ITINERARI E LUOGHI

Ispirò Camilleri, se ci vai entri in un piccolo paradiso: la spiaggia di Marinella in Sicilia

Un luogo di grande e rara bellezza che ispirò letterati e che attira a sé persone da tutta l'Isola e turisti con i suoi fondali bassi, la spiaggia dorata e il mare limpido

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • Pubblicato il
    29 agosto 2026

La spiaggia di Marinella in Sicilia

"Il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, qua e là dove nasce e muore il sole”. Verga e “I Malavoglia” ci spingono alla ricerca di luoghi e itinerari da vivere tutto d’un soffio. E, tra mille opportunità, la scelta cade sulla spiaggia della Marinella. Ispirati dalla corrente letteraria pirandelliana e di Camilleri, Porto Empedocle è - dalla statale 115 - il luogo adatto per il prossimo racconto.

Superate “li abbundanzi” di Realmonte, il centro agrigentino è a uno schiocco di dita, nel vero senso della parola. Abbandonata la statale, sono un paio circa - i chilometri - che ci separano dai colori tirrenici. La “fatìa” stradale è un vecchio ricordo da cancellare; il prossimo passo sarà una piccola passeggiata che ci condurrà dritti nel paradiso agrigentino.

I ricordi di Gerlandina

Li “casuzzi” profumano di “ciuri sapuriti”, mentre una stradina, abbastanza “impruvulazzata”, ci accompagna all’ingresso della spiaggia. Entrano in gioco il passato (non recente) e il presente. Diamo parola ai ricordi di una “carusa empedoclina”. Il suo nome è Gerlandina. Oggi quarantenne (circa), lontana da “lu paisi”, ci racconta il vero significato di Marinella, tra ricordi vivi e la malinconia di quel che fu… Jerlandina (passatemi il nome in stile pirandelliano) è figlia di quel luogo.

Le appartiene, lo sente suo. Ha vissuto i mitici anni Ottanta, lo stile dei Novanta, l’arrivo del Duemila fino a quando, causa lavoro, ha lasciato gli ambienti a lei cari e si è trasferita lontano dalla Sicilia. Come una novella pirandelliana, potremmo cucirle addosso un pezzo dal titolo “Jerlandina, granello di Marinella”. Li ha vissuti tutti i granelli, conosce ogni angolo e li descrive alla perfezione.

Da piccola - insieme ai genitori - andava a “lu mari". In quella lunga distesa cercava e trovava i momenti di quiete. La pace dei sensi, di riservatezza che le permettevano di stare bene con se stessa e gli altri. Dall’abitazione dei nonni si affacciava: il suo sguardo andava oltre i confini panoramici. I suoi occhi celestiali "ammiccavano" alla natura.

"Sintinziava lu mari - lu cunsulava di li jurnati, dunni la raggia” prendeva il sopravvento. Le sue camminate trovavano spazio fino a Punta Piccola, Villa Romana e ai territori di Realmonte. Non v’era certezza alcuna, perché il mare è “sopra ogni cosa” racconta. «Lu suli unnarinesci. Sbatti e ragghia». Contro lu “culuri” dei suoi capelli (aggiungiamo noi).

Si confronta, non lo teme, lo batte. Gerlandina ricorda la leggerezza delle giornate: «Mare, mare e tanto mare. E poi la compagnia dei familiari, l’armonia, le cose fatte bene». Poche ma buone. Giuste. La gente si riversava alla Marinella per cercare la tranquillità. Sin dalle prime luci dell’alba si respirava un’aria perfetta, con fondali bassi e arenile dove - a spiccare - erano i colori della sabbia (dorata) e del mare stesso (chiaro).

Le sue parole trasmettono calma, una sensazione di pace. E qui, durante e dopo averla ascoltata, i protagonisti siamo noi. Sentiamo il peso delle sue parole, pronti a goderci ogni momento, ogni singolo attimo. La modernità ha cambiato lo stato delle cose, dei fatti; le caratteristiche singolari hanno lasciato spazio al rinnovamento. Il cambiamento non è sempre sinonimo di effetto - boom, ma i giudizi vanno coltivati nel tempo.

Le falesie bianche

La giornata afosa spinge gli empedoclini a riversarsi in massa. I bambini sguazzano, giocano a più riprese. Tra un tuffo e un castello, ridono felici. I genitori sono esigenti, chiedono insistentemente un ultimo bagno (ai figli). È quasi impossibile; l’estate è imprevedibile. Alla nostra sinistra, tra uno spazio vuoto e “qualchicosa”, spuntano le ultime forme delle falesie. Sono bianche, incastonate a dovere, e danno un tocco di magia al nostro spirito di osservazione. Emanano “tocchi morfologici” di ere lontane. Cercano conforto nella vegetazione spontanea, una sorta di “affetto naturale”.

A pochi metri di distanza - e lo ripetiamo insistentemente - ecco il mare, nella sua bellezza. I nostri tuffi si ripetono in successione. Forse, “filosofando” vecchi ritratti danteschi (legge del contrappasso per contrasto), Punta Secca è uno dei luoghi ideali per mettere a tacere li “pinseri” e li “amarizzi” della vita.

Alla nostra destra, invece, tra lidi (omonimi) e caos turistico, intravediamo, quasi accecati, una piccola scogliera. Il territorio realmontese rappresenta un obiettivo alla portata. Ma, in quel momento, tra “cunta” e “ri-cunta”, pensiamo a goderci le acque cristalline. Marinella è una vera forza della natura. Lo sguardo, in una panoramica a 360°, ci spinge a guardare oltre. Oltre i confini della semplicità abbiamo le costruzioni, il cemento, case in fase di progetto e abbandonate. Come in tante aree siciliane, il rovescio della medaglia è pronto a sminuire le nostre parole; fa parte del gioco.

Proviamo a cambiare rotta, a goderci i confini del mare, le illusioni e i “danni emotivi”. Con il passare dei minuti, la spiaggia si svuota e lascia spazio agli ultimi rintocchi “marini”. Un tuffo rigenerante, un altro pacifico, in attesa del tramonto. Che a Marinella dicono, sin dai tempi di Pirandello, sia di grande e rara bellezza.
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