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Ti sembra di essere in Francia ma sei in Sicilia: ai castellacci di Santo Stefano Medio

A due passi da una grande città della Sicilia Orientale ci si imbatte nel più fantastico dei paesaggi: tra montagne seghettate, alberi pluricentenari e il mare sullo sfondo

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • 9 dicembre 2023

L'arcobaleno ai Castellacci di Santo Stefano Medio

Un sabato, già alle ore 7,45 puntuale e di buon mattino come sempre il nostro gruppo "Camminare i peloritani" era già in partenza per quella che rimarrà nella storia come una delle escursioni più memorabili.

Ancora una volta i monti peloritani ci stupiscono per la loro incredibile varietà. A due passi da Messina, nel suo stesso territorio partendo dal villaggio di Galati S. Lucia ed arrivando in quello di S. Stefano Medio ci si imbatte nel più fantastico dei paesaggi: montagne aspre e seghettate che possono richiamare pur nel loro piccolo Montserrat in Francia, la montagna segata appunto.

Pur non raggiungendo altezze elevate, 743 m. la cima più elevata, esse si dipartono dalla valle direttamente in perpendicolare e con forme ardite. In partenza dal luogo di inizio dell'escursione i monti formavano una perfetta lettera V con il mare a fare capolino in basso. Dopo ci siamo inoltrati per aspri sentieri ravvivati però dai sfolgoranti colori autunnali delle chiome di alcuni pioppi.
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Più in alto ha avuto inizio un sentiero interamente rupestre in pietra arenaria color giallo ocra, una nota di colore che ci ha accompagnato per buona parte del cammino. Spaziando lo sguardo vedevamo massicci in pietra dalla forma levigata e rotondeggiante che si ergevano come fortezze o come baluardi.

Tutto ciò avendo sempre in basso, vicino, sullo sfondo l'incomparabile bellezza della distesa marina che aggiungeva una pennellata di blu al pur vivace paesaggio. Altre volte invece scorgevamo cucuzzoli di pietre sovrapposte con qualche ciuffo di vegetazione.

Questo territorio infatti pur particolarmente aspro e scosceso non ha dato origine a fianchi sterili calanchivi ma dappertutto è imbrunito da scuri cespugli che in cima dove il declivio va ad arrotondarsi si ordinavano a palla simmetrici ed equidistanti.

È questa una montagna così ripida che sembra tagliata con un colpo d'accetta. Dopo l'ardua ascesa che ha impegnato i muscoli delle gambe e spesso pure quelli delle braccia per riuscire a issarci su, è iniziata la discesa un po' meno ripida ma anche questa con dei degni spettacoli.

Fra l'altro ci siamo imbattuti in dei bellissimi esemplari di ammannite muscaria il fungo delle favole col suo vivacissimo cappello rosso punteggiato di puntini bianchi. Sulla strada del ritorno del nostro percorso ad anello abbiamo riammirato sostando questa volta un po' di più il pioppo gigantesco dall'enorme fusto (dodici metri circa di circonferenza), albero pluricentenario che chissà quante ne ha viste.

In questa occasione pur in un percorso breve, poco più di sette km, pure noi ci siamo allietati la vista con spettacoli molto vari.

Altra nota positiva di questa giornata siamo stati fortunati col meteo che si preannunciava incerto, invece nella parte finale dell'escursione è comparso un sole caldo che ci ha riscaldato il viso conferendoci un piacevole tepore, il che in data 12-12 è un lusso non alla portata di tutti.
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