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Un giallo onirico all'Agricantus

  • 5 giugno 2006

«Siamo costretti a scegliere» sosteneva Shopenhauer. È proprio questo il dramma della vita odierna. In un mondo in cui tutto è possibile e al contempo ab-solutamente relativo, l'uomo reagisce a questa mancanza con la totale stasi. L'incapacità di decidere fra le varie possibilità che ci si presentano, lecite o illecite, è una sorta di ottundimento cerebrale, che impedisce ogni azione, mentre la vita scorre e gli anni passano. Diventiamo colpevoli di omissione di soccorso verso noi stessi, la nostra coscienza si ribella, rendendoci impossibile la sopravvivenza. La mente allora innesca dei meccanismi di difesa: perdita di coscienza, della memoria, creazione di un'altra realtà in cui essere.

Questo il dramma del protagonista dello spettacolo scritto e diretto da Gianfranco Perriera dal titolo “Io le dissi che non credo”, al suo debutto venerdì 9 giugno all'Agricantus alle 21.15 per la rassegna Teatro da Kamera, con Elena Pistillo, Roberto Burgio, Giulio Giallombardo e Dario Frasca, un giallo dalle tinte oniriche metafora della situazione nella quale si trova a vivere la coscienza dell'uomo contemporaneo. Un individuo vive solo su un promontorio di un'isola, metà rumorosa, popolata da turisti, in cerca di eccentriche avventure, l'altra metà privata, impenetrabile, silenziosa. Costui non ricorda nulla del suo passato, non sa come è arrivato lì, non conosce i motivi per cui è lì, sa soltanto che ogni volta che tenta di lasciare quella metà, la sua metà, viene assalito da malesseri, crampi, dolori che gli impediscono ogni spostamento.
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Sembra un legame indissolubile con la propria dipendenza. Per fortuna vive con lui una donna, allegra, gioviale, che accetta di prendersi cura di lui, di curarlo, in cambio di una paga soddisfacente. A rompere la tranquillità, apparente, di quella vita costruita, l'arrivo di un personaggio dall'aspetto molto losco, il cacciatore, che accusa il protagonista di avere commesso un omicidio. L'uomo nega, non può essere successo, non può avere commesso un delitto. Cerca di ricostruire l'evento, aggrappandosi ai barlumi di memoria, ma tutti gli indizi lo inchiodano e sembrano distruggere la realtà fittizia in cui si era rifugiato. «Allora è possibile, allora sono capace di qualsiasi gesto?» sembra chiedersi l'uomo, ormai insicuro anche di se stesso.

L'ambiguo cacciatore promette di riportare l'uomo a casa, ma pretende una confessione. L'alternativa è l'abbandono in un'isola sempre meno visitata, che col tempo affonderà. La coscienza non ha più certezze, non riesce a sostenere il confronto con le proprie, presunte, ombre, con la propria parte nera. L'uomo vagola nella disperazione. In un'epoca in cui dobbiamo risplendere come vasi di Sheffield, nascondendo perfino il dolore, il confronto e l'assunzione di responsabilità sono impraticabili. Cosa contengano realmente questi vasi è altra storia. Si replicherà sabato 10 e domenica 11 giugno, sempre alle 21.15. Il costo del biglietto è 5 euro l'intero, 3 euro il ridotto.
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