hard-core. I primi due, ovviamente, facce viste e straviste, che - se non fosse stato per la frenesia collettiva facilmente contagiosa - avrei fatto tranquillamente a meno di vedere.

Gli ultimi, invece, non me li sarei persi per niente al mondo. Qualche anno prima li avevo visti per caso a Bologna, come spalla ai Giardini di Mirò. Mi erano piaciuti moltissimo, gli feci i miei complimenti, ma chissà perché, al momento di comprare il loro disco, proprio di fronte al banchetto, con la mano in tasca a contare le monete, non mi sentivo convinto, e non comprai più nulla. Errore di valutazione che pagai caro. Solamente sei mesi dopo, infatti, avrei scartato la mia bellissima copia in vinile bianco di “It all started in Malibu” - secondo e stupendo album della band - abbracciandola come un padre con il figlio ritrovato.

Non potevo dunque rinunciare al piacere di rivederli a Palermo. Tra l’altro, dal vivo sono eccezionali. Il concerto è stato magnifico come mi aspettavo, i Fbyc come sempre irruenti e potentissimi: uno spettacolo d’impatto. La scaletta prevedeva brani contenuti nel loro terzo e ultimo lavoro dal titolo “Fine Before You Came”, alcuni dei quali suonati dal vivo in acustico. Alla fine del concerto io stesso ho proposto un bis “a richiesta” - il mio brano preferito “But we don’t” –, loro lo hanno suonato alla grande e io, in tutta risposta, l’ho cantato dall’inizio alla fine suscitando il loro stupore. Entrato nelle loro grazie con questa mia “performance”, ho proposto l’intervista e nonostante la stanchezza (e la fame!), i cinque – Jacopo, Marco, Mauro, Filippo e Marco - sono stati molto disponibili.

Intanto, complimenti per il concerto e grazie per il bis. Volevo sapere, innanzitutto, come vi siete conosciuti.
Grazie a te per avercelo richiesto il bis, e soprattutto per averlo cantato tutto; non so come siamo riusciti a venirne fuori: non la suonavamo da molto tempo! Ci siamo ritrovati a Milano per ragioni diverse, ma nessuno di noi è milanese. Siamo lì soprattutto per motivi di studio.

Come mai questo nome? Si riferisce a qualche vicenda personale?
Dopo avere scartato una serie di nomi “emo” bruttini, a tutti è piaciuta questa frase estrapolata dal testo di una canzone dei Van Pelt. E’ un nome che ha tutto un mondo dentro.

“Cultivation of ease”, il vostro primo disco, è un lavoro hard-core; “It all started in Malibu” è già più complesso nella struttura dei brani e nonostante l’attitudine non è facile etichettarlo velocemente come emo-core, con “Fine before you came” vi siete spostati ancora di più dai vostri inizi. Considerando tutto ciò, come vi definireste?
In effetti noi abbiamo cominciato a farci conoscere in un circuito hard-core e da allora siamo stati etichettati. Oggi questa etichetta ci sta molto stretta e, quando capita di doverci definire, diciamo di fare rock.

Quali sono stati gli ascolti che vi hanno influenzato di più durante il vostro percorso?
Mah… Considera che agli inizi ascoltavamo moltissimo punk-rock, hard-core, emo, gli Slayer e tanto altro metal, i Pearl Jam, i Get Up Kids. Poi, nel periodo di “It all started in Malibu” ci siamo cibati di Yes, Jethro Tull (Aqualung a bestia!), King Crimson, Pink Floyd, e su tutti, Radiohead e Cursive. Questo spiega il fatto che in questo secondo disco ci siano brani da tredici riff ciascuno! Adesso continuiamo ad ascoltare moltissimo rock anni settanta come Led Zeppelin e apprezziamo gruppi come Wilderness o, per citarne uno italiano, i Massimo Volume. In realtà alla scena italiana ci siamo accostati solo ultimamente ma pensiamo che esistano diverse band interessanti. Noi, tra l’altro, pur cantando in inglese, ci sentiamo assolutamente una band “italiana”.

Come è nata l’idea di proporre, dal vivo, alcuni pezzi dell’ultimo album – “Fine before you came” – in acustico?
L’idea è nata da una necessità. Dovevamo presentare il nuovo disco in un locale a Milano in cui si suona solo in acustico, e così ci siamo inventati questa cosa. I brani acustici sono comunque arrangiati diversamente rispetto agli originali e poi il nostro set acustico non è proprio dei più tradizionali e l’attitudine sul palco è sempre la stessa.

Il nuovo album omonimo, oltre a contenere anche un cortometraggio musicato da voi, è stato ideato come un concept. Quanto tempo c’è voluto per portarlo alla luce?
Beh… è un po’ complicato da spiegare. Per fare tutto ci sono voluti due anni! Tutti insieme abbiamo lavorato sulla storia, il cui soggetto sta tutto nel nostro nome; poi abbiamo estrapolato undici testi e li abbiamo musicati: è proprio per questo che, tutti i brani sono compiuti in sé, ma allo stesso tempo appartengono a un discorso unico. Successivamente abbiamo pensato di “passare” il demo al nostro amico Antonio Rovaldi (fotografo e regista) che ha girato il cortometraggio a New York, lasciandosi ispirare dalle nostre musiche. A lavoro ultimato, abbiamo musicato il film ex novo.

Chiudiamo con una domanda “seria”… Lo sapevate che stasera, poco prima del vostro concerto, si è consumato finalmente il “duello” tra Prodi e Berlusconi? Voi chi voterete alle prossime elezioni politiche?
Di sicuro tutto ciò sia contro Berlusconi! Assolutamente.

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