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Tu la conosci Claudia?: il ritorno alla commedia all’italiana

  • 29 dicembre 2004

Tu la conosci Claudia?
Italia 2004
Regia Massimo Venier
Con Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Claudia Cortellesi, Ottavia Piccolo, Sandra Ceccarelli, Silvana Fallisi, Daniela Cristofori, Rossy de Palma, Max Pisu, Marco Messeri, Rufin Doh

Quando nel 1997 avevano deciso di approdare al cinema, dopo aver raggiunto il successo in TV grazie alla Gialappa’s e al teatro con i loro spettacoli di cabaret, si pensava ad un esperimento, un caso sporadico, un premio al lavoro e alla bravura di un trio comico in ascesa. Invece il successo, sia di pubblico che di critica, è stato tale che Aldo, Giovanni e Giacomo ci hanno preso gusto, ed ora sono giunti alla loro quinta pellicola. Con il passare del tempo hanno tralasciato un po’ quello stile prettamente cabarettistico, per creare film che somigliassero il più possibile a dei film “veri”, che davano più spazio alla trama, senza tralasciare le battute divertenti. Certo dopo il mezzo flop di due anni fa, “La leggenda di Al, John e Jack”, che con una trama forse troppo originale e poco spazio per le risate vere e proprie, aveva deluso i tanti fan, c’era molta attesa per quest’ultimo lavoro. Ma i fan del trio possono stare tranquilli: questa volta si ride parecchio, ci si rilassa e ci si diverte, come nella migliore tradizione della commedia, senza però scadere nel banale e nello scontato. Al centro della vicenda c’è Claudia, interpretata da Paola Cortellesi, che sostituisce, nel ruolo femminile, la Massironi.

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Claudia è una giovane e bella donna, un po’ confusa per la verità e soprattutto contesa da 3 uomini: Giovanni, il marito piuttosto distratto e poco attento, che preferisce passare le serate a vedere i quiz e le partite dell’Inter; Aldo, un tassista un po’ sui generis, molto verace e poco raffinato; Giacomo, un quarantenne divorziato e in cura da una psicanalista. Tutti e 3 non si conoscono ma finiranno per farlo in modo del tutto fortuito. Inevitabili quindi gli equivoci, le gag e le battute che danno al film quel classico aspetto di commedia all’italiana, fatta da una trama semplice e da tante risate. Ormai da qualche anno Aldo, Giovanni e Giacomo hanno trovato la loro formula vincente: portare sullo schermo loro stessi, con le loro manie e le loro paranoie, accentuandole al massimo fino a farle diventare delle caricature. Questo è forse il loro vero limite che comunque è accettabile in degli artisti che non sono dei veri e propri attori, ma solo dei comici che scrivono le loro stesse battute e che amano interpretarle. Questo fa sì che il film risulti naturale e senza forzature.

Ci sono tuttavia alcune ripetizioni, come l’urlo tormentone di Aldo ai tempi di “Mai dire gol” (quel famoso “Non ci posso credere” che ancora oggi i nostalgici ricordano con affetto), o il lungo viaggio in macchina, corredato da guasto al motore e conseguente sosta notturna, durante il quale succede di tutto. Manca quell’ironia tagliente e malinconica che aveva caratterizzato i precedenti lavori (come dimenticare il finale amaro di “Così e la vita”) e l’amicizia, da sempre tema caro al trio, ha un ruolo marginale (anche se alla fine prende il sopravvento). Ma cosa ci si può aspettare da un film comico se non che faccia ridere senza cadere nel ridicolo? Questo film fa ridere abbastanza e non è per nulla ridicolo, lasciando poi il finale tutto da interpretare.

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