CRONACA

"Familiari di boss nella ditta di pulizie": testimone denuncia "parentopoli" al Cervello

Un super testimone e La Vardera denunciano una presunta "parentopoli mafiosa" nell'azienda che dal 2021 ha in appalto il servizio di pulizie dell'ospedale

Balarm
La redazione
  • Pubblicato il
    29 settembre 2026

L'ospedale Cervello di Palermo

Riflettori puntati sull'ospedale Cervello di Palermo. Dopo i casi dell'ospedale Civico e della Italo Belga, il deputato di Controcorrente e presidente di Progetto Civico Italia, Ismaele La Vardera, rende pubblica un'altra sua denuncia presentata a luglio scorso al Gico della guardia di finanza di Palermo, su una presunta "parentopoli mafiosa" nell'azienda che dal 2021 ha in appalto il servizio di pulizie del nosocomio di via Trabucco.

Ospite nella trasmissione "Lo Stato delle cose" di Massimo Giletti, andato in onda ieri (lunedì 28 settembre), La Vardera racconta come tutto sia iniziato dalle denunce dei lavoratori, in particolare di un o una dipendente diventato/a il "super testimone", che avrebbe parlato di due donne, parenti vicinissime (moglie e sorella) di personaggi appartenenti a famiglie mafiose e condannati per racket e traffico di droga.

Le denunce del super testimone

Il super testimone viene intervistato/a dal giornalista del programma di Rai Tre, Silvio Schembri, al quale racconta quello che succedeva in reparto e come le due donne avrebbero gestito turnazioni, assunzioni, orari e straordinari favorendo "per amicizia" altri dipendenti, a loro volta parenti di uomini in carcere.

«Io pulivo 4 reparti per 4 ore al giorno, la loro amica invece sala operatoria o sala parto per 8 ore al giorno. Sono queste due donne -racconta sempre il testimone - a scegliere i reparti, le persone, gli orari e persino ferie e malattie. Per esempio se ti prendi due giorni di malattia, non fai straordinario quella settimana. Questo tipo di trattamento non è per tutti».

Alla domanda del giornalista se mai «A nessuno è mai venuto di alzare la voce?». Il testimone risponde secco: «Hanno paura, quando arrivano in reparto tutte e due femmine, lo vedono tutti che comandano loro due».

Chi sono le due donne

Le due donne «appartengono a famiglie mafiose di una certa caratura a Palermo», spiega Ismaele La Vardera, che precisa anche di aver fatto denuncia prima alla guardia di finanza e poi di aver scritto lettere al presidente della Regione, Renato Schifani, e alla Commissione regionale Antimafia all'Ars.

«C'è un super testimone che lavora la dentro e vuole parlare - aggiunge - e denuciare che ci sono lavoratori parenti di varie famiglie mafiose palermitane. Questi hanno vantaggi che gli altri non hanno. Parliamo di sanità e soldi pubblici. Bisogna fare chiarezza».

Le due donne, coordinatrici della ditta di pulizie, sono "una parente molto stretta" di Tommaso Nicolicchia, condannato per traffico di droga ed estorsioni del mandamento Brancaccio, e l'altra familiare, altrettanto stretta, dei fratelli Giuseppe, Domenico e Nunzio Serio, detti i "fratelli terribili", anche loro condannati per droga ed estorsione. Entrambe le donne sono incensurate.

Come emerge dalle denunce del super testimone e come riporta un articolo di Salvo Palazzolo su Repubblica Palermo, proprio nell'azienda che ha in appalto il servizio di pulizia all'ospedale Cervello avrebbe lavorato anche Fausto Seidita, poi arrestato lo scorso dicembre perché ritenuto nuovo capomafia dei mandamenti Cruillas-Malaspina e Noce, subentrando al fratello Giancarlo.

«Ci sono donne con i mariti arrestati - racconta il super testimone nel servizio andato in onda a "Lo Stato delle Cose". Che facciamo? Assumiamo tutti quelli che devono mantenere i mariti e i parenti in carcere. Quindi quelli non hanno nessuno possono andare a fare in c.... ? Le indicazioni su chi assumere arrivano dal carcere. Quando dici tu andiamo a colloquio al Pagliarelli e ti fai mettere in lista al collocamento».

Il giornalista Silvio Schembri dello Stato delle Cose, ha poi parlato con una delle coordinatrici, la sorella dei cosiddetti "fratelli terribili", i Serio. Lei si difende e sostiene di «lavorare dignitosamente da 20 anni e che non sta facendo nulla di illegale, Anzi andiamo avanti nonostante i nonostante», dice ai microfoni di Raitre. Anche le assunzioni, a dire della donna, avverrebbero in maniera lecita e trasparente «tramite un portale».

Il servizio andato in onda a "Lo Stato delle cose" si può vedere su Raiplay.

Chieste ispezioni urgenti

Il deputato regionale La Vardera chiede ispezioni immediate da parte della Regione: «Una vera e propria parentopoli mafiosa con i soldi pubblici della sanità. Una vicenda che apre scenari davanti ai quali il presidente Schifani e l’assessore Caruso non possono girarsi dall’altra parte - dichiara -. Prima di denunciare pubblicamente sappiate che ho scritto formalmente alla commissione regionale antimafia e al presidente Schifani e ancora prima ho denunciato alla guardia di finanza. Avrei potuto girarmi dall’altra parte, ma ancora una volta ho deciso di rischiare facendo nomi e cognomi di una delle famiglie mafiose più cruente di Palermo. Il mio ruolo di deputato è anche quello di controllare e vigilare sugli appalti pubblici».

L'assessore Caruso: "Verificheremo con attenzione"

«Verificheremo con attenzione la denuncia di alcuni organi di stampa sull’eventuale presenza di personale, riconducibile a contesti mafiosi, assunto nell’azienda che si occupa delle pulizie nell’ospedale Cervello di Palermo». Lo afferma l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso.

«La legalità è uno dei principi cardine del governo Schifani e in quest’ottica faremo gli opportuni approfondimenti, in collaborazione con l’azienda ospedaliera, per capire se siano stati rispettati tutti i criteri che garantiscono trasparenza e impermeabilità alle infiltrazioni mafiose».

I deputati di Controcorrente Marano, De Leo e Gilisto replicano all'assessore: «Fa sorridere che Caruso, anche davanti l’evidenza non riesca a dare merito a chi ce l’ha. Consigliamo all’assessore alla Sanità di aprire la sua mail istituzionale, così che si possa rendere conto che come gruppo parlamentare gli avevamo già segnalato la vicenda. Nulla togliere agli organi d’informazione che stanno facendo un lavoro prezioso, ma fa sorridere l’incapacità di questo governo regionale di dare i meriti all’opposizione. Siamo tuttavia felici che la Regione abbia dato il via alle verifiche dei dipendenti, ma la domanda ci sorge spontanea: serviva l’intervento di La Vardera, fino ad oggi nessuno si era mai accorto di nulla? A questa regione serve una politica che arriva un secondo prima e non un giorno dopo».

La Commissione Antimafia all'Ars

«Le notizie riportate oggi dalla stampa sulla presenza di un esponente di vertice di Cosa nostra e di familiari di persone condannate per mafia tra i dipendenti della società che gestisce il servizio di pulizia dell’ospedale Cervello sono estremamente delicate e meritano un approfondimento istituzionale serio e rigoroso. Per questo, come segretaria della Commissione regionale Antimafia, ritengo necessario che la Commissione accenda i riflettori sulla vicenda e valuti l’avvio di un’indagine, acquisendo tutta la documentazione utile sull’appalto e sulle procedure di assunzione». Lo afferma Roberta Schillaci, segretaria della Commissione regionale Antimafia e deputata regionale del Movimento 5 Stelle.

«È evidente – prosegue Schillaci – che la semplice parentela con una persona coinvolta in vicende di mafia non può costituire, di per sé, prova di appartenenza o di contiguità mafiosa. Proprio per questo è necessario evitare ogni generalizzazione e procedere con verifiche puntuali, trasparenti e documentate».

«Da tempo viene segnalata la presenza di parcheggiatori abusivi nell’area di Villa Sofia - aggiunge Schillaci -, compresa la zona della Croce Rossa. Ho già tante volte informato l’Azienda sanitaria e presentato interrogazioni parlamentari. Anche questo fenomeno deve essere verificato e affrontato. Non possiamo considerare normale che attorno a una struttura sanitaria si consolidino presenze abusive che esercitano un controllo di fatto sugli spazi destinati alla sosta dei cittadini e degli utenti dell’ospedale. I dipendenti stessi sono oggi giorno vessati da richieste di denaro per il parcheggio. Inoltre durante le partite di calcio il fenomeno dei parcheggiatori attorno a Villa Sofia assume contorni ancora più gravi».
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