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Simone Mannino, i dipinti "Fuori-soggetto"

Trenta opere dalle tinte cariche e dalle forme cancellate, dilatate, distorte. Frutto dell’improvvisazione e del recupero, con al centro dell’opera la pittura stessa

  • 13 luglio 2008

Si è inaugurata venerdì 11 luglio alle 18.30 presso le Scuderie di via Vetriera, la personale di pittura di Simone Mannino, dal titolo “Fuori soggetto”, una mostra ad ingresso libero, che resterà aperta fino al 3 agosto, visitabile dal giovedì alla domenica, dalle 18.30 alle 22.30 (gli altri giorni sono su prenotazione). In esposizione trenta nuovi dipinti di grande e medio formato, realizzati appositamente per essere ospitati nel suggestivo spazio espositivo, un antico ricovero di carrozze e cavalli restaurato da poco.

Istintività del gesto, spontaneità pittorica, linee disgregate dai tratti leggeri ma energici, questa la pittura di Simone Mannino, uno stile che parte dalla non progettualità delle creazione, ma che viene guidato dall’esperienza: uno studio misto all‘improvvisazione. Le opere di Mannino, che hanno la peculiarità di staccarsi dall’abituale ricorso al figurativo, sono state, infatti, da lui prese e riprese più volte, sovrapposte, staccate, giustapposte, fino a trovare l’equilibrio giusto.
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Un lavoro paziente e maturo che ha dato alla luce creazioni originali ed emozionanti, che raccontano in linee dalle forme variegate, l’urgenza dell’artista di stendere il colore e di mettere al centro dell’opera, la pittura stessa, con richiami ad una mitologia che fa parte della memoria inconscia di ognuno di noi. Trenta dipinti in cui perfino le pezze utilizzate per stendere il colore, sono diventate parte dell’opera, inglobandosi, per dimostrare che si può creare solo con le idee, e che fondamentale per chi lo fa è l’arte è del recupero. Quello degli oggetti, della memoria, dell’esperienza, di ciò che sembra scarto ma che, invece, nelle mani di un’artista diventa arte, e di certa pittura passata, mentre il fluire del tempo cancella passato e presente.

Marcello Faletra, autore di uno dei testi nel catalogo presente in mostra, che riporta contributi critici sia suoi ,che di Francesco Galluzzi, docente di estetica nelle Accademie di Belle Arti, storico e critico d’arte, commenta la pittura di Simone Mannino dicendo: «La sua pittura parte dalla figura umana, ma le forme vengono cancellate, dilatate, distorte. Il soggetto al centro delle opere non è più l’uomo ma la pittura. È una sorta di decentramento del soggetto della rappresentazione, di sviamento del volto, di sottrazione dell’identità al possesso e di ogni attributo che afferisce all’umano».
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