La sindaca ferma la festa a Termini per il neomelodico Nardi: "Si esibiva per i boss"
Salta il concerto del cantante Mauro Nardi che in passato ha detto di essersi esibito nelle terrazze dei boss. Cosa dice la sindaca Maria Terranova
La sindaca di Termini Imerese Maria Terranova
Si sarebbe dovuto esibire il 17 ottobre a Termini Imerese, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Daniele, ma la sua presenza nel programma ha spinto la sindaca Maria Terranova a negare il via libera alla manifestazione. Al centro della vicenda c'è Mauro Nardi, cantante neomelodico napoletano che in passato ha raccontato pubblicamente di essersi esibito durante feste private alla presenza di alcuni tra i più noti esponenti di Cosa nostra e di avere rapporti di vicinanza con la famiglia Casamonica.
Ad annunciare la decisione è stata la stessa Terranova attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale ripercorre alcune dichiarazioni del cantante e spiega perché non ritenga opportuno associare il nome della città alla sua esibizione.
Parole che Terranova ha deciso di riportare integralmente nel proprio intervento, insieme a quelle pronunciate dall'artista a proposito dei suoi rapporti con i Casamonica. In un'altra intervista Nardi aveva infatti descritto il legame con alcuni componenti della famiglia, raccontando di essere stato accolto con affetto e ricompensato anche attraverso regali. «Io poi li tratto con il cuore perché mi pagano, mi coccolano, un rapporto di grande affettuosità, di stima», aveva dichiarato, aggiungendo di aver ricevuto bracciali e orologi e arrivando a definirsi, insieme ad altri colleghi, uno degli «artisti di queste persone».
È su queste affermazioni che si basa la scelta di Terranova, che precisa di non voler esprimere giudizi personali, ma rivendica la libertà dell'amministrazione di decidere a quali iniziative concedere il proprio sostegno. «Il cantante è libero di definirsi “artista di queste persone”, così come io sono libera di non concedere il patrocinio della Città che rappresento».
«Noi non siamo la Sicilia di Inzerillo, Bontade e Buscetta. Noi non siamo la Sicilia della Cupola. Noi siamo la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino, don Pino Puglisi e di tanti altri uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita per contrastare la mafia».
Una distinzione che, secondo Terranova, non può restare confinata alle commemorazioni o alle dichiarazioni pubbliche, ma deve tradursi anche nelle scelte concrete delle istituzioni. «È questa la Sicilia nella quale mi riconosco. Ed è questa la Sicilia e la Termini che voglio rappresentare», aggiunge.
La porta, comunque, resta aperta agli organizzatori: i festeggiamenti in onore di San Daniele non sono definitivamente cancellati, potranno essere riproposti con un programma diverso. Non è dunque la manifestazione religiosa a essere messa in discussione, ma la presenza di Nardi tra gli artisti invitati.
Non mancano poi i riferimenti alla lotta alla mafia e al valore della memoria: «La memoria di chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia deve tradursi in scelte concrete», si legge in uno dei commenti.
Una vicenda distinta da quella dei festeggiamenti di San Daniele, ma che richiama ancora una volta il tema della responsabilità di chi ricopre incarichi pubblici. Ed è proprio su questo aspetto che Terranova insiste nella parte conclusiva del suo intervento: la politica deve essere capace di distinguere ciò che intende rappresentare da ciò a cui non vuole essere associata.
Una responsabilità che, sostiene, non può esaurirsi nelle commemorazioni delle vittime della mafia, ma deve tradursi in scelte concrete. «Altrimenti non avrebbe senso commemorare Falcone e Borsellino e poi rinunciare, nelle scelte di ogni giorno, a difendere i valori per i quali hanno sacrificato la loro vita». Da qui le parole con cui conclude il suo messaggio: «La legalità, per essere credibile, deve avere il coraggio delle scelte. Scelte che io non temo di compiere».
Ad annunciare la decisione è stata la stessa Terranova attraverso un lungo messaggio pubblicato sui social, nel quale ripercorre alcune dichiarazioni del cantante e spiega perché non ritenga opportuno associare il nome della città alla sua esibizione.
Le parole del cantante e la decisione della sindaca
A motivare il rifiuto sono soprattutto alcune interviste televisive nelle quali Nardi aveva ripercorso le proprie esperienze artistiche, soffermandosi anche sulle esibizioni organizzate in occasione di feste private. «Quando andavo a cantare a Palermo andavo su questi terrazzi, feste private lì c’era tutta la Cupola: Totuccio Inzerillo, Stefano Bontade, Totuccio Contorno, Buscetta… tutti li trovavi, quando arrivavo io e cantavo… quelli impazzivano», aveva raccontato il cantante.Parole che Terranova ha deciso di riportare integralmente nel proprio intervento, insieme a quelle pronunciate dall'artista a proposito dei suoi rapporti con i Casamonica. In un'altra intervista Nardi aveva infatti descritto il legame con alcuni componenti della famiglia, raccontando di essere stato accolto con affetto e ricompensato anche attraverso regali. «Io poi li tratto con il cuore perché mi pagano, mi coccolano, un rapporto di grande affettuosità, di stima», aveva dichiarato, aggiungendo di aver ricevuto bracciali e orologi e arrivando a definirsi, insieme ad altri colleghi, uno degli «artisti di queste persone».
È su queste affermazioni che si basa la scelta di Terranova, che precisa di non voler esprimere giudizi personali, ma rivendica la libertà dell'amministrazione di decidere a quali iniziative concedere il proprio sostegno. «Il cantante è libero di definirsi “artista di queste persone”, così come io sono libera di non concedere il patrocinio della Città che rappresento».
"Noi siamo la Sicilia di Falcone e Borsellino"
Ma nel messaggio pubblicato sui social la questione va oltre la presenza di un artista nel programma della festa. Terranova chiama in causa l'identità del territorio e la responsabilità di chi lo rappresenta, contrapponendo ai nomi dei boss quelli delle persone che hanno combattuto la mafia.«Noi non siamo la Sicilia di Inzerillo, Bontade e Buscetta. Noi non siamo la Sicilia della Cupola. Noi siamo la Sicilia di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rosario Livatino, don Pino Puglisi e di tanti altri uomini e donne che hanno sacrificato la propria vita per contrastare la mafia».
Una distinzione che, secondo Terranova, non può restare confinata alle commemorazioni o alle dichiarazioni pubbliche, ma deve tradursi anche nelle scelte concrete delle istituzioni. «È questa la Sicilia nella quale mi riconosco. Ed è questa la Sicilia e la Termini che voglio rappresentare», aggiunge.
La porta, comunque, resta aperta agli organizzatori: i festeggiamenti in onore di San Daniele non sono definitivamente cancellati, potranno essere riproposti con un programma diverso. Non è dunque la manifestazione religiosa a essere messa in discussione, ma la presenza di Nardi tra gli artisti invitati.
Il sostegno sui social
La scelta di Terranova ha suscitato numerose reazioni di sostegno sui social. Tra queste anche quella di Claudio Fava, già presidente della Commissione regionale antimafia, che ha commentato con un «Brava!». E non è l’unico. C'è chi invita i termitani a essere orgogliosi della propria amministratrice, chi considera la sua decisione un esempio di coerenza e chi, con una punta di ironia, le suggerisce di fare «una capatina a Palermo per dare qualche lezione ai nostri ultimi sindaci».Non mancano poi i riferimenti alla lotta alla mafia e al valore della memoria: «La memoria di chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia deve tradursi in scelte concrete», si legge in uno dei commenti.
Le minacce delle scorse settimane e il richiamo alla legalità
La presa di posizione arriva in un periodo già delicato per la sindaca di Termini Imerese. Soltanto poche settimane fa, infatti, la prima cittadina e l'assessora Maria Concetta Buttà erano state oggetto di pesanti minacce sui social, attraverso messaggi che incitavano alla violenza nei loro confronti. Un episodio che aveva portato le amministratrici a presentare denuncia, suscitando numerose manifestazioni di solidarietà, tra cui quella dell'Anci Sicilia.Una vicenda distinta da quella dei festeggiamenti di San Daniele, ma che richiama ancora una volta il tema della responsabilità di chi ricopre incarichi pubblici. Ed è proprio su questo aspetto che Terranova insiste nella parte conclusiva del suo intervento: la politica deve essere capace di distinguere ciò che intende rappresentare da ciò a cui non vuole essere associata.
Una responsabilità che, sostiene, non può esaurirsi nelle commemorazioni delle vittime della mafia, ma deve tradursi in scelte concrete. «Altrimenti non avrebbe senso commemorare Falcone e Borsellino e poi rinunciare, nelle scelte di ogni giorno, a difendere i valori per i quali hanno sacrificato la loro vita». Da qui le parole con cui conclude il suo messaggio: «La legalità, per essere credibile, deve avere il coraggio delle scelte. Scelte che io non temo di compiere».
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