CINEMA E TV

HomeNewsCulturaCinema e Tv

Una Bridget più imbranata che mai

  • 25 gennaio 2005

Che pasticcio, Bridget Jones! (Bridget Jones: the edge of reason)
Regno Unito 2004
Di Kidrom Beeban
Con Renee Zellweger, Colin Firth, Hugh Grant, Jim Broadbent, Jacinda Barret

Bridget Jones è una donna che ha da poco superato i 30 anni, fa la giornalista televisiva con scarsi risultati, è imbranata, pasticciona, credulona, ingenua e sfigata. Alle prese con degli atavici chili di troppo, indossa strette panciere per perdere qualche taglia e sogna di coronare il suo sogno d’amore sposando l’uomo della sua vita. So cosa state pensando: questa è la trama de “Il diario di Bridget Jones”, commedia inglese, romantica e brillante, che nel 2002 aveva consacrato il talento di Renee Zellweger, facendola conoscere al grande pubblico, e che per molti aveva significato la rivincita delle “bruttine”. Adesso sarete curiosi di sapere come andranno a finire le cose tra Bridget e il suo bel Mark Darcy (Colin Firth), dopo che finalmente si sono scoperti innamorati ed hanno archiviato il viscido Daniel Cleaver. A dire il vero “Che pasticcio Bridget Jones”, come da migliore tradizione, finisce per centrare in pieno tutti i difetti tipici dei sequel: la storia è pressappoco identica alla precedente, di nuovo c’è assai poco e piuttosto prevedibile e scontato.

Adv
La figura di Bridget Jones, dolce e tenera nel primo episodio, che aveva tanto commosso e divertito per la sua simpatia e nella quale si erano raffigurate tantissime donne, adesso viene estremizzata e ridicolizzata, tanto da apparire una donna stupidotta e poco attraente, paranoica e facile preda delle altrui dicerie. Bridget vive la sua storia d'amore, ma la sua insicurezza è tale da credere con troppa veemenza alle superficiali congetture degli amici che le consigliano di stare in guardia perché il tradimento è dietro l'angolo. In realtà le insicurezze di Bridget scaturiscono dal fatto che lei e il fidanzato hanno vissuto (e vivono) realtà differenti e spesso si trovano in contrasto anche su cose banali. La crisi è dietro l'angolo, con conseguenti malintesi e pasticci. La forzatura è piuttosto evidente e fa trasparire quello che è stato più un tentativo di mercato che un reale bisogno di far proseguire questa storia che sembrava già archiviata. E così le battute, spesso piuttosto grossolane, risultano prevedibili, anche se divertenti, e tutta la comicità del film si regge sulle gaffes di Bridget, sui disastri e le continue cadute di stile che ci ricordano parecchio l'ultimo Fantozzi, quando ormai privo di idee, finiva pateticamente per imitare se stesso.

Il riproporre lo stesso menage a tre con Hugh Grant è l'emblema di questo film che forse non ha alcuna pretesa se non quella di incassare qualche soldo, sull'onda del successo passato, e di far divertire per un paio di ore, magari spegnendo il cervello. Molto brava è la Zellweger, già premio oscar come miglior attrice non protagonista in "Ritorno a Cold Mountain". Al di là dei 10 chili che ha dovuto prendere forzatamente, va sottolineato lo straordinario eclettismo e la capacità di calarsi in un personaggio così marcato: le sue buffe espressioni sono fra le poche note liete del film. Hugh Grant si limita a fare quello che gli riesce meglio: l'eterno ragazzo rubacuori, spesso superficiale e cinico. A dire il vero le rughe cominciano a far trasparire sempre più vistosamente gli anni che passano, e ci si chiede per quanto tempo ancora sarà in grado di interpretare questo tipo di ruolo. Fra le note positive del film ricordiamo anche la colonna sonora, capace di adattarsi perfettamente alla trama. Un film da vedere per chi vuole farsi quattro risate senza impegno.

Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci...
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÙ LETTI