SCUOLA E UNIVERSITÀ

Caso legionella, alunni in altre scuole ma con i doppi turni: lezioni fino a sera, è protesta

L'unica soluzione trovata è quella delle lezioni pomeridiane in altre scuole, anche fino alle ore 19.50. Manifestazione dei genitori, mercoledì 21 ottobre

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    20 ottobre 2026

La scuola media statale Virgilio Marone in via Valdemone a Palermo

La sveglia suonerà sempre al mattino, ma per andare a scuola bisognerà aspettare le tre del pomeriggio. Prima ci saranno i compiti, magari un po' di tempo per giocare, poi il pranzo e infine lo zaino in spalla, proprio quando, fino a qualche giorno fa, la giornata scolastica era già finita. Le lezioni termineranno alle sette e mezza di sera, in alcuni casi quasi alle otto. Poi il ritorno a casa, la cena, il tempo di lavarsi i denti e prepararsi per il giorno successivo.

In questa nuova organizzazione della giornata bisognerà trovare spazio anche per tutto quello che scuola non è, ma che della vita di un bambino fa parte eccome. Daniele, per esempio, ha dieci anni, frequenta la prima media e pratica jujitsu. Gli allenamenti cominciano alle sei del pomeriggio, un orario scelto appositamente dai genitori per permettergli di fare i compiti prima di andare in palestra.

Andrea, invece, frequenta la seconda elementare e alle quattro del pomeriggio gioca a basket: due volte alla settimana indossa le scarpe da ginnastica, prende il pallone e raggiunge i compagni per allenarsi. Da mercoledì, però, per entrambi ci saranno soltanto i banchi di scuola. E nessuno sa per quanto tempo.

C'è poi Francesca, che non ha ancora compiuto sei anni e normalmente alle otto, al massimo alle otto e mezza, è già a letto. Un'abitudine che ha a che fare con le esigenze legate alla sua età, dato che secondo le raccomandazioni pediatriche il riposo è importante per l'attenzione, l'apprendimento e il benessere emotivo.

Da mercoledì 21 ottobre, però, in alcuni giorni uscirà da scuola soltanto mezz'ora prima del suo abituale orario di andare a dormire. E in quella mezz'ora dovrebbe riuscire a tornare a casa, cenare e prepararsi per la notte.

Non ci sono, però, soltanto lo sport e il sonno. Ci sono bambini che il pomeriggio seguono percorsi di logopedia, altri che fanno psicomotricità, altri ancora che hanno appuntamenti con specialisti o attività di sostegno. Percorsi che fanno parte della loro crescita e che spesso vengono organizzati con settimane di anticipo, in base a disponibilità non sempre facili da modificare.

Daniele, Andrea e Francesca sono nomi di fantasia, scelti per tutelare l'identità dei bambini, ma le situazioni raccontate sono quelle con cui devono fare i conti le famiglie dell'Istituto comprensivo Publio Virgilio Marone Tomaselli, dove la scoperta di contaminazioni batteriche nell'acqua ha portato alla chiusura di tre plessi scolastici.

Da mercoledì 21 ottobre, infatti, dopo quasi due settimane di stop alle lezioni, gli alunni potranno tornare in classe, ma in altre scuole e soltanto nel pomeriggio. Una soluzione individuata per consentire la ripresa delle attività didattiche in attesa che gli edifici vengano dichiarati nuovamente sicuri.

Ma cosa significa, per un bambino di sei anni, trascorrere l'intero pomeriggio in classe e uscirne quando fuori è già buio? E per un ragazzino delle medie tornare a casa alle otto di sera? Non è soltanto una questione di organizzazione familiare, di genitori costretti a chiedere permessi al lavoro, affidarsi ai nonni, pagare una babysitter o modificare i propri impegni. A essere completamente stravolta è prima di tutto la vita dei bambini.

A scuola fino alle 19.50: i nuovi orari

A poche ore dalla ripresa delle lezioni manca ancora la circolare ufficiale della scuola. Gli orari e le modalità di svolgimento delle attività sono stati infatti comunicati dai rappresentanti dei genitori, al termine del Consiglio d'istituto di ieri. E così, mentre domani dovrebbero cominciare i doppi turni, le famiglie si ritrovano a dover organizzare le proprie giornate sulla base di informazioni che attendono ancora una conferma.

Stando al calendario condiviso dai rappresentanti, gli orari previsti lasciano comunque poco spazio alle alternative. Per i bambini della scuola primaria, che saranno ospitati nei plessi Pecoraro e De Gasperi, la campanella suonerà alle 15.00. Le prime tre classi usciranno alle 19.30 il lunedì e il martedì, mentre negli altri giorni le lezioni termineranno alle 18.45. Per le quarte e le quinte, invece, l'uscita sarà alle 19.30 dal lunedì al giovedì, mentre il venerdì termineranno quarantacinque minuti prima.

Non andrà meglio ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado, ospitati al liceo Meli, che entreranno alle 15.20 e usciranno alle 19.50. Inizialmente era stata prevista un'uscita alle 20.00, poi anticipata di dieci minuti dopo un'ulteriore valutazione. Un piccolo risultato ottenuto dai rappresentanti dei genitori, che avevano chiesto di rimodulare e anticipare alcune fasce orarie, ricevendo però una risposta negativa per la necessità di garantire la continuità e la qualità dell'attività didattica.

Per i bambini della scuola dell'infanzia, invece, la ripresa è prevista giovedì 22 ottobre, con lezioni dalle 14.30 alle 18.00. Anche in questo caso, dunque, l'intero pomeriggio sarà dedicato alla scuola, proprio in una fascia oraria che, soprattutto per i più piccoli, coincide spesso con il riposo.

La soluzione è stata individuata grazie alla disponibilità di altri istituti ad accogliere temporaneamente le classi, dopo gli incontri tra la dirigenza scolastica, il Comune e i responsabili della sicurezza. Ma se da un lato sarà possibile tornare finalmente in presenza, dall'altro resta da capire quanto a lungo gli alunni dovranno adattarsi a questi ritmi.

«Una situazione oggettivamente insopportabile»

A esprimere forti perplessità sulle soluzioni individuate e sui tempi di gestione dell'emergenza è la consigliera comunale Mariangela Di Gangi. «Le soluzioni proposte, per quanto non ancora confermate ufficialmente, potevano andare bene nell'immediato, per far fronte a una situazione improvvisa», afferma. «Ma dopo due settimane dalla chiusura delle scuole, continuare a ricorrere a misure che possono essere considerate accettabili soltanto per pochissimi giorni lascia molto perplessi».

Secondo la consigliera, il problema non è soltanto individuare aule disponibili, ma tenere conto delle esigenze quotidiane degli alunni, soprattutto dei più piccoli. «Immaginare che i bambini della scuola dell'infanzia possano seguire quegli orari è follia», osserva, criticando anche la scelta di prevedere una particolare gestione delle assenze e delle uscite anticipate per chi pratica attività sportive agonistiche, senza considerare le altre necessità dei bambini.

«Non esistono soltanto le attività sportive. Il modo in cui si sta affrontando la vicenda restituisce una visione troppo limitata del problema», aggiunge Di Gangi, che considera quanto accaduto una dimostrazione della «manifesta incapacità dell'amministrazione Lagalla di affrontare situazioni complesse come questa in maniera adeguata».

Il Garante: «Se la situazione dovesse protrarsi, le conseguenze non sarebbero lievi»

Sulle conseguenze che questa riorganizzazione potrebbe avere sui bambini interviene anche Vito Lo Scrudato, Garante per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del Comune di Palermo, che segue la vicenda con preoccupazione. «I problemi che ricadono sulle famiglie e sugli alunni in relazione ai tempi di apprendimento alterati sono certamente seri - spiega - L'auspicio è che l'allarme sanitario possa rientrare presto e tornare a quella normalità che è condizione indispensabile per ridare la giusta serenità all'utenza delle scuole colpite».

Il pensiero del Garante va anche a quanto già vissuto dai bambini durante la pandemia, quando la chiusura delle scuole e l'interruzione delle normali attività hanno avuto conseguenze sulla vita di un'intera generazione di studenti. «Ho memoria delle gravi ripercussioni che l'epidemia del Covid ha inflitto alle fasce giovanili delle nostre scuole - ricorda Lo Scrudato - Speriamo che invece quest'episodio possa configurarsi come un breve periodo problematico da superare presto. In altro caso le conseguenze non sarebbero lievi».

Parole che riportano l'attenzione su una questione ancora senza risposta. I doppi turni vengono presentati come una soluzione provvisoria, ma al momento non è possibile sapere quando termineranno. E una cosa è chiedere a un bambino di modificare le proprie abitudini per qualche giorno, un'altra è immaginare che questa organizzazione possa protrarsi per settimane, finendo per incidere a lungo sulla loro quotidianità.

«I nostri figli non si toccano»: la protesta davanti alla scuola

Intanto, tra le famiglie cresce il malcontento e per mercoledì 21 ottobre, alle 9.00 del mattino, è stata organizzata una manifestazione davanti alla scuola media Marone. Un appuntamento che coincide proprio con il giorno previsto per la ripresa delle lezioni e che nasce dalla richiesta di individuare un'alternativa ai turni pomeridiani.

«I nostri figli non vanno più a scuola e adesso gli orari pomeridiani proposti dal Consiglio d'istituto, con uscite folli e insostenibili fino alle 19.30 o 19.50, distruggono il benessere psicofisico, sociale, sportivo e didattico dei nostri figli, stravolgendo la vita di intere famiglie», si legge nell'appello che sta circolando tra i genitori.

Il messaggio invita famiglie e cittadini a partecipare alla mobilitazione per chiedere risposte alle istituzioni. «I nostri figli non si toccano» scrivono i promotori, rivendicando la necessità di garantire spazi adeguati e lezioni al mattino. «Esistono sempre alternative percorribili», sostengono, chiedendo un segnale forte e unitario.

La manifestazione arriva dopo giorni di attesa, incontri e tentativi di trovare una sistemazione agli alunni. E le difficoltà non riguardano soltanto gli orari. Durante il Consiglio d'istituto, i rappresentanti dei genitori hanno nuovamente chiesto la possibilità di installare bagni chimici di supporto negli edifici che ospiteranno le classi, ricevendo come risposta che un eventuale intervento di questo sarebbe di competenza del Comune.

Restano inoltre da risolvere le questioni legate al recupero del materiale scolastico e dei farmaci salvavita rimasti nei plessi chiusi, per le quali la dirigenza ha annunciato che verranno comunicate le modalità operative. Per le famiglie che hanno invece chiesto il nulla osta per trasferire i propri figli in un'altra scuola, le richieste seguiranno il normale iter amministrativo, mentre le assenze continueranno a essere conteggiate nel monte ore dell'alunno e saranno comunicate alla scuola di destinazione.

Una gestione che suscita amarezza tra le famiglie. «Sono molto rammaricata perché sembra che la richiesta di collaborazione debba arrivare soltanto da noi genitori», racconta una madre. A preoccuparla è anche l'atteggiamento della dirigenza nei confronti di chi vorrebbe trasferire temporaneamente i propri figli in un'altra scuola. «Io personalmente non ho chiesto il nulla osta, ma il fatto che la dirigente non si mostri altrettanto collaborativa nei confronti di chi lo ha richiesto mi lascia perplessa», dice.

«Questo ostruzionismo burocratico - aggiunge - mi fa pensare che non ci sia una sincera volontà di collaborazione. Mi sarei aspettata, invece, che la dirigente, pur con dispiacere, si impegnasse per agevolare le famiglie che legittimamente chiedono di cambiare scuola, anziché frapporre ostacoli burocratici».

Quando si tornerà alla normalità?

È forse questa la domanda che più di tutte accompagna la ripresa delle lezioni. Perché, al di là degli orari e delle difficoltà organizzative, i genitori non sanno ancora quando i figli potranno tornare nelle loro scuole.

Come precisato dai rappresentanti, il rientro nei plessi di appartenenza dipenderà esclusivamente dagli esiti delle analisi dell'Asp, cui spettano le valutazioni sanitarie necessarie per consentire la riapertura degli edifici. Secondo quanto si apprende da alcune fonti, i risultati potrebbero arrivare già nella giornata di oggi, martedì 20 ottobre. Resta però da capire se consentiranno di riaprire le scuole e in quali tempi. Al momento, dunque, non c'è ancora una data certa per il ritorno alla normalità.

Nel frattempo, i bambini dovranno abituarsi a un'altra scuola, ad altri orari, a una giornata che comincia come prima ma finisce molto più tardi. E i genitori dovranno trovare il modo di accompagnarli, continuare a lavorare, riorganizzare impegni e attività, cercando di conservare almeno una parte di quella normalità che fino a pochi giorni fa sembrava scontata.
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