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Fu rifugio per nobili e per giovani in cerca di futuro: la (strana) storia di Villa Serradifalco

Una delle poche, l’unica forse, a non essere stata colpita dall’espansione edilizia baariota. Da qui si scorge Casteldaccia e in fondo, fino al golfo di Termini, Cefalù

Sara Abello
Giornalista
  • 5 luglio 2022

Villa Serradifalco a Bagheria (Foto di Emanuele Di Salvo)

Ricordate la storia della forse fantomatica Villa Angiò? Nel frattempo qualcosina l’ho scoperta e tra le nuove informazioni c’è quella che i resti del pilastro mancante esistono ancora oggi, suddivisi in blocchi, custoditi da qualche parte...mi riservo ancora la possibilità di andare a fondo sino alle origini di questo racconto ma, c’è un ma, non è di questo che voglio raccontarvi oggi.

Vi ho menzionato Villa Angiò solo perché, se ben ricordate, vi dicevo che tra i vari fraintendimenti ipotetici che potrebbero essersi susseguiti sulla sua storia, potrebbe esserci stata anche una sovrapposizione con un’altra villa nella stessa zona: Villa Serradifalco, la protagonista di questo mio racconto.

Nella parte più alta di Bagheria sorgono due collinette, una è la Montagnola di Valguarnera che è lo sfondo dell’omonima villa, quella dei matrimoni vip superblindati e top secretissimi per intenderci, e l’altra è la Montagnola di Serradifalco che, senza essere geologi, si deduce accolga la nostra protagonista odierna.
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Villa Serradifalco è una delle poche, l’unica forse, a non essere stata ferocemente colpita dall’espansione edilizia baariota. Da qui si scorge Casteldaccia e poi in fondo, fino al golfo di Termini, Cefalù e, in base alla giornata, anche le Madonie che non sono proprio dietro l’angolo. Dall’altra parte si vede tutta Palermo.

Beh... merito evidente della sua posizione sopraelevata. La storia di Villa Serradifalco è, come sempre avviene in questi casi, fatta di stratificazioni, passaggi di proprietari e stranezze varie.

Qui dentro, nel bene e nel male, si è quasi delineata una pagina della storia di Bagheria, che ha avuto come protagonista un personaggio molto discusso.

Tanto per iniziare, e qui di similitudini con altre proprietà della zona se ne potrebbero fare diverse, la villa è stata edificata all’inizio del XVIII secolo su una masseria fortificata preesistente che, dopo il 1650, era passata nelle mani di Leonardo Lo Faso, nobile insignito dal re del titolo di primo duca di Serradifalco.

Tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 fu poi suo figlio, Francesco Antonio, ad ampliare la fattoria originaria conferendole un aspetto più residenziale e ad annetterle una chiesetta dedicata alla Madonna del Rosario.

La vera “botta di vita” però, arrivò col quinto e ultimo duca di Serradifalco, il principe Domenico Lo Faso e Pietrasanta di San Pietro, architetto, archeologo, letterato e politico, insomma personalità poliedrica che con la cultura si “dava di tu”.

Domenico Lo Faso fu persino autore di una raccolta suddivisa in ben 5 volumi dedicata ai principali monumenti della Sicilia dell’epoca.

Date le premesse non vi stupirete se vi dico che a lui si deve il rifacimento di tutto l’impianto decorativo della villa, realizzato con una chiara impronta neoclassica, che gli ha visto introdurre gradinate, grandi aperture finestrate, statue, piedistalli e angioletti qui e là, tanto per gradire.

Villa Serradifalco non fu la sola della quale si occupò in tal senso, sempre a lui, di qualche anno precedente, si deve l’intervento sulla residenza di Pizza Pretoria a Palermo, oggi conosciuto come Palazzo Bonocore.

Domenico di Serradifalco, come vi anticipavo prima, fu anche politico, tant’è che fu presidente della Camera dei Pari del Parlamento siciliano, ministro degli Esteri, presidente della Commissione Antichità e Belle Arti per la Sicilia, e in villa si recava proprio tutte le volte che i suoi impegni politici glielo consentivano.

Immaginate che posto sereno doveva essere all’epoca, lontana dal borgo di Bagheria che si stava sviluppando e da tutti i suoi impegni pubblici… qui aveva tutta la pace che gli serviva per dedicarsi alla più grande delle sue passioni: gli studi del mondo classico. E proprio qui probabilmente fu ispirato a produrre molte delle sue pagine, non ci è certamente difficile immaginarne la ragione.

Ancora oggi infatti, la pineta che circonda la villa e che da alcuni anni, per merito di privati, è fruibile a tutta la cittadina grazie alla nascita del Piccolo Parco Urbano, si contraddistingue per essere un vero e proprio polmone verde, un’oasi di aria pura immersa nel silenzio.

Ora ditemi, chi di voi non vorrebbe un “giardinetto” così? Il quinto duca fu anche l’ultimo, ebbe infatti solo una figlia, Giulietta, che sì fece uno dei soliti matrimoni buoni, ma non "figliò".

Alla sua morte la villa di campagna, ormai in declino, passò alle tre cugine materne, sino a che, all’inizio del ‘900, la proprietà giunse nelle mani della famiglia Trigona, baroni di San Cono e marchesi della Floresta, originari di Piazza Armerina, che diedero inizio ad una pagina importante di Villa Serradifalco che giunge sino ad oggi.

Facciamo un passo indietro. Giulietta Lo Faso infatti, prima di morire, lasciò gran parte della collezione d’arte del padre alla Galleria di Palazzo Abatellis. Sculture e quadri che ancora oggi sono parte importante e preziosa, nel vero senso della parola, di questa istituzione museale che molti ci invidiano.

Villa Serradifalco è considerata una delle più antiche in quel di Bagheria, e come tutte le residenze di quell’epoca è caratterizzata da grandi saloni che si sviluppano in enfilade, uno in successione all’altro, ormai da tempo in totale stato di abbandono con tutte le conseguenze del caso.

Chissà che prima o poi la buona sorte non sia dalla mia e mi dia la possibilità di visitarla per potervi raccontare i tesori che ancora di sicuro vi si trovano.

Come preannunciato, l’ultimo capitolo della storia di Villa Serradifalco è indissolubilmente legato alla discussa figura di un sacerdote, don Armando Trigona della Floresta, che i baarioti doc conosceranno perché “grannuzzi” di età o anche solo dai racconti altrui.

Di sicuro padre Trigona merita un racconto tutto a sé dedicato e che, prima o poi, prometto di farvi, intanto però è di Villa Serradifalco che devo ancora dirvi.

A tal proposito, nel secondo dopoguerra, don Trigona vi fondò un centro di formazione professionale per giovani baarioti che, con tutte le difficoltà del periodo storico, avevano bisogno di inserirsi nel mondo del lavoro e di uscire dalla povertà e dalla disoccupazione che caratterizzava quel tempo e, ahinoi, non solo quello.

Padre Trigona, checché ne possano dire molti, offuscati forse dalle sue nobili origini, è stato un sacerdote ed educatore generoso, che ha dedicato sia la sua persona che le sue risorse ai giovani bagheresi. Proprio dietro la struttura settecentesca, fece costruire un edificio molto semplice, di forma squadrata, per il suo centro di formazione.

Troppo semplice forse, tant’è che, con una scelta abbastanza discutibile, fece posizionare lo stemma della sua nobile famiglia proprio sulla facciata. Ancora oggi, nonostante la struttura sia stata a lungo abbandonata e nel tempo presa di mira da numerosi atti vandalici, l’aquila dei Trigona campeggia sempre lassù, fiera.

Adesso il grande immobile plesso retro della villa, con oltre 10 camere e servizi vari, che credo appartenga proprio agli eredi Trigona, è stato ristrutturato e con non poca sorpresa l’ho trovato online tra le offerte in locazione...beh tutto cambia, si evolve o involve, dipende un po’ dai punti di vista.

Ma torniamo a Villa Serradifalco che da tempo appartiene ad una Fondazione onlus fondata dallo stesso don Armando nel 1959 e che, dopo essere stata utilizzata come dormitorio per i giovani del centro di formazione, è stata in buona parte chiusa, proprio perché la fondazione non ha i mezzi economici per sostenere l’intervento di restauro massivo che necessiterebbe… e chi li ha del resto tutti sti picciuli?

I corpi bassi della villa però, gli unici ripristinati, ospitano una casa di riposo per anziani bisognosi, in linea con lo spirito che ha impresso la gestione di don Trigona. Più recentemente, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 è stata ristrutturata la cappella che ha iniziato a dipendere dalla chiesa della Trasfigurazione, di cui don Armando Trigona fu ideatore, fondatore e primo Parroco.

La chiesetta, con il suo splendido arco in tufo, veniva frequentata in primis dagli anziani del centro, ma la sua bellezza caratterizzata da tele e ornamenti di valore, presumibilmente appartenenti alla famiglia Trigona, attiravano anche esterni per la celebrazione di cerimonie religiose.

Oggi non è facile comprendere se sia ancora in funzione, io però non sono una che demorde e una capatina alla sua scoperta, armata di tanta buona volontà, mi riprometto di farla.

La storia di Villa Serradifalco è stata e spero sia ancora lunga, pagine del tutto inusuali e diverse tra loro si sono susseguite nel suo racconto, oggi più che mai il suo futuro è innegabilmente incerto, confacendosi a quello che del resto è stato tutto il suo percorso, tortuoso certamente, ma che l’ha portata sin qui.
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