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Tra obbiettivi stagionali e il pubblico di Uefa

  • 27 febbraio 2006

Ed allora concentriamoci sulle coppe. L’indicazione dell’ultima settimana è di perseguire gli obiettivi Uefa e coppa Italia senza per questo tralasciare il campionato. Decisamente la semifinale di coppa Italia contro la Roma riveste un ruolo chiave della stagione: nel caso in cui il Palermo dovesse superare nel doppio turno la squadra capitolina, accedendo alla finale, il posto in Uefa nella stagione successiva le spetterebbe di diritto. La sfida europea contro lo Shalke 04 la consideriamo di riserva, seguendo una ipotetica linea prioritaria di obiettivi stagionali, perché sulla carta la squadra tedesca gode dei favori del pronostico: è quarta nel suo campionato, ha una squadra in cui militano giocatori avvezzi alle competizioni europee di un certo livello ed ha un pubblico che in casa sa essere decisivo come pochi in Europa. Il campionato, senza quel balletto iniziale durato quattro mesi fatto di modulo rigido e diagonali, di difesa alta e pressing, di gioco sugli esterni ed altre diavolerie tattiche e tecniche, è quello che riveste minore importanza tra gli obiettivi. In questo concorso di colpe che ha visto da un lato la società cambiare goffamente tecnico e modulo senza dare a Del Neri i giusti interpreti e dall’altra la “cocciutaggine” del tecnico di Aquileia di tirare dritto per la sua strada senza rendersi conto che il gruppo lo stava abbandonando lentamente, il Palermo ci ha rimesso quei sette-otto punti che significavano piena corsa per il traguardo del sesto posto. In questo momento squadre come Livorno, Chievo e Lazio ci sembrano difficilmente raggiungibili anche se la forza e la compattezza della squadra induce ad un cauto ottimismo.

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Premesso che il calcio è diventato una polemica continua e che ciò che avviene nel rettangolo di gioco a livello tecnico e tattico pare non suscitare più l’interesse della gente, meglio faremmo ad occuparci di polemiche costruttive. Sulla scarsa affluenza del pubblico allo stadio "Barbera" in occasione degli incontri Uefa si è molto discusso, ed in parecchi hanno tentato di spiegare i motivi per cui la coppa non attira. Si è tirato in ballo il “caro biglietti”, l’inconsistenza tecnica dell’avversario di turno, la diretta tv e infine l’orario di svolgimento della gara. Chiariamo che tutto quanto sopra menzionato ha inciso sul pubblico e ha deluso chi si aspettava che la “prima” del Palermo in una coppa europea richiamasse più attenzione e calore. A ben vedere altri stadi europei, in cui si gioca la medesima competizione, sono pressoché privi di pubblico. Questa competizione è stata letteralmente schiacciata dalla Champions League e viene vista sempre più come una Coppa di “B” ma il problema si pone, per chi ama questo sport ed ama vedere dei confronti tra squadre di nazioni diverse ed il modo differente di intenderne il calcio. La tv offre la comodità di assistere agli incontri senza doversi sorbire freddo, pioggia e code agli ingressi ma il calcio visto dal vivo è tutta un’altra cosa. Ed allora perché all’interno della società rosanero non si è studiato a fondo un fenomeno palesemente in contrapposizione: 28.000 presenze medie in campionato e 10.000 scarse in coppa. Perché non adottare misure idonee a riempire lo stadio in occasione degli incontri Uefa?

Ci permettiamo dei suggerimenti piccoli: biglietti promozionali ridotti di un buon 50% rispetto ai prezzi applicati normalmente; sconto ulteriore sull’acquisto del tagliando Uefa al possessore di abbonamento per le partite di campionato; incentivazione alla presenza delle famiglie in competizioni dove le tifoserie ospiti sono pacifiche e quasi sempre festanti con soluzioni tipo un biglietto intero e figli e moglie gratis; stock di biglietti promozionali ad under 18, studenti o iscritti a scuole calcio. Come mai si sottovalutano aspetti così elementari in società? Non ci si può sempre rifugiare nel dire che la ribalta europea non interessa al pubblico quando, dalle scarse intenzioni ed iniziative societarie, si percepisce esattamente il contrario. Ci mettiamo nei panni di quei giocatori che hanno lottato lo scorso anno per il piazzamento Uefa e si ritrovano a giocare partite europee al Barbera al cospetto di pochi intimi. Ci mettiamo nei panni di quei tifosi che non si rassegnano, giustamente, al calcio multimediale e che si trovano in uno stadio semivuoto che induce più alla depressione che ad un clima di festa. Per riportare la gente allo stadio, piaga di quanto seguono questo sport nazionalpopolare, si metta in moto la stessa managerialità che i dirigenti calcistici aguzzano quando vedono lauti guadagni all’orizzonte.

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