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Un borgo fantasma tra le distese (catanesi) di fichi d'India: benvenuti alla "Cunziria"

In questi luoghi Verga ambientò uno dei suoi racconti e anche Franco Zeffirelli concluse proprio in questo borgo la sua Cavalleria Rusticana e ancora altri registi sfruttarono il luogo suggestivo

  • 26 aprile 2022

A Vizzini, paese in provincia di Catania, esiste un piccolo borgo del tutto abbandonato, risalente al 1700. Si tratta de “la Cunziria”, un raro esempio di architettura industriale ottocentesca. Cunziria, in dialetto siciliano, significa conceria, luogo dove venivano lavorate le pelli degli animali.

Il borgo sorge in una vallata ai piedi di Vizzini, tra distese di fichi d’india e una vegetazione tipicamente mediterranea. Lì il tempo sembra essersi fermato e sono ancora visibili le circa quaranta abitazioni che nacquero intorno alla conceria. Il borgo era abitato dai lavoratori e dalle loro famiglie. Questi edifici si trovano nel fondovalle del torrente Masera e appaiono al visitatore come un borgo fantasma, con tetti cascanti, stradine sconnesse, muri sgretolati, case senza più porte e finestre. Eppure, l’aspetto del piccolo borgo emana un fascino antico e decadente, una grande suggestione paesaggistica.

Quella della concia delle pelli fu un’attività redditizia delle popolazioni iblee, che poteva avviarsi solo vicino ad un corso d’acqua. Per trattare le pelli occorrevano numerose vasche e si trovò come soluzione ideale quella di scavare ampi ambienti all’interno di tenere rocce calcaree.
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A guardarli oggi, si rimane affascinati da tanta imponenza costruttiva e dalla complessa organizzazione e sfugge dalla mente che si tratta di una delle attività più maleodoranti che si possano immaginare. Infatti, le pelli degli animali macellati di fresco producono uno sgradevole odore dovuto all’inizio del processo di putrefazione, ma ancor più maleodoranti erano i prodotti che si utilizzavano per il trattamento delle pelli. Al processo della conciatura contribuiva una pianta selvatica, che prolifera a macchia in quella zona, il sommacco, il cui notevole contenuto di tannino rendeva le pelli imputriscibili. Le concerie, di solito, erano esclusivamente luoghi di lavoro, ma questo borgo è singolare, perché qui furono costruite anche le prime case per il ricovero dei conciatori.

La cunziria divenne un paese in miniatura e non poteva mancare una piccola chiesa dedicata a sant’Eligio e riconoscibile dai simboli del potere papale che presenta su un arco del portoncino d’ingresso, la tiara e il bastone pastorale. Alcune abitazioni sono caratterizzate da decori particolari e dalle facciate in pietra lavica e calcare. Nella roccia sono stati scavate delle canalizzazioni che servivano a portare l’acqua che alimentava le strutture della conceria.

Le acque del torrente Masera, raggiungevano l’interno delle botteghe degli artigiani tramite un ingegnoso sistema di canalizzazione e vasche di raccolta ancora oggi ben visibili. Alcuni ambienti scavati nella roccia, presentano delle vasche d’acqua e se adesso vi regna il silenzio, non è difficile immaginare come in passato fossero piene di operai e delle loro voci. Ad un primo nucleo di ambienti scavati nella roccia, nel tempo si aggiunsero altri opifici. L’attività della conceria terminò verso il 1920, quando il lavoro artigianale lasciò il posto alla lavorazione industriale. Il borgo restò vuoto e le abitazioni furono utilizzate come depositi, stalle o magazzini.

Nella metà dell’800 lo scrittore Giovanni Verga si trovava nelle proprietà di famiglia di Vizzini e, forse ispirandosi ad un avvenimento accaduto in paese, scrisse una novella intitolata “Cavalleria Rusticana”, che fu pubblicata nel 1880. Alle spalle del palazzo Verga di Vizzini si trova uno slargo, su cui si affacciano la chiesa di Santa Teresa e un magazzino, che ai tempi ospitava un’osteria. Qui Verga ambientò il suo racconto, per concluderlo proprio giù tra i fichi d’india della Cunziria, dove i due sfidanti, cumpari Alfiu e cumpari Turiddu, amante e marito, si recarono per un regolamento dei conti.

A quella novella si ispirò Pietro Mascagni per comporre uno dei drammi più conosciuti della lirica classica. Franco Zeffirelli, nel 1982, mise in scena la sua cavalleria rusticana, che si svolse dentro il paese di Vizzini, nelle strade e nelle chiese, per poi concludersi nel borgo della Cunziria. Anche il regista Gabriele Lavia nel 1996, scelse il borgo della Cunziria per ambientare alcune scene del suo film La Lupa, tratto dall’omonima novella di Giovanni Verga. Attraverso queste due opere divulgate a livello mondiale, il borgo della Cunziria ha avuto una sua vetrina, che tutti hanno ammirato per questo spaccato di ruralità ottocentesca rimasta immobile nel tempo.

Dopo la visita al borgo fantasma della Cunziria, è anche interessante fare una passeggiata fra le strade di Vizzini, che è una delle più antiche città della Sicilia. Le prime notizie certe risalgono alla tarda età del bronzo, come testimoniano i reperti rinvenuti nella Contrada “Tre Canali”, oggi custoditi presso il Museo Paolo Orsi di Siracusa. Dopo i Greci e i Romani, fu dominata dai Bizantini e poi dagli Arabi. Vizzini conserva ancora integra la costituzione originaria del suo centro storico, cosa che le conferisce un particolare fascino. Intorno alla centrale Piazza Umberto I si affacciano il Palazzo Verga ed il Palazzo Municipale, di fianco al quale si erge la Salita Marineo, una lunga scalinata decorata, sulle alzate, da maioliche a motivi geometrici e floreali, con al centro di ognuna un medaglione con scorci di palazzi vizzinesi.

La Chiesa Madre, intitolata a San Gregorio, conserva della sua originaria costruzione un portale gotico normanno, sopravvissuto al terremoto del 1693. L’edificio si presenta con un incrocio di stili. L’interno è suddiviso in tre navate ed ha una struttura ottagonale ed archi a sesto acuto. Vi si possono ammirare due splendidi dipinti realizzati dall’artista Filippo Paladino nei primi anni del 1600 e rappresentanti il primo il Martirio di San Lorenzo ed il secondo la Madonna della Mercede. Nelle vicinanze della Chiesa Madre si trova la Basilica di San Vito sotto il titolo di Spirito Santo. All’interno di un palazzo settecentesco del centro storico è possibile visitare il Museo “Immaginario Verghiano”.

Cuore del museo è la Mostra permanente delle foto di Giovanni Verga, arricchita da una serie di cimeli, molti dei quali relativi alla strumentazione fotografica che lo scrittore utilizzava. Vi è poi una sezione dedicata alla raccolta di foto di set cinematografici dei film ispirati alle opere verghiane, mentre la sezione intitolata “Archivi della memoria” raccoglie un interessante materiale fotografico fatto di immagini dei luoghi e delle genti del mondo verghiano dagli anni ‘20 sino alla seconda metà del Novecento.

Vizzini si trova in prossimità delle sorgenti del Fiume Dirillo e su tre colli rientranti nei Monti Iblei, esattamente il Colle Castello, il Colle Maddalena ed il Colle Calvario. A pochi chilometri, inoltre, si trova il lago Dirillo, ottenuto dallo sbarramento dell’omonimo fiume: un’area turistica e sportiva di oltre 20 milioni di metri cubi. Questo specchio d’acqua, anche se è stato creato dall’uomo, presenta un aspetto del tutto naturale. È stato progettato come riserva idrica per l’agricoltura, ma è diventato luogo privilegiato per escursioni, passeggiate ecologiche, pesca sportiva ed è un habitat ideale per una ricca fauna di volatili, mammiferi e pesci. È popolato da specie ittiche lacustri come luccio, trota, carpa e persico.

Il lago si trova incastonato in un paesaggio ricco di verde e, quando si va a visitarlo, fa pensare di non essere in Sicilia ma in una regione del nord Italia, per le sue caratteristiche naturali. Non tanto distante dal lago, su rocce bianche come il gesso, sorge la chiesa del Bianchetto, nella zona di Licodia Eubea. Una costruzione di grande semplicità architettonica, costruita su pianta ottagonale, priva di campanile. Fu dedicata alla Madonna delle Grazie probabilmente nel XVIII sec. La chiesa costituisce l'unica testimonianza di architettura religiosa ancora intatta fra le tante che un tempo si trovavano nelle campagne di Licodia. All'interno, sulla parete di fondo, possiamo notare i resti di quel che rimane di un altare con sopra, forse, un affresco.

Sulle rimanenti pareti interne rimangono visibili bordi in rilievo e cornici, di forma rettangolare, che racchiudevano affreschi di cui rimangono ancora tracce visibili. Sulla trave di appoggio interna del portone è stata casualmente trovata incisa la data 1768. Oggi il tempio è sconsacrato.
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