CULTURA

Escono da teatro e girano per Palermo: i "pupi erranti", da Brancaccio allo Zen

​​​​​​​Con l'iniziativa del Museo Pasqualino 5 compagnie storiche incontrano bambini e ragazzi per tutto ottobre, mantenendo viva la tradizione patrimonio Unesco

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • Pubblicato il
    5 ottobre 2026

Paladini dell'Opera dei Pupi

A Palermo i paladini hanno deciso di cambiare strada. Lasciano per un po’ il teatro, attraversano la città e arrivano là dove la cultura, qualche volta, fa più fatica ad arrivare. I pupi si mettono in cammino, entrano nei quartieri, incontrano bambini e ragazzi, portano con sé battaglie antiche e storie che appartengono alla memoria più dolorosa della Sicilia.

Morgana OFF

È questa l’anima di Morgana Off: pupi erranti, il progetto del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino che dall’1 al 29 ottobre coinvolge ZEN/San Filippo Neri, Arenella-Vergine Maria, Tommaso Natale-Sferracavallo e Brancaccio. Non una semplice rassegna fuori sede, ma un viaggio nel quale l’Opera dei pupi diventa occasione di relazione.

Cinque compagnie storiche – Carlo Magno, Marionettistica Popolare Siciliana, Franco Cuticchio figlio d’arte, Mago Malagigi e Agramante – porteranno nei quartieri spettacoli e momenti di formazione, perché prima ancora di assistere a una storia possa nascere un incontro con chi quella storia la custodisce e la mette in scena.

Per Rosario Perricone, direttore del Museo Pasqualino, la scelta nasce da una convinzione precisa: il patrimonio culturale non può restare fermo ad aspettare il pubblico. «I nostri pupi escono molto spesso dal Museo, dove (caso più unico che raro) hanno un appuntamento quotidiano con il loro pubblico. Sono degli ottimi alleati per combattere l’esclusione sociale, piaga di molti quartieri periferici. Ecco perché spesso, come nel caso di Morgana Off 2026, affianchiamo allo spettacolo attività formative, come dirò più avanti. Chi abita le periferie ha spesso meno occasioni per muoversi e accedere alla cultura. È proprio l’esclusione che va combattuta, e non lo si può fare a distanza. Per questo il Museo delle Marionette, che dirigo, ha previsto questo viaggio di pupi e pupari di alcune tra le più prestigiose e antiche compagnie palermitane».

Il filo che unisce gli appuntamenti non passa soltanto dal palcoscenico. Prima dello spettacolo, i pupari incontrano il pubblico, raccontano il proprio mestiere, mostrano gli strumenti della rappresentazione. Un modo per trasformare lo spettatore in qualcuno che possa guardare quei pupi con occhi diversi, riconoscendo dietro il movimento di un braccio, una voce o una battaglia secolare la complessità di un sapere tramandato nel tempo.

«I momenti di formazione, come dicevo prima, sono importantissimi per una duplice ragione. La prima è che la lotta all’esclusione sociale passa proprio attraverso l’incontro e il dialogo. Un ragazzo, per esempio, che prima dello spettacolo ha modo di avvicinare i pupari, di parlare con loro, guarderà con occhi diversi anche la performance che segue. E in più, questa è la seconda ragione, l’attività formativa aiuta a entrare dentro lo spettacolo, a conoscere gli strumenti della messa in scena e, magari, a suscitare il desiderio di continuare questo mestiere, perché no?».

Il programma

Il programma attraversa secoli e sensibilità differenti. Da "Astolfo sulla luna" a "La morte di Agricane", dalla "Francia sotto assedio" a "Ruggero libera Aladina", il repertorio cavalleresco conserva il suo fascino. Ma accanto ai paladini compaiono figure e vicende che appartengono alla storia recente della Sicilia. È qui che l’antico teatro dei pupi mostra una delle sue capacità più sorprendenti: parlare del presente senza perdere la propria voce originaria.

«Accanto ai grandi classici, abbiamo inserito nel programma anche spettacoli che riguardano vicende storiche contemporanee dolorosissime che hanno colpito la società civile, come appunto l’uccisione di padre Pino Puglisi e del piccolo Giuseppe Di Matteo. Questo dimostra come ancora oggi, seppur nel mutare delle storie, il linguaggio dell’Opera dei Pupi è più vivo che mai e si adatta ai tempi pur rimanendo ancorato alla tradizione. Dopo ogni battaglia, per esempio, il puparo sottolinea spesso l’inutilità e l’assurdità della guerra, quella vera, a cui assistiamo purtroppo ormai anche noi tutti i giorni».

I pupi erranti

Il nome pupi erranti racconta allora qualcosa di più di uno spostamento geografico. Racconta un’idea di cultura che non aspetta necessariamente che siano le persone a varcare la soglia di un museo. È il patrimonio stesso a muoversi, a cercare nuovi incontri, a raggiungere luoghi lontani dai circuiti abituali. «Il Museo delle Marionette ha sempre cercato il dialogo, la collaborazione e ha un pubblico tra reale e virtuale sparso per il mondo. È una realtà viva, frequentata, partecipata da ben prima che i social facessero irruzione nelle nostre vite. In questi anni non abbiamo raggiunto soltanto le periferie della città ma anche i luoghi della Sicilia lontani dai principali circuiti proprio perché l’incontro è il miglior antidoto contro l’isolamento. Siamo stati in Romania, ci siamo spinti fino a Giava: sì decisamente i nostri pupi e le nostre storie viaggiano e accolgono. È il nostro modo di vedere la vita e la cultura: che poi sono la stessa cosa».

Il viaggio di ottobre tocca così anche una questione decisiva per il futuro dell’Opera dei pupi: chi raccoglierà domani il filo lasciato dalle generazioni precedenti? Il riconoscimento UNESCO ha sancito il valore universale di questo patrimonio culturale immateriale, ma nessun riconoscimento può sostituire la pratica quotidiana.

Una tradizione viva

La tradizione che non scompare. «Tutte le attività di cui abbiamo parlato contribuiscono a rendere questa tradizione viva. Il Museo delle Marionette si è battuto molto per il riconoscimento Unesco, e continua a battersi attraverso promozione di una rete di pupari che si riconoscono in un progetto comune, ma anche con la pratica quotidiana degli spettacoli. Ogni giorno al Museo alle 17.00 va in scena un episodio dell’Opera dei pupi tratto da Storia dei paladini di Francia di Giusto Lo Dico, l’unico modo per conservare e trasmettere questo patrimonio immateriale. Lo abbiamo voluto fortemente anche per dare spazio alle giovani generazioni: di pubblico e di pupari».

E allora, mentre i pupi attraversano Palermo, la loro battaglia assume un significato nuovo. Non soltanto Orlando, Agricane, Astolfo o i paladini della tradizione, ma una compagnia di personaggi capaci ancora oggi di entrare in dialogo con una città e con le sue periferie. Il vero viaggio di Morgana Off comincia forse proprio qui: quando un ragazzo incontra un puparo, quando una storia antica riesce a parlare di una ferita contemporanea, quando un teatro arriva dove non lo si stava aspettando.

Perché un patrimonio rimanga vivo non soltanto deve essese custodito, ma deve continuare a muoversi, incontrare, parlare e farsi ascoltare. E a Palermo, per un mese, saranno proprio i pupi a portare questo filo da un quartiere all’altro.
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