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La (mitica) città in Sicilia custodita in una riserva: qui si cela il tesoro cercato per secoli

Un città leggendaria avvolta da un enigma, custodita dentro la bellezza di una piccola riserva sui Peloritani. Una montagna misteriosa con panorami mozzafiato

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • 3 maggio 2023

La Riserva naturale orientata di Fiumedinisi

Un città leggendaria avvolta da un enigma sepolto nel tempo, custodito dentro la bellezza di una piccola riserva sui Peloritani: siamo nella Riserva Naturale Orientata di Fiumedinisi, avvolti dalla bellezza naturalistica e la memoria storica radicate su Monte Scuderi, dove la caratteristica botanica è l’erica arborea che trova il suo habitat perfetto, paesaggi che si aprono sulle Isole Eolie fino alla Calabria e all’Etna.

Una Montagna Misteriosa alta 1253 m s.l.m, dalla quale si ammira il panorama che contempla il paesaggio intorno e ne custodisce uno prezioso tra suolo e sottosuolo, le grotte calcaree, la leggenda che racconta il mito della "trovatura" secondo la cui storia una bellissima principessa sorveglia un tesoro nascosto tra le rocce e le pietre, cercato da sempre nei secoli.

Qui si arriva dopo quasi due ore di camminata e si giunge in cima ad un pianoro dove si leggono le tracce di un passato da scoprire che abbraccia un arco temporale tra la preistoria fino all’alto medioevo, dove un tempo veniva conservato il ghiaccio in cavità naturali che e poi distribuito nei paesi a valle.
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È qui che riposano i secolari resti di vecchi insediamenti, ruderi che in cima al monte parlano dell’antica città bizantina di Micos, che sembra essere stata tra gli ultimi avamposti a resistere alla conquista araba. Fin dall’epoca preistorica questa montagna fu meta di popolazioni indigene che si stabilirono tra le rocce fino a quando sorse una piccola fortificazione abitata e il cui nome era Micos o Vicos che in greco significava proprio “dirupo”.

Gli studi archeologici suppongono che ci fu una più lunga frequentazione al di là del periodo bizantino fino quasi al XVI sec., durante il quale il monte veniva esplorato sistematicamente in cerca del tesoro e dei filoni metalliferi che arricchivano i terreni circostanti.

Ci si trova di fronte ad alte strutture murarie spesse, lunghe e ingegnose, realizzate con l'impiego di scaglioni di calcare locale con cementificazione di malta bianca di calce idraulica e che, nonostante risultino profondamente interrati, arrivano fino a tre metri d altezza. In prossimità della Porta del Monte fanno pensare a una sorta di cinta muraria del pianoro che si nota arrivando dai sentieri che provengono dal versante meridionale, da Alì e dalla Valle di Fiumedinisi, o dal versante settentrionale dai sentieri che partono dai comuni di Itala, Pezzolo, Altolia e dalla carrozzabile per Piano Margi.

La Casa del Re, così è soprannominata, è un grande vascone di forma rettangolare nella parte settentrionale insieme e numerosi agglomerati di pietra dei quali non si comprende benissimo l’uso e per questo rendono ancora più enigmatico il luogo, distribuiti nella parte sud-orientale del pianoro. Il rivestimento a malta compatta ancora visibile, potrebbe far riferire l'uso di questo manufatto a vascone di raccolta per le acque, come più volte è indicato nelle antiche cronache ritrovate.

L'ingresso settentrionale era chiuso da una sorta di bastione che precludeva l'accesso al pianoro e a ridosso di quest’ultimo sono evidenti i resti di un ambiente rettangolare le cui strutture, seppur interrate, si conservano per un'altezza di circa un metro.

Gli scavi hanno messo in evidenza una grande quantità di reperti di vara natura, tra cui medaglie e monete riferibili a epoche diverse dell'insediamento intorno al VII°-VIII° secolo d.C. anche del periodo aragonese. Arrivare fin quassù al di là della presenza dei ruderi è sicuramente una bellissima esperienza fin dall’inizio, dato il percorso a piedi che attraversa un sentiero naturalistico affacciato sul paesaggio e che culmina fin ai resti di questo antico luogo abitativo avvolto nel mistero delle sue storie.

Geologicamente ci troviamo tra giacimenti che prolificano di elementi minerari che si sono formati 250 milioni di anni fa, camminando tra valli ricche di un habitat vegetale vario dove spuntano le fiumare, e piante tipiche della flora mediterranea arbustiva e boschiva che rende questo luogo un paradiso con piante di roverella e di lecci, agrifogli e flora brillante, sorvolati da falchi e poiane che si librano in cielo, accompagnando il cammino verso il monte.

Nelle vicinanze segnaliamo una tappa da aggiungere: la Valle degli Eremiti che prende il nome appunto dalla frequentazione di eremiti la cui dimora era proprio dentro le grotte della vallata, ancora oggi uno dei posti più suggestivi da andare a vedere: il fiume e le rocce dalle pareti altissime, la flora e la fauna, il silenzio naturale che ispira una meditazione spontanea.
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