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Nei depositi per la guerra: dopo un secolo Palermo ricolloca quattro dipinti barocchi

Messe al sicuro in vista della Seconda Guerra Mondiale, Palermo ne aveva dimenticato il valore: due tele sono di Filippo Tancredi e le altre due di Guglielmo Borremans

  • 8 agosto 2019

"Mosé indica la colonna di fuoco" di Filippo Tancredi

È passato quasi un secolo dall’ultima volta che occhi di fedeli e studiosi hanno poggiato il proprio sguardo su i tesori nella chiesa del Santissimo Salvatore a Palermo e soltanto oggi, quattro preziosi dipinti sono stati riuniti nella propria dimora.

Gli anni difficili del Conflitto Mondiale oltre a causare danni ingenti al patrimonio sono stati la causa della perdita di numerosi oggetti d’arte. Per ovviare a possibili furti o distruzioni, furono trasportate e messe in sicurezza numerose opere d’arte provenienti da chiese a rischio o da altre meno fortunate in quanto colpite da detriti o dalle stesse bombe.

Dal dopoguerra, molte di queste ancora oggi restano sopite nei depositi dei musei cittadini, tra questi il Museo Diocesano di Palermo e il Museo Regionale di Palazzo Abatellis.

Il naturale rientro unito alla volontà di rivedere il patrimonio ri-fruibile, ha fatto si che le tele, che oggi torniamo ad ammirare, rappresentano un lento processo di ritorno allo stato d’origine di un monumento, ma anche la volontà da parte di diverse istituzioni di cooperare per un unico fine: preservare e restituire la bellezza e l’arte.
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Queste tele raffiguranti "Abigail che offre doni al Re Davide" e "Mosè che conduce il popolo ebreo nel deserto" già esposte a Palazzo Chiaramonte, di Filippo Tancredi (Messina, 8 novembre 1655 – Palermo, 13 ottobre 1722) e provenienti da Palazzo Abatellis, "San Pantaleone! e "Santa Maria Maddalena" di Guglielmo Borremans (Anversa, 12 agosto 1675 – Palermo, 17 aprile 1744) queste invece provenienti dal Museo Diocesano, tornano non solo ad arricchire la chiesa per i tesori che vi sono all’interno, ma rappresentano un tassello fondamentale per una corretta lettura dell’apparato decorativo nella sua totalità.

Il progetto di ricollocazione delle quattro tele fa parte di un già più ampio piano di riqualificazione dell’antica e prestigiosa chiesa del Santissimo Salvatore (scopri di più sulla chiesa) che ha visto negli anni l’associazione Amici dei Musei Siciliani nel perseverante tentativo di restituire una sempre più facilitata fruizione di luoghi molto spesso chiusi.

Queste iniziative condivise e promosse dal rettore della chiesa Mons. Gaetano Tulipano sono il frutto di un preciso obiettivo di restituzione alla cittadinanza della memoria di un luogo e della sua iconografia artistica e teologica.

L’importanza di tornare ad ammirare delle fondamentali opere pittoriche del barocco isolano, crea una nuova lettura, una nuova analisi interpretativa sia dell’impianto decorativo dell’ellittica chiesa del Santissimo Salvatore, sia una nuova fase di studio di due grandi artisti che hanno arricchito con le proprie opere un periodo di notevole fermento artistico e culturale cittadino.
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