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Le passeggiate al campo di Marte: monumento a Mitterrand

  • 15 marzo 2005

Le passeggiate al campo di Marte (Le promeneur du champ de Mars)
Francia 2005
Di Robert Guédiguian
Con Michel Bouquet, Jalil Lespert, Anne Cantineau, Philippe Fretun

L’ultimo Mitterrand appare come “un pietrificato”, simile ai grandi re marmorei della basilica di Saint-Denis: Francesco I, Luigi XII, Caterina de’ Medici, ritratti nella concretezza della morte, assistono stupendi e impotenti al volgersi dei tempi e delle France che non domineranno. Così è lo stesso presidente francese, l’ultimo grande presidente della nazione: dopo, solo finanzieri e contabili, come afferma lui stesso. La fine della politica è analizzata con puntiglio dalle battute salaci dello statista, dai suoi commenti sempre più rifugiati nella letteratura, dai suoi silenzi. Il pessimismo non esime tuttavia dall’affrontare la realtà, perché si deve sempre “dire di sì”, anche alla morte, con uno spirito pragmatico coadiuvato da quella “passione dell’indifferenza” necessaria per sopravvivere. Nel film di Robert Guédiguian si intrecciano due biografie, quella di Antoine, giornalista in crisi personale e sentimentale (impegnato a sua volta nella biografia del politico), e quella già postuma del grande capo di stato. Sullo sfondo, una nazione che cerca di affrontare i cambiamenti del panorama politico interno (trasformazioni della sinistra, dibattiti ancora aperti sul passato torbido della Seconda Guerra Mondiale) ed esterno (Unione Europea, caduta di un muro di cui non si è ancora elaborato il lutto). Uno sfondo grigio, colore attraverso il quale Mitterrand vede la Francia: un grigio che si ritrova nelle sue sfumature, numerose quanto le sue epoche storiche, quanto i suoi variegati paesaggi che dalla Provenza si smorzano andando verso il Nord lambito dall’oceano.

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Essere sensibili al grigio significa apprezzare l’indistinto dell’ambiguità, il tenue elogiato da Verlaine (che Mitterrand non cita, ma che si affianca benissimo al suo amato Rimbaud). La stessa fotografia del film (dello svizzero Renato Berta, già responsabile dell’immagine di “Marie-Jo et ses deux amours” dello stesso autore) spegne i toni, predilige tinte “morte”. Il grigio aumenta col progredire della malattia e si impadronisce del corpo debilitato del presidente: ma è nella malattia e nell’approssimarsi consapevole della fine che la persona si definisce, si completa. Assistiamo a un’opera inusuale non solo per il biopic (genere alla moda negli ultimi tempi), ma per il suo stesso autore: il regista si allontana infatti dalle ambientazioni marsigliesi – dai cromatismi più vivaci – e dalle narrazioni incentrate su personaggi di estrazione perlopiù proletaria. Continua però le sue riflessioni sulla politica nell’efficace ritratto di una delle figure più note e complesse del panorama storico e politico francese recente, ispirandosi al libro Le dernier Mitterrand di Georges-Marc Benamou, che ha nel giornalista Antoine un alter ego. Il film è anche una grande prova per Michel Bouquet (al di là del pessimo – come al solito – doppiaggio italiano), che nelle vesti di Mitterrand offre un’interpretazione monumentale nella sua stoica fragilità.

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