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Vi sblocchiamo un ricordo tutto anni '90: il gelato imbottito, amato da tutti i siciliani

Il gelato è un modo non proprio innocuo di “arrifriscarisi u cuori”, ma quanta gioia ci dà. Se poi parliamo di quello che mangiavamo quando eravamo bambini. Chi se lo ricorda?

Sara Abello
Giornalista
  • 25 luglio 2022

gelato artigianale con all'interno il pan di spagna

Il gelato imbottito, ben tornati cari anni ‘90! Oggi è a te, a te bimbo degli anni ‘90 come lo sono stata io, è a te sto per sbloccare un ricordo con due semplici parole: GELATO IMBOTTITO. Lo so che stavi per scivolare dalla sedia...e se lo neghi stai mentendo.

È giornata di un grande revival e voglio condividere con voi il mio sbalordimento quando, di recente, l’ho rivisto tra le proposte di una storica pasticceria baariota.

In primis ho avuto una certa soddisfazione perchè per un attimo, vedendolo, ho saputo di non essere pazza, perchè io un ricordo sbiadito e lontano di questo gelato “mmuttunato” lo avevo, ma come tutte le cose così tanto lontane nel tempo, neanche ne parlavo, perchè in fondo il dubbio di averlo solo immaginato lo avevo, e me ne stavo zitta, ma invece no, non solo esisteva...è persino tornato! Quei grandi classici che a volte ritornano e solo per farci sentire stravecchi...

A dirla tutta io non so di preciso in che epoca sia nato il gelato imbottito che, per i pochi che non lo sapessero, è il gelato “normale”, generalmente nelle varianti di gusto più classiche come caffè / nocciola / fragola, variegato al pan di Spagna.
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I miei ricordi sono risalenti ai primi anni ‘90, giusto per un dato anagrafico e poi così, d’improvviso, per come era apparso non c’era più. Conoscendo la nostra tradizione di recupero, soprattutto in cucina, sono portata a pensare che sia nato proprio dall’esigenza di non sprecare quei centordici chili di pan di Spagna avanzato chè, che fa lo butti?! O magari è la rivisitazione di una qualche genialata elaborata all’estero, ma più ricca, come ci si addice...questo non saprei dirvelo.

Certo è che il gelato è una tradizione tutta siciliana, sapete come nasce, no?! Vabbè, ve lo cunto io. Secondo la tradizione, il merito per questa liccumaria che tutto il mondo apprezza, ci invidia e riproduce in maniera anche un po’ discutibile alle volte, sarebbe tutto siciliano.

Ad onor del vero però, dobbiamo ringraziare quei brillantoni degli arabi che, babbiando babbiando, ci hanno fatto signori introducendo pressocchè ognuna della cose sulle quali per lungo tempo si è fondata la nostra economia isolana, dagli agrumi alla canna da zucchero, passando per tutti i prodotti che ne derivano. Erano proprio gli arabi che nelle giornate di afazza, tipo quelle di questo periodo per farvi capire, bevevano una bevanda dolciastra a base di frutta o di profumatissimi fiori come il gelsomino e acqua, che ghiacciavano con la neve.

Ovviamente non è che fosse semplice mantenere belle “atturrunate” le nevi delle nostre montagne, e per questo esistevano le niviere, buche scavate nel terreno, in alcune zone più favorevoli di altre, dove la neve veniva depositata e ricoperta di paglia che manteneva una certa “friscanzana” fino all’estate.

Questa forma arcaica di gelato aveva quindi più una consistenza di sorbetto e infatti il suo nome era “sherbeth”, non a caso oggi ci fanno i festival su questa prelibatezza... Gli arabi lo introdussero ma furono i siciliani, e in particolare modo i palermitani, che fecero tesoro di quell’insegnamento.

Quando si dice «impara l’arte e mettila da parte»! Così, pian piano, il sorbetto divenne parte dei menù estivi dell’aristocrazia palermitana, chiamali scemi... La tipologia di gelato che conosciamo e tanto appreziamo oggi noi, con tutte le sue varianti, è nata però nel XVI secolo, insieme ad un marchingegno inventato da un architetto fiorentino alla corte dei Medici che serviva a gelare le emulsioni, senza tutti quei tracchiggi con la neve o, per lo meno, qualcuno in meno.

Nel tempo quella del gelato è divenuta una tradizione da intendersi proprio come momento di convivialità, pensate a tutte le volte che abbiamo invitato qualcuno a prendere un gelato insieme, oppure che invitati a cena lo abbiamo portato come fine pasto, per lasciarci freschi e addolciti prima di tornare a casa.

In questo modo siamo passati dalla belle èpoque con le gran dame ingioiellate che gustavano il gelato in carrozza all’ombra dei loro grandi cappelli, alla semplice passiata sul lungomare con brioche con o senza tuppo, coppetta o cono, di oggi.

Il gelato è un modo non proprio innocuo di “arrifriscarisi u cuori”, ma quanta gioia ci dà?! E così nel millennio in cui è stato inventato il gelato molecolare ottenuto con l’aggiunta di azoto liquido, che forse è già demodè ora che ci penso, noi baarioti che siamo capaci di mmuttunare melanzane, peperoni, zucchinette, patate e tutto quello che ci capita a tiro, rispolveriamo un grande classico della tradizione come il gelato imbottito.

Pisantuliddo da fine pasto e pure lontano, a pensarci bene, ma se vi ricorda di un tempo trascorso e che ormai non può più tornare, e nel farlo vi strappa un sorriso, che male c’è? Tutta salute!
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