CINEMA E TV

È innocente ma passa 33 anni in carcere: "Zustissia", il film col (siciliano) Ferracane

Il film “Zustissia”, giustizia in lingua sarda, ed è diretto da Francesco Piras, classe 1978, cagliaritano di nascita, anche lui candidato ai David di Donatello

Tancredi Bua
Giornalista
  • Pubblicato il
    19 agosto 2026

"Zustissia", film di Francesco Piras

Il fatto di cronaca è tutto sardo, ma a viverlo sullo schermo da protagonista sarà un siciliano, il tre volte candidato al David di Donatello, vincitore del Nastro d’argento come miglior attore non protagonista per “Il traditore” di Marco Bellocchio: il castelvetranese Fabrizio Ferracane.

Classe ’75, recentemente in sala con “La guerra di Cesare” di Sergio Scavio, “Lo scuru” di Giuseppe W. Lombardo, e in piattaforma da questa primavera con “Il falsario” di Stefano Lodovichi, Ferracane interpreterà l’innocente Beniamino Zuncheddu, il pastore sardo che l’8 novembre 1991 venne incolpato della strage di Sinnai e condannato all’ergastolo, restando in cella per trentatré anni.

Le cose cambieranno quando un giovane avvocato, Mauro Trogu, nel film interpretato da Michele Riondino, deciderà d’intraprendere, pro bono, una battaglia legale lunga e difficile per restituire la libertà a quello che secondo lui è un innocente incastrato dal posto e il momento sbagliati.

Il film s’intitola “Zustissia”, giustizia in lingua sarda, ed è diretto da Francesco Piras, classe 1978, cagliaritano di nascita, anche lui candidato ai David di Donatello, però per il miglior cortometraggio, con il suo “Il nostro concerto”. “Zustissia” è il suo debutto da regista, dopo anni in giro per i set come direttore della fotografia di lungometraggi, corti e videoclip musicali (sua la fotografia per le hit di Marco Mengoni “Ma stasera”, “No stress” e “Due vite”), ma anche come documentarista.

“Zustissia” per lui è l’inizio di un nuovo percorso, ma anche il culmine di una strada aperta anni fa, con i corti “Su Nuraxi”, “Fradi Miu”, “Tilipirche”, tutti profondamente legati al territorio sardo.

La storia vera alla base del film inizia la sera del 28 febbraio 1991, quando tutta l’Italia è incollata al televisore per guardare Sanremo, e gli agenti della squadra mobile della questura di Cagliari, in divisa mimetica, bussano alla porta della casa di Beniamino Zuncheddu a Burcei per prelevare Beniamino, principale indiziato per una strage avvenuta poche settimane prima, in cui sono stati uccisi tre uomini e un quarto è rimasto gravemente ferito.

Il pastore si proclama da subito innocente, ma l’unico sopravvissuto della strage lo riconosce e una serie di altre prove, in futuro giudicate inverosimili, sembrano inchiodarlo, condannandolo nel giro di un anno, all’ergastolo in via definitiva.

A firmare la sceneggiatura su uno dei più lunghi errori giudiziari italiani sono Lisa Nur Sultan – già autrice, fra le altre opere, del film sul caso Stefano Cucchi, “Sulla mia pelle” – e il fiorentino Niccolò Gentili – sceneggiatore, attore e regista, il prossimo 17 settembre in uscita con il suo primo film, “Dov’è la Fiesta?” – , a loro volta ispirati dal libro che i veri Beniamino Zuncheddu e Mauro Trogu hanno pubblicato nel 2024 per raccontare il gigantesco errore in cui si ritrovò Zuncheddu ad appena ventisei anni.

Insieme a Ferracane e Riondino, particolarmente legato alla Sicilia dopo essere stato Vincenzo Florio ne “I leoni di Sicilia”, il cast del film è completato da Geppi Cucciari nei panni della vera garante dei diritti delle persone sottoposte a privazione della libertà della Regione Sardegna, che si è occupata del vero Beniamino Zuncheddu, Irene Testa, e poi ancora Paola Giannini, Jacopo Cullin (già ne “La buca” di Daniele Ciprì), Francesco Colella (recentemente in sala con “Il dio dell’amore” di Francesco Lagi e “La gioia” di Nicolangelo Gelormini), Philippine Leroy-Beaulieu e Andrea Mameli.

Il regista Piras è arrivato al film perché voleva «raccontare una storia d’inchiesta, d’impegno civile e d’amore, amore per “sa zustissia”, la giustizia, amore per la verità e per quelle montagne straordinarie da cui Beniamino Zuncheddu è stato strappato per un’intera esistenza e dove, finalmente, ha potuto fare ritorno».

A produrre il film sono Palomar, PiperFilm e Rai Cinema, con il contributo del Ministero della cultura e il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission. L’uscita in sala è fissata al 15 ottobre.
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