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Anche la Sicilia ebbe la sua "Woodstock": a Terrasini la prima Comune hippie d'Italia

Sulla scia di Woodstock anche la Sicilia ebbe il suo movimento hippie: vi raccontiamo la storia della più grande Comune hippy d'Italia, che nacque a Terrasini

Anna Sampino
Giornalista
  • 4 aprile 2022

Una scena tratta dal documentario Hippie Sicily di Salvo Cuccia

Mentre il mondo si preparava ad assistere al festival di Woodstock, il più grande evento musicale mai realizzato fino ad allora, con cui la cultura hippie toccò il suo apice, anche in Sicilia iniziavano a sperimentarsi nuovi stili di vita e controculture giovanili che predicavano la totale libertà individuale e il sesso libero. Fu proprio nel 1969 che a Terrasini, in provincia di Palermo, nasceva quella che fu battezzata come la prima Comune Hippie d'Italia.

A dare vita a questa esperienza più unica che rara fu il poeta e giornalista Carlo Silvestro con l'allora compagna Silvia Fardella del Living Theater di New York. La comunità aveva sede a Villa Fassini, dimora nobiliare in stile Liberty che era stata proprietà della famiglia Florio.

All'inizio degli anni Settanta, quella creata da Silvestro divenne un punto di riferimento per i "figli dei fiori" non solo italiani ma di tutta Europa. A frequentare la Comune furono giovani animati dai valori post-sessantottini, i cui nomi oggi sono noti a tutti. Da una giovanissima Giuliana De Sio al regista sperimentale Alberto Grifi (che qui girò il filmato "Non soffiare sul narghilè). E ancora, il giornalista Mauro Rostagno, Eugenio Finardi, la PFM e tanti altri.
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La rivista "Re Nudo", di cui Carlo Silvestro era uno dei collaboratori più attivi, fece da manifesto letterario di quell'esperienza. Ad avvicinarsi per un breve periodo alla Comune sarà anche Peppino Impastato e i giovani di Radio Aut. Della presenza degli hippy in Sicilia infatti si accenna anche nel film "I Cento Passi", dove si intravede un rapporto conflittuale. Sì, perchè se all'inizio tra Impastato e la comunità di Silvestri ci fu una certa vicinanza, poi un episodio sancì la rottura definitiva fra i due.

A raccontarlo è lo scrittore Salvo Vitale, amico di Peppino Impastato, nel suo libro "Nel cuore dei coralli, Peppino Impastato, una vita contro la mafia". «La rottura si verificò nell’agosto del ’77, allorché Carlo Silvestro lanciò la proposta del “nudo a chiappe selvagge” dai micro­foni di Radio Aut e trasmise la notizia dell’iniziativa all’Europeo, a Panorama e a Lotta Continua: si trattava di un invito a fare il bagno nudi, in tutta Italia, il 15 ago­sto e di creare un caso nazionale. Nel pro­porre l’iniziativa Carlo Silvestro non badò a concordare la proposta con la redazione della radio che, a seguito di un acceso di­battito, rifiutò di essere coinvolta, senten­dosi strumentalizzata». La frattura fu insanabile, ma in realtà fu il segno che i due mondi, quello hippy e quello della lotta alla mafia di Impastato, erano in realtà troppo diversi.

Tornando all'esperienza degli hippy a Palermo, come sarà stato parlare di amore e sesso libero nella Sicilia degli anni Sessanta e per di più in una città piccola come Terrasini? A raccontarlo è sempre Salvo Vitale in un articolo pubblicato su "I Siciliani giovani". «Il rapporto della Comune con l’ambiente in principio fu traumatico. In paese, a Ter­rasini, si guardavano con meraviglia, con ironia, talora con scandalo gli strani tipi che passeggiavano vestiti con fogge stra­ne, lunghi capelli, orecchini, campanellini alle caviglie. Circolavano tutte le dicerie possibili, tipiche di un paese bigotto, ma a poco a poco ci si abituò a queste presenze e parecchi giovani del luogo cominciarono a fare “un salto” alla Comune, forse anche attratti dall’idea di qualche possibile o fa­cile esperienza sessuale».

«Migliore, senza dubbio, il rapporto con i contadini della zona, che accettavano vo­lentieri l’aiuto nei periodi di raccolta e tra­sporto degli ortaggi. La prima Comune aveva alcune sue tipi­che forme di sopravvivenza nella lavora­zione di stoffe e di prodotti artigianali e cercava anche un rapporto all’esterno at­traverso l’organizzazione di spettacoli e di recitals; successivamente il posto rimase solo un luogo di villeggiatura».

Erano gli anni di Palermo Pop, festival nato sulla scia di Woodstock, che si tenne a Palermo in tre edizioni dal 1970 al 1972 (qui puoi guardare un video della prima edizione 1970). Nato su iniziativa dell'impresario siculoamericano Joe Napoli, nella prima edizione del festival (allo Stadio La Favorita, allora si chiamava così l'attuale stadio Renzo Barbera), arrivarono in città artisti internazionali come Aretha Franklin (che atterrò in città in ritardo), Duke Ellington (71enne), Tony Scott, Kenny Clarke, Brian Auger, Johnny Hallyday, Exseption e Arthur Brown (che fu arrestato per atti osceni in luogo pubblico).

L'anno successivo, 1971, fu l'anno dei Black Sabbath, Colosseum, PFM, New Trolls. La terza e ultima edizione,1972, all'Arenella fu segnata da disordini e interventi della polizia per "eccesso di amore libero" durante il concerto dei Mungo Jerry.

A Palermo Pop era naturalmente legata la Comune hippie di Terrasini, che resisterà fino al 1978, quando il movimento si digregò e le ideologie hippie iniziavano a tramontare. Quell'esperienza resterà comunque nella storia tanto che nel 2014 venne realizzato un documentario "Hippy Sicily Connection" di Salvo Cuccia, che intervistando i protagonisti della Comune ne ripercorre storie e dinamiche.
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