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Una "passiata" tra i vicoli baarioti: dove si trovano gli agnonelli (nascosti) di Palaunia

Questa passeggiata va fatta rigorosamente a piedi perché la nostra meta si trova in un posto piccino piccino, nel cuore di Bagheria. Seguiteci alla scoperta di tesori nascosti

Sara Abello
Giornalista
  • 18 agosto 2022

Villa Palagonia a Bagheria

Oggi vi porto idealmente a spasso con me per dei vicoletti baarioti a scoprire tesori la cui esistenza è stata oscura fino a non molto tempo fa anche a me. E dire che la curiosità non mi è mai mancata, insieme alla voglia di guardarmi intorno.

Stavolta però, quando vi indicherò bene dove ci troviamo, capirete da voi che era proprio complicato da intercettare.

Andiamo per ordine, siamo a Bagheria, e fin qui tutto ok, nel centro che più centro non si può. Partiamo da Palaunia, più nel dettaglio Piazza Garibaldi, per chi volesse "google mapparlo", dove si trova Villa Palagonia.

Tenete a mente questo dettaglio perchè vi tornerà utile più avanti nel racconto. Iniziate a percorrere via del Cavaliere e dopo pochi passi quando incrociate un vicoletto alla vostra destra con l’insegna “via Polizzi”, immettetevi dentro, ah dimenticavo di dirvi che questa passiata va fatta rigorosamente a piedi perchè la nostra meta si trova in un posto piccino piccino.
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Prima di aver finito di percorrere tutta la via, sempre alla vostra destra - vi anticipo già che questo racconto sarà pieno di “in fondo a destra” - un po’ come i bagni delle case in cui si è ospiti, si trova via Monteleone.

È un poco ammucciata perchè la strada ha un andamento curvilineo e con lei anche le case seguono questo andazzo. Io però, a dimostrazione di non essere una che inventa storielle, vi sto dando tutte le informazioni per verificare con i vostri occhi quanto vi dico.

Via Monteleone è una strada senza uscita, ve lo anticipo cosicchè se qualcuno di voi dovesse intraprendere questo nostro “viaggio” non si trovi a sospettare che lo abbia condotto in un vicolo cieco per fargli affrontare chissà quali vicissitudini.

Alla fine della strada, indovinate un po’, in fondo a destra, il civico lo ometto per evitarmi l’inimicizia di chi ci abita e rischia di vedersi trasformare l’uscio di casa in una nuova meta turistica, si trova un varco.

Anche in questo caso non è facile da individuare, proprio perchè c’è un cancelletto che, ad onor del vero, io ho sempre trovato aperto, per cui non so quanto sia lecito dal momento che immette in un vicolo che ha le sembianze di un corridoietto, ma che non saprei dirvi se sia privato o meno.

Alla fine del vicolo, di fronte a voi, troverete qualcosa che un po' vi confonderà, tra decori di fogliame e capitelli che sbucano fuori dalla parete, dopo un susseguirsi di case e porte di ingresso, si intravede una struttura che coglie di sorpresa posizionata proprio lì, con una piccola scalinata "moderna" accanto.

Un “agnonello” fuori dal tempo e dallo spazio. Cosa sarà mai, vi starete chiedendo, ed io pure da quando mi ci hanno condotto. Innanzitutto vi racconto che la struttura ha più elevazioni, e conseguentemente potremmo dire anche più vite.

La parte di sicuro più antica è il piano terra, le cui pareti perimetrali, come potrete voi stessi verificare, non sono rette, bensì definiscono una curva che qualcosina ricorda. È chiaro che la parte più recente, aggiunta sopra in un secondo momento, riprenda quello stesso perimetro.

A seguire, "protetta" da una rete metallica, si intravede una vasca in muratura attigua a questo piccolo edificio e poi via via, tanto per far una cosa nuova a Bagheria, case. Adesso riprendete le fila del racconto tornando con la mente al punto di partenza...da dove vi ho detto di dar avvio al vostro viaggio?!

Ecco, da Villa Palagonia. Sì, perchè cio che rimane oggi di questo edificio sulla cui natura ci interrogheremo presto, è inevitabilmente legato alla Villa dei Mostri, considerata soprattutto la breve distanza.

Molti di voi osserveranno che effettivamente il posto dove vi ho condotto con la mente, e dove forse alcuni si recheranno anche con i piedi, è esterno al cancello della Villa... corretto.

Ciò non significa però che fosse esterno alla proprietà con i suoi antichi confini che erano ben più vasti di quelli odierni. I grandi possedimenti nobiliari infatti, erano un tempo delimitati da un primo cancello che definiva i confini propri della casuzza, che tanto "-uzza" non era, e poi un secondo perimetro che includesse i terreni intorno alla dimora, con coltivazioni, pascoli e lavorazioni varie, delimitato da grandi pietre, in gergo tecnico "balatuna".

Non è difficile immaginare che le ville nobiliari dell’epoca, con i loro capricciosi abitanti e tutte le necessità da sod- disfare, dessero vita a dei veri e propri microcosmi, una sorta di villaggio dove tante erano le figure necessarie che gli gravitavano subito intorno.

Altrettanto facile da immaginare è che quei confini delimitati da massi di pietra facessero abbastanza ridere in quanto a sicurezza...fu così stabilito, con una legge, che i possedimenti dovessero essere circondati da mura di cinta, non più alte di tre metri, così da evitare finalmente furti di bestia- me, prodotti o, ancora peggio, di pezzi di terra.

Non ci voleva molto a far rotolare quei balatoni e pian piano ridurre le terre del nobile di turno per ampliare quelle del proprietario dell’area limitrofa.

Questo piccolo spaccato storico per farvi riflettere su come, effettivamente, questa specie di piccola depandance con vasca annessa che ho individuato poco distante dall’antica apertura sul retro di Villa Palagonia, oggi ingresso principale, fosse parte del suo possedimento.

Pian piano i nobili, quando i loro antichi casati erano ormai prossimi alla decadenza, si trovarono costretti a vendere a spizzichi e bocconi, poco per volta così da speculare di più, le loro vaste terre. Questo ovviamente fu destino comune a tutti, non solo ai Gravina di Villa Palagonia.

Non ci è poi così complicato dedurre che questo stesso destino sarà toccato alla fetta di terra, ormai dedalo di strade e stratuzze, di cui vi sto raccontando oggi. E chissà fin dove arrivavano i possedimenti annessi alla Villa dei Mostri.

Torniamo a noi però.

Vi ho descritto questo piccolo edificio con vasca annessa ma io stessa, purtroppo, non saprei dirvi con certezza di cosa potesse essere. Le ipotesi sono le più variegate.

Se ci pensate bene verrebbe da credere che potesse essere una casetta per il guardiano degli animali, e la vasca servisse per dissetarli. Sarebbe insolito infatti che animali di grossa taglia, quelli allevati per le necessità alimentari della Villa, fossero lasciati liberi a scorrazzare proprio intorno alla casa e non più distanti.

Non è improbabile neanche che si trattasse di un edificio destinato ad altre attività come la preparazione, lavaggio annesso, della lana. Per questo motivo la grande vasca...

Ma se invece fosse stato una sorta di lazzaretto?! Cosa se ne facevano dei malati all’epoca?

Mandarli lontano dalla casa ma comunque dentro la proprietà era la scelta più logica, e così si spiegherebbero anche quei decori architettonici fatti di cornici, capitelli e foglioline di cui vi parlavo all’inizio, poco consoni per gli ideali dell’epoca ad una stalla o alla dimora di un contadino. Pensandoci bene poi, chissà cosa vi era un tempo sulla parete dove oggi il ducotone bianco è stratificato...magari delle pitture che potevano darci idee più precise sulla sua vecchia vita.

Sarebbe bello che da questo mio racconto si muovesse la curiosità di altri e che magari, se di documenti che ci sappiano indicare dell’antica funzione di questo piccolo edificio ne esistono, venissero fuori.

La riflessione principale che nasce da questa circostanza, se ci pensate bene, è che non abbiamo la minima idea di quanti gioielli, chicche, unicità ci sono in giro, disseminate agli angoli delle strade delle nostre città, paesi, borghi... che dite, facciamo dello scoprirli una missione?
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