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Quel Nobel per la Fisica spettava a lui: chi fu lo scienziato siciliano "derubato" del premio

Ancora oggi c’è chi organizza raccolte firme per reclamare quel Nobel che gli spettava perché così "verrebbe onorata la memoria di un uomo dotto e illuminato"

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 11 febbraio 2023

Antonino Sciascia

Nella storia dei premi Nobel il caso di Antonino Sciascia, di Canicattì, in provincia di Agrigento, grida "vendetta". A questo benemerito dell'umanità sofferente, il Nobel venne scippato.

Ancora oggi c’è chi sul web organizza raccolte di firme per reclamare quel Nobel per la fisica che gli spettava.

Si chiede pertanto al Comitato Nobel per la Fisica di Stoccolma di "rendere giustizia al vero avente diritto, conferendo allo scienziato dottor Antonino Sciascia il Premio Nobel postumo" perché così "verrebbe onorata la memoria di un uomo dotto e illuminato".

Nel suo paese natale, nella laboriosa Canicattì, in questi ultimi anni soprattutto, singoli cittadini, enti ed associazioni si sono mobilitati per colmare una grave lacuna: avere dimenticato anche nella sua patria per troppo tempo il valore di questo siciliano.

Così finalmente una targa è stata posta a Canicattì, sulla casa in cui Antonino Sciascia è nato, gli è stato dedicato nel 1972 il locale Liceo Scientifico e spesso si organizzano convegni per studiare l’importanza delle sue scoperte e invenzioni.
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Questa storia di un Nobel mancato comincia al XIII Congresso Oftalmologico Italiano di Palermo, nella seduta pomeridiana del 14 aprile 1892, quando dal palco lo sconociuto dottore canicattinese Antonino Sciascia lesse una comunicazione per annunciare la sua straordinaria scoperta, la Fototerapia e l'invenzione del fotocauterio.

Si apriva un nuovo e vasto orizzonte agli studi moderni della terapia fisica, con l'applicazione della luce alla cura di varie malattie. Aveva iniziato i suoi esperimenti a scopo terapeutico nel 1890 con il fotocauterio, lo strumento da lui inventato e poi fatto brevettare nel 1894 dall'apposito Ministero. Le date sono importanti per stabilire la verità.

Ma a cosa mirava quella invenzione ? Il dottore Sciascia comunicò agli scienziati presenti a Palermo che all’inizio se ne servì per le lesioni di spettanza chirurgica e "operare la cauterizzazione dei neoplasmi di piccola mole".

Ma, "nell'adoperare lo strumento, - disse - avendo osservato, che quanto più io lo avvicinavo o allontanavo dalla distanza focale avveniva una graduazione nella intensità dell'energia luminosa, determinando un'azione biologica differente dalla cauterizzazione. Volli studiare questa risultanza per l'uso medico, nelle malattie della superficie cutanea.

Con esperimenti fotografici posteriori mi convinsi che l'azione della Luce può estendersi profondamente nei visceri, e l'applicai alla cura delle malattie interne. Il risultato ottenuto superò l'aspettativa per le sollecite guarigioni avvenute".

Il fotocauterio è divenuto poi un antesignano del cauterizzatore, lo strumento usato inizialmente per misurare e studiare gli effetti della rifrazione della luce. Ma Sciascia lo usò dimostrando come la luce, sugli esseri umani come in natura, potesse avere effetti sull’organismo, a seconda della sua applicazione.

La luce aveva il potere non soltanto di trapassare la pelle ma anche di penetrare all’interno del corpo fin nelle viscere, provocandone importanti reazioni. Dopo molte applicazioni arrivò alla scoperta annunciata nel 1892; inizialmente utilizzato per trattare patologie della pelle, il fotocauterio venne poi implicato nel trattamento di patologie più interne all’organismo.

Sino a d allora nessuno al mondo aveva illustrato casi clinici curati per mezzo della Luce, artificialmente combinata. Finalmente nel XIII Congresso dell'Associazione Oftalmologica Italiana, nel 1892 a Palermo, venne proposto l'uso della Luce, gradatamente condensata, come mezzo terapeutico.

Una sintesi della comunicazione fatta dal dottore Sciascia fu pubblicata in Italia e in America da qualche giornale scientifico. Ma l'Europa rimase sorda ed indifferente. In un altro Congresso Medico, quello Internazionale di Roma, del 1894, Antonino Sciascia presentò altri risultati con una relazione che aveva per titolo "La fototerapia in medicina e chirurgia e la cura specifica della resipola".

Uno dei partecipanti, il dottor Kossonis di Smirne, intervistato dichiarò al giornale di Roma "La Riforma" che l’invenzione di Sciascia sarebbe stata foriera “di maggiori ed importanti applicazioni a beneficio dell'umanità". Proponeva, pertanto, il dottor Kossonis di chiamare l'undicesimo Congresso di Roma il "Congresso della Luce".

Qualcuno quindi aveva capito già allora la straordinaria novità degli studi di Antonino Sciascia: il sole e i suoi raggi incandescenti, se ben dosati e indirizzati, possono guarire ferite, ulcere, malattie della pelle e della congiuntiva.

Il Fotocauterio di Sciascia ha una lente che “addomestica” la luce, montata su un braccio mobile per regolarne la distanza di applicazione, agisce in modo che la luce, penetrando in mezzo ai tessuti ammalati, risvegli nuova vita negli elementi difensori dell'organismo e distrugga grazie al suo potere antisettico i germi patogeni.

Nel 1897 un tale prof. Niels Ryberg Finsen, di Copenaghen, per la prima volta, pubblicava uno studio sulla cura del "lupus volgare", malattia ulcerativa della pelle, coll'uso dei raggi chimici condensati, denominando questa medicazione Fototerapia. Gli strumenti adoperati dal Finsen erano simili, per non dire identici, a quelli descritti nel brevetto d'invenzione di Antonino Sciascia.

Il Finsen non fu originale neppure nella denominazione, perché questa scoperta era stata già proposta dal dottore Sciascia cinque anni prima con lo stesso nome, Fototerapia. Finsen iniziò le sue applicazioni della luce solare anche sul vaiolo. Questo dottore aveva ascoltato a Roma la relazione del canicattinese Antonino Sciascia.

Tornato in patria, il medico danese mandò alla stampa, a Lipsia come a Parigi, numerosi articoli, illustrando come i raggi solari guariscano diverse malattie e soprattutto attribuendosi la scoperta. Nel 1896 fondò a Copenaghen l’Istituto di Fotomedicina. Nelle università e negli ambienti scientifici europei quelle relazioni ebbero cassa di risonanza ben diversa da quella riservata al medico di Canicattì.

Non appena Sciascia seppe delle pubblicazioni di Finsen presentò in molte occasioni e riviste scientifiche prove, documentazioni con foto e testimonianze per dimostrare che era lui il padre della Fototerapia e l’inventore del Fotocauterio. Ma su Sciascia vi fu una congiura del silenzio e dell’indifferenza, mentre la fama di Finsen si diffondeva ed arrivò a Stoccolma.

Nel 1903 Il Comitato competente, commettendo un'involontaria, ma grave ingiustizia, assegnò il Premio Nobel al medico svedese Niels Ryberg Finsen, invece che al canicattinese dott. Antonino Sciascia, che in effetti era stato il primo inventore della Fototerapia.

Duecentomila lire in moneta svedese andarono quindi a chi aveva derubato Sciascia della sua straordinaria scoperta. Il comportamento vile e cialtrone del mondo scientifico disgustò profondamente Sciascia, il quale si ritirò nella sua Canicattì e non volle più partecipare ad altri eventi scientifici.

Gli studi del dottor Sciascia hanno portato poi allo sviluppo di diverse applicazioni e tecniche terapeutiche: come l’uso dei raggi X in campo medico e la radioterapia. E’ pertanto il precursore della radiologia.

Oggi nel Museo di Radiologia dell’Università di Palermo, si trova custodita la lente biconvessa con cui Sciascia praticava la elioterapia. Un busto marmoreo sorge in piazza Vespri a Canicattì. Antonino Sciascia morì nella sua città natale il 12 aprile 1925.
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