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Tra architetture monumentali e personaggi illustri: gli straordinari cimiteri di Sicilia

Strutture in stile liberty, gotico e rinascimentale, le tombe di ospiti straordinari e incredibili opere d'arte: un tour a Palermo, Catania, Messina, Caltanissetta e Caltagirone

  • 31 ottobre 2018

Una statua al cimitero monumentale Santa Maria di Gesù a Palermo

Era il 1994 quando Cemetery Man, nato dalla mente del maestro del terrore Tiziano Sclavi, approdò sugli schermi degli amanti dell'horror (e non solo).

In Italia, il film sul bizzarro e affascinante becchino - custode del cimitero di un paesino immaginario (del Lazio) giunse invece con un altro nome: Dellamorte Dellamore, rispettivamente cognome paterno e materno di Rupert Everett, alias Francesco, in un futuro non molto lontano Dylan Dog.

Il film narra le vicende di un Cemetery Man che, tra statue gotiche, tombe profanate e ossari, come un pistolero del far west fa fuori gli innumerevoli zombie (ritornanti) che la notte riemergono dalle tombe che lui stesso scava.

Il Cemetery Man ricreato con la regia di Michele Soavi è anche un uomo sensibile, affascinato dal mistero e che, tra quelle cupe e architetture cimiteriali, in fondo ci sta bene.

Si chiede dove sia e come sia il resto del mondo, ma non voglio spoilelare la fine del film. Mi soffermo nel dirvi che tra quelle architetture - che ai più possono sembrare lugubri e inquietanti - lui vive serenamente.
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E se arriva il maltempo, beh, quella allora sarà la sua giornata perfetta. Ma ritorniamo un attimo alle sculture con cui parla, alle tombe su cui "suo malgrado" gli capiterà di avere un amplesso d'amore con una inconsolabile vedova.

Ritorniamo un attimo a parlare dell'arte che un cimitero può racchiudere e può ispirare, vedi sempre la scena del primo bacio tra lui e la vedova, dentro l'ossario e che richiama un noto quadro di Magritte, "Gli amanti" appunto.

Tanti sono i cimiteri monumentali (anche in siciliani) che cercano - forse – di rendere meno crudele il contatto con la morte (la morte schifosa, la morte lasciva | la morte che vola, la morte normale | che cela del mondo, pietosa, ogni male, sempre per citare Sclavi).

Forse un modo per colmare vuoti e assenze. Di certo, un tempo simbolo di gloria e di ricchezza della famiglia del defunto, alla ricerca di uno sfarzo anche in quel luogo dove il dio denaro nulla può.

Oggi testimonianza artistica, storica e culturale. Anche attrattiva turistica, una forma di business che di certo Francesco Dellamorte Dellamore avrebbe detestato.

Ai cimiteri monumentali c'è chi ha anche dedicato canzoni e titoli di album (si veda il brano "Monumentale" dei Baustelle, dedicato al celebre cimitero milanese).

E c'è chi adesso vi propone una piccola guida per la Sicilia, seconda solo alla Toscana in termini di appeal storico-architettonico dei suoi cimiteri (secondo lo studio della Jfc tourism & management).

Se vi ritroverete, nei prossimi giorni, in quei luoghi che sono un po' da varco tra la vita terrena e l'aldilà sconosciuto, provate un attimo ad alzare la testa, a guardarvi intorno.

Potreste trovarvi davanti la cappella di un noto architetto, davanti una scultura di un celebre artista. Potrete viaggiare da un periodo storico-artistico all'altro semplicemente passeggiando tra quei vialetti silenziosi.

Non un solo cimitero, ma più camposanti della città custodiscono testimonianze artistiche ed architettoniche di pregio. A cominciare dal cimitero monumentale Sant'Orsola (in via del Vespro) a Palermo.

Percorrendo i suoi vialetti è possibile imbattersi nelle architetture realizzate tra il Settecento e l'Ottocento per custodire i resti dei nobili di quell'epoca. Qui, tra i vari nomi che hanno segnato la storia e che hanno decretato il successo artistico del camposanto, spicca quello di Ernesto Basile: sue sono la tomba Raccuglia e la Cappella Guarnaschelli, realizzate nel 1899.

Altro nome, non di secondo piano e che segue stili differenti rispetto a Basile, è quello di Francesco Paolo Palazzotto che realizzò la cappella Merlo, il cui tratto di distinzione è la cupola neomoresca. Da ammirare, sempre al Sant'Orsola, il monumento bronzeo dedicato ad Amalia Natoli-Alaimo che porta la firma di Antonio Ugo.

Nel camposanto si possono trovare anche numerose cappelle nate dalla collaborazione tra architetti e scultori come la Zito, progettata da Michele La Cavera e ornata da Gaetano Geraci.

Ma non c'è solo storia dell'arte e dell'architettura in questo cimitero: qui riposano il giudice Giovanni Falcone, il beato Pino Puglisi e il vicequestore aggiunto Ninni Cassarà.

Tre personaggi cruciali della lotta alla mafia e accomunati dallo stesso crudele destino: essere stati uccisi dalla criminalità organizzata dall'Isola.

Altro tesoro artistico è custodito in uno camposanti più grandi della città: il Santa Maria di Gesù, un vero e proprio complesso monumentale costituito da chiesa, convento, chiostro e cimitero.

Tante le famiglie prestigiose che lì riposano, tra cui anche i noti Florio. A contraddistinguere la loro tomba è il leone in marmo, simbolo della casata e realizzato da Benedetto Di Lisi. Il disegno della cappella, invece, è a firma di Damiani Almeyda.

Tra i vari gioielli architettonici del Santa Maria di Gesù, oltre alla tomba dei Florio, è possibile ammirare anche le cappelle in stile liberty realizzate da Ernesto Basile per le famiglie Lanza di Scalea, Nicosia e Pecoraino.

Anche qui si trova una testimonianza artistica di Francesco Paolo Palazzotto, con la cappella Mercadante dai tratti gotici, e di Antonio Ugo, autore di un pannello in maiolica per la cappella Tasca-Lanza.

Infine, un salto nel grande cimitero dei Rotoli che custodisce cappelle dalla straordinaria bellezza ma di cui – per molte - è sconosciuto il nome degli autori. Si tratta, per esempio, delle tombe delle famiglie Barocchiere, Gulì e Cardini Candilieri.

Tappa obbligata, visitando il cimitero dei Rotoli, è la cappella Mastrogiovanni Tasca di Ernesto Armò, che custodisce al suo ingresso un angelo realizzato da Mario Rutelli. E poi ancora, le cappelle delle famiglie Gemmellaro e Pantaleo realizzate da Damiani Almeyda, mentre nella sezione acattolica si può trovare il monumento funebre a Robert Sanderson e Clara Maude Whitaker realizzata da Antonio Ugo.

Il viaggio tra le ricchezze dei cimiteri di Palermo potrebbe continuare ancora, perché infinite sono le opere d'arte che racchiudono.

Non solo Palermo, ma anche Messina vanta di un cimitero monumentale dalla storia e dalla ricchezza non indifferenze.

Il Gran Camposanto è riconosciuto come uno dei più importanti d'Europa e – insieme a quello di Staglieno – è il cimitero monumentale più artistico d'Italia.

Custodisce, infatti, gran parte della produzione architettonica e statuaria neoclassica della città e al suo interno si trova anche il cimitero inglese, che occupa gran parte dell'estensione del camposanto.

Testimonianze liberty, neogotiche e neoclassiche contraddistinguono il cimitero messinese che nacque, inizialmente, come parco urbano (ne sono testimonianza i grandi spazi verdi, ancora oggi presenti).

Diventato poi cimitero, viene oggi definito anche "la galleria d'arte moderna e contemporanea all'aperto" della città. Numerosi i lavori realizzati lì da talentuosi artisti locali e non, sia dell'Ottocento che del Novecento, che portavano nella città orientale della Sicilia le sperimentazioni di varie correnti artistiche d'Europa, in particolare della Francia (come il purismo, il verismo, il neobarocchismo, il liberty e il razionalismo).

Tra i nomi più presenti, gli scultori Lio Gangeri e Giovanni Scarfì, ma non solo. Tra gli artisti che realizzarono i monumenti del cimitero, troviamo anche Gregorio Zappalà (che realizzò il monumento dedicato a La Farina al Famedio), Salvatore Buemi, il palermitano Mario Rutelli, Adolfo Romano, Mimì Maria Lazzaro (definito da Filippo Tommaso Marinetti il più grande scultore di Sicilia), Carmelo Cappello, Vito Pardo e Mario Lucerna.

Tra gli architetti, spiccano i nomi di Giovan Battista Filippo Basile e Giuseppe Samonà. E anche Messina custodisce le spoglie di nomi importanti dei secoli passati: oltre sessanta tra scrittori, politici, giuristi, scienziati, artisti e giornalisti.

Altro cimitero monumentale è custodito a Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, ed è riconosciuto come uno dei più antichi d’Italia.

Si tratta del "Cimitero degli angeli", costruito nel 1878 vicino la chiesa di Santa Maria degli Angeli e il castello di Pietrarossa, custodisce ancora oggi pregiate cappelle gentilizie.

Tra tutte, di particolare rilevanza è quella monumentale con la statua marmorea della Madonna sul Trono, firmata dallo scultore Michele Tripisciano.

Copie di questa opera sono oggi esposte nella chiesa di Notre Dame a Parigi e nella chiesa del Corpus domini di Milano. Meritevole di attenzione è anche la cappella del senatore Morillo, barone di Trabonella, ricavata da un anfratto della rocca di Pietrarossa.

Un camposanto con sistemazione "a giardino" e con viali alberati: questa l’idea all’origine della creazione del museo monumentale etneo, progettato da Filadelfo Fichera nel 1879, tra i massimi esperti nazionali in materia di igiene e salute pubblica.

Oggi il camposanto custodisce le cappelle funerarie di numerose famiglie gentilizie e che rappresentano i monumenti più importanti del cimitero.

Splendide edicole e cappelle private arricchiscono il patrimonio monumentale del camposanto, e che si ispirano a differenti stili architettonici: dal Caldeo-Assiro al Gotico, dal Greco-Romano al Normanno, dall'egizio al Fiammeggiante. E poi ancora cupole, cuspidi, guglie e tombe marmoree.

Tra i nomi più importanti che contribuirono al successo e alla bellezza del camposanto, c’è anche quello dell'architetto milanese Carlo Sada che riuscì a realizzare monumenti funerari "individuali" e "personalizzati", che puntavano a evidenziare il pregio delle famiglie che commissionavano le opere e a rispondere alle loro richieste specifiche.

Esempi emblematici sono l’edicola Barone Sisto-Alessi, un prezioso tempietto neoclassico, la cappella Tomaselli, maestoso mausoleo che esprime il potere e il prestigio della famiglia che lì riposa, e la cappella Spampinato, una vera e propria architettura autocelebrativa.

A firma del progettista del camposanto, invece, si trovano le cappelle della Famiglia Patanè e della Famiglia Fortuna, esponenti della classe industriale catanese, meritevoli di attenzione e tappa quasi obbligata per una comprensione profonda del patrimonio artistico lì custodito.

Il nostro viaggio tra l'arte e le bellezze realizzate per rendere omaggio a nobili casati e nomi illustri, si conclude a Caltagirone, nel camposanto risalente alla seconda metà dell’Ottocento e chiamato anche "cimitero del Paradiso", dal nome della contrada in cui è stato realizzato.

Il cimitero monumentale è stato riconosciuto come tra i più importanti della Sicilia e nel 1931 fu anche dichiarato monumento nazionale.

Perché? Perché il camposanto, realizzato seguendo il progetto dell'architetto Giovan Battista Nicastro, custodisce pitture, sculture (come l’angelo marmoreo di Mario Rutelli), fregi e capitelli di grande pregio e bellezza.

Non mancano le cappelle gentilizie in stile liberty realizzate, per esempio, dall’architetto Saverio Fragapane: sua è la cappella floreale novecentesca Favitta.

Peculiarità del progetto dell’architetto Nicastro è aver puntato – per la realizzazione dei monumenti chiave del cimitero - all’utilizzo di materiali facilmente reperibili nell’isola, come la pietra bianca del ragusano, la pietra lavica e la terracotta.

Per lavorare terracotta e pietre furono coinvolti artisti come Enrico Vella, Giuseppe Di Bartolo e Gioacchino Alì. Questi materiali e questi lavori confluirono nella realizzazione del grandioso complesso monumentale che caratterizza il camposanto, realizzato in stile gotico-siciliano.

I quattro portici di questa splendida struttura costituiscono le quattro vie principali del camposanto. Non resta che scegliere quale viale imboccare per perdersi tra tombe marmoree e cappelle di indescrivibile bellezza.
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