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Palermo, Picasso e il Trionfo della morte : il quadro che ispirò il "simbolo" di Guernica

Vi sveliamo come abbia potuto ispirare il più grande genio della pittura del XX secolo, del quale ci si appresta a ricordare i 50 anni dalla scomparsa, l'8 marzo '73

  • 2 marzo 2023

Il cavallo del "Trionfo della morte" e il cavallo di "Guernica"

L’affresco del “Trionfo della morte” è un’opera emblematica per Palermo. Spesso citata e ammirata, l’abbiamo vista nel film “Palermo Shooting” di Wim Wenders e, ultimamente, nel road movie “La primavera della mia vita” interpretato da Colapesce e Dimartino, il cui il viaggio metafisico alla scoperta di una Sicilia inedita inizia proprio da lì.

L’imponente affresco fu realizzato per il cortile di Palazzo Sclafani, primo ospedale pubblico della città, probabilmente tra il 1440 e il 1450, a seguito del terribile flagello della “peste nera”.

Dagli anni ’50 l’opera è conservata all’interno della Galleria regionale di Palazzo Abatellis, dove occupa una parete intera (6 m × 6,42 m circa) all’interno di una sala progettata appositamente dall’architetto Carlo Scarpa, il quale seppe esaltarne l’unicità rendendola fruibile da diversi punti di vista: l’effetto sorpresa è accentuato dalla visione dal basso, mentre da una loggia al primo piano la si può osservare da seduti, immergendosi in una sorta di contemplazione.
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Il tema del “trionfo della morte” appartiene all’iconografia tipica del tardo medioevo che stigmatizzava il peccato e la caducità delle cose terrene, tuttavia il misterioso autore realizza una composizione “moderna” e vicina alle influenze europee, mettendo in evidenza persino gli stati d’animo dei personaggi.

Protagonista indiscussa dell’opera è la morte, che imperversa a cavallo di un destriero decimando arbitrariamente la popolazione. Tutti vengono colpiti dalle sue frecce, indistintamente e “democraticamente”: pontefici, imperatori, regine e servi.

Ma è sull’iconica figura del cavallo che mi vorrei soffermare, per scoprire insieme a voi come questa abbia potuto ispirare il più grande genio della pittura del XX secolo, del quale ci si appresta a ricordare i 50 anni dalla scomparsa avvenuta l'8 marzo del 1973: Pablo Picasso.

È impossibile infatti non notare, anche per occhi poco esperti, la peculiare somiglianza che collega, in un legame quasi del tutto inaspettato e a distanza di cinque secoli, il cavallo del Trionfo con un altro illustre cavallo, disegnato al centro dell’opera, forse più emblematica, di Pablo Picasso: “Guernica”.

Il dipinto viene commissionato al grande artista per il padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi. Per mesi Picasso trova ispirazione fino a quando, il 26 aprile del 1937, l’aviazione nazi-fascista bombarda la città basca di Guernica, radendola al suolo e causando la morte di centinaia di civili.

Il grande Maestro, profondamente scosso dalla guerra civile spagnola, comincia ad attingere al proprio bagaglio e immaginario, associando ai temi legati al Minotauro una costellazione di ispirazioni e prestando particolare attenzione alla figura del cavallo, che assurgerà anche in questa composizione ad una posizione centrale. Per rispettare i tempi di consegna Picasso lavora in modo febbrile, realizzando una serie interessantissima di disegni, incisioni e dipinti preparatori tra cui proprio una “testa di cavallo”.

Osservando sia i disegni preparatori che l’opera, si percepisce come il grande artista abbia saputo cogliere appieno lo stato d’animo dell’animale scheletrico dell’affresco palermitano che, con i denti di fuori e la lingua urlante, sembra volersi ribellare con un nitrito di dolore all’ineluttabile destino di morte cui è soggetta l’umanità intera.

La genesi creativa di Guernica è documentata da una serie eccezionale di fotografie scattate dalla compagna di Picasso, Dora Maar, nel suo studio di Rue des Grands-Augustins n. 7 a Parigi.

Osservando la sequenza degli scatti, ci si accorge di come nella prime stesure campeggi nella parte centrale un pugno chiuso proteso verso l’alto, elemento che scompare nella versione finale in cui al gesto del pugno, dalla connotazione troppo politica, l’artista sostituirà proprio la figura emblematica del cavallo.

Il disegno preparatorio della “testa di cavallo” viene iniziato nel maggio 1937, dopo un solo giorno di lavoro Picasso decide di apporla nella sua opera, rendendola l’espressione massima del dolore, ma non della sconfitta, quasi a voler denunciare l’orrore universale davanti alla distruzione della guerra.

Appare quindi evidente che proprio dal “Trionfo della morte” palermitano Picasso abbia tratto ispirazione per la realizzazione di “Guernica”, come peraltro confermato da Renato Guttuso, che del pittore era molto amico, secondo cui Picasso “conosceva l’affresco, non direttamente, ma da illustrazioni” (cfr. “La grande eguagliatrice siciliana, Renato Guttuso, 1986).

Il cavallo, centrale in entrambe le opere, è portatore di un grido di dolore universale che ci accomuna tutti ma, se guardate bene “Guernica”, sopra di esso si accende una lampadina in segno di speranza.
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