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Palermo e le sue sfaccettature attraverso l'occhio della telecamera

  • 11 settembre 2006

Palermo declinata secondo la visione di undici giovani video-artisti, interpretata secondo la sensibilità e la creatività di differenti punti di vista ne esce potenziata, modificata, ri-scritta, come un palinsesto rinnovato e mai uguale a se stesso. Questo il risultato della mostra Girato a Palermo, curata da Marcello Faletra e Ida Parlavecchio, promossa dal Comune di Palermo, assessorato alla Cultura, nell’ambito della rassegna Kals’Art.

La mostra (visitabile fino al 24 settembre, dal lunedì al giovedì dalle 17 alle 22, da venerdì a domenica dalle 17 alle 24; Ex Deposito Locomotive Sant’Erasmo - Via Messina Marine, Palermo) prodotta da Terzo millennio, propone i lavori di alcuni tra gli artisti più trendy del panorama italiano attuale che hanno potuto risiedere per cinque giorni a Palermo per realizzare dei video in loco. Immersi così nel sostrato palermitano gli undici artisti invitati hanno potuto dare una propria particolare visione o Weltanschauung della nostra città.

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Nascono così i dieci video-racconti dedicati a Palermo, ospitati presso l’Ex Deposito Locomotive Sant’Erasmo. L’esposizione è dunque il risultato di questo sopralluogo realizzato a diretto contatto con la città e i suoi luoghi meno conosciuti, con le sue caratteristiche più nascoste.

Elisabetta Benassi (Roma, 1966) realizza un video surreale girato a Villa Pantelleria e tra i ruderi della seconda guerra mondiale nei pressi di casa Professa. "The Dark Horse of the Festival Year" documenta una performance dell’artista che fa realizzare da esperti fuochisti locali dei fuochi artificiali bianchi, che poi applica nella parte posteriore di una bicicletta. La performance consiste in una corsa notturna in bicicletta illuminata dai fuochi in movimento che proiettano sui muri le ombre e le luci di una Palermo magica e misteriosa.

Adrian Paci (Shkoder – Albania, 1969) firma "Un bacio a Palermo", documentando una delle scene più familiari che ci capita di vedere in giro per Palermo, ovvero degli sposi che girano il filmino di nozze. Jacopo Tartarone (Milano, 1974), sembra aver subito un lapsus visivo nella realizzazione di "Totem". Grazie alle tecnologie digitali inserisce nel panorama cittadino di Palermo le Twin Towers, ex-simbolo di New York, che appaiono come dei monoliti completamente fuori luogo e stranianti per chi osserva ma che rendono particolarmente interessante e modificano in maniera ironica e un po’ troppo surreale un paesaggio a cui siamo fin troppo abituati.

Diego Perrone (Asti, 1970), indaga il rapporto tra sacro e profano nel video "Italia-Stati Uniti, mondiali 2006, appunti per un documentario su Palermo". L’artista ritrae gli spettatori delle partite di calcio dei mondiali che seguono l’evento sportivo in una chiesa sconsacrata. L’installazione è composta da due schermi: il primo ritrae i tifosi e l’altro la chiesa. Il grande schermo ha preso il posto dell’altare e gli spettatori appaiono rapiti come dalla visione di un miracolo. Ottonella Mocellin (Milano 1966) e Nicola Pellegrini (Milano 1962) ne "La città negata" raccontano le storie di due amici ciechi, Santo e Peppino. Il video è volutamente sfocato dando così maggiore risalto all’audio e ai racconti di una Palermo vissuta attraverso una sensorialità forte e partecipata ricca di sensazioni e di particolari.

Marcello Maloberti (Codogno, Lodi, 1966), è autore di "Ismael": dottolineando il carattere multietnico di Palermo, filma un ragazzo della Costa d’Avorio che ripete incessantemente una verticale di fronte al cartello che si trova all’ingresso della città in cui si sottolinea che Palermo è “Una città per la pace”. Ironico e critico sulle ipocrisie di una città ancora arretrata, l’artista sottolinea anche il carattere multietnico di una Palermo abituata da sempre alle genti più disparate.

Paolo Chiasera (Bologna 1978) reinterpreta in chiave moderna il capolavoro di Palazzo Abatellis "Il Trionfo della morte". Nel video l’artista affida ad un ragazzino una foto dell’affresco che poi viene usato per fare il “cartoccio” in cui vengono avvolte le stigghiole. Si chiama "H is for Home" il video di Rä di Martino (Roma, 1975), il cui titolo trae spunto dal film di Peter Greenaway "H is for House". Di Martino ha disegnato una H immaginaria sulla mappa di Palermo, cercando di restituire quella strana condizione di chi, appena arrivato in un luogo sconosciuto, tende a farsene un’impressione immediata ed emotiva, creandosi una personale mappa mentale con cui orientarsi.

Robert Pettena (Penbury – UK, 1970), utilizza per realizzare il video "Palazzo Steri 1663" una frase trovata sulle mura delle carceri di Palazzo Chiaramonte che descrive lo stato d’animo di una donna accusata di stregoneria: "Cauru e fridu sintu ca mi pigla/la terzuru tremu li vudella/lu cori e l'alma s'assuttigla". La frase si ripete sulle vetrine dei negozi, in una città caotica e confusionaria che non rispecchia affatto la realtà di un tempo. Gea Casolaro (Roma, 1965) realizza "Due Palermo, uno sguardo". Utilizzando la dissolvenza incrociata l’artista accavalla alcune immagini del quartiere chiamato Palermo di Buenos Aires con le immagini della Palermo siciliana. Due realtà diverse che si somigliano molto e che vedono in Palermo ancora un’altra città.

Non esiste dunque una sola Palermo, ma una, cento, mille come gli sguardi di tutti quelli che la scrutano e la guardano, come una donna piena di fascino che stupisce sempre. Una mostra da non perdere anche per l’allestimento interessante e ben organizzato.

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