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Dopo Empoli l’apoteosi

  • 2 ottobre 2006

Sì, Empoli è stata davvero salutare. La cittadina toscana, dove il Palermo è andato di scena domenica scorsa rimettendoci le penne, ha dato lezioni positive ed i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Due lezioni, tanto quanto i gol presi, che si possono riassumere in questo modo: una squadra forte non deve mai smarrire l’umiltà e la giusta concentrazione e che il turn over va fatto ma con moderazione e, possibilmente, evitando di creare squilibri all’interno degli undici messi in campo.

Ricorderete il nostro commento a caldo quando ci stupimmo che, in assenza di Simplicio, il tecnico aveva fatto a meno di Corini, schierando un centrocampo inedito e poco affiatato. Ricorderete il rimprovero mosso a qualche giocatore di aver preso con troppa sufficienza la trasferta empolese. Bene, tutto questo ha dato una spinta all’intera compagine rosa per dimostrare sul campo che ogni partita ha la sua storia e che non sempre vinci perché sulla carta sei più bravo ma perché hai fame agonistica.

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L’apoteosi del Barbera contro gli inglesi del West Ham di giovedì e la vittoria di Verona sono state le conseguenze logiche all’atteggiamento scialbo di Empoli. Un ruolo fondamentale l’ha giocato il tecnico Guidolin che, pignolo ed attento come pochi, avrà capito che qualcosa stava andando per il verso sbagliato e che l’euforia aveva investito qualche elemento della rosa di prima squadra.

Contro il West Ham il Palermo ha dilagato giocando una partita intelligente ed accorta, nessuno ha tirato la gamba indietro e prima ancora di vincere con gambe e polmoni si è vinto con testa e cuore. A Verona è andato in onda il secondo tempo del film visto il giovedì con il West Ham: squadra accorta ed attenta, pronta a punire l’avversario al minimo errore.

I più critici obiettano che il Palermo costruisce poche palle gol, è spesso attendista e catenacciaro, che ha incassato troppi gol ma l’unica risposta che la squadra ha dato fino a questo momento è, a parte i risultati, la compattezza e la saggezza (Empoli a parte) con la quale affronta ogni singolo avversario. Insomma una squadra camaleontica che sa quando affondare i colpi e quando chiudersi per non dare punti di riferimento agli avversari.

Una squadra “stile Guidolin” che, come annunciato in sede di ritiro estivo, ha disegnato un gruppo capace di interpretare più schemi per adattarsi all’avversario di turno. Non vuol sentir parlare di scudetto il tecnici di Castelfranco Veneto e, francamente, siamo ampiamente d’accordo con il suo pensiero. I voli pindarici portano a conseguenze drammatiche ed il predicare umiltà ci sembra la giusta medicina ma il Palermo ha ampiamente meritato di stare al primo posto.

Sei vittorie su sette incontri non sono roba da poco conto o frutto del caso ma un segno tangibile di forza complessiva.
Adesso il meritato riposo dei guerrieri in vista della sosta di campionato. Si riprenderà contro l’Atalanta e sarà una battaglia per poi recarsi a far visita al Milan di Kakà e Pirlo. Non carichiamo il match di San Siro come sfida scudetto: .tecnico e giocatori ne potrebbero trarre solo svantaggio.

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