"La spiaggia di San Vito sta sparendo": l'allarme di cittadini e geologi (e le soluzioni)
A richiamare l’attenzione sulla gravità della situazione sono stati anche gli scienziati come il geologo Francesco Torre che di recente ha pubblicato uno studio
La spiaggia di San Vito Lo Capo
La spiaggia di San Vito Lo Capo, nel corso degli ultimi anni, ha continuato a perdere costantemente sabbia e ad arretrare progressivamente, mettendo a rischio uno dei patrimoni naturalistici più importanti della Sicilia occidentale. A richiamare l’attenzione sulla gravità della situazione non sono stati solo semplici cittadini, ma anche scienziati – come il geologo Francesco Torre, che di recente ha pubblicato uno studio ad hoc sul fenomeno – e le associazioni ambientaliste, come il Circolo Legambiente Pizzo Cofano, che da anni è impegnata nella campagna Salviamo San Vito Lo Capo, che chiede interventi urgenti e coordinati per arrestare il fenomeno erosivo.
Secondo le analisi scientifiche compite da Torre e da altri esperti, questa struttura ha modificato il movimento naturale delle correnti e il trasporto dei sedimenti lungo la baia, alterando un equilibrio che in precedenza consentiva alla sabbia di redistribuirsi lungo il litorale. Il risultato è un fenomeno apparentemente paradossale. In prossimità del porto si accumula sabbia, fenomeno che obbliga il comune a organizzare dei dragaggi a cadenza quasi annuale, per consentire alla struttura di ospitare le imbarcazioni. Lungo invece la spiaggia, in particolare nella porzione orientale, le onde ormai divorano la battigia, in progressivo arretramento.
L’associazione e gli scienziati chiedono pertanto un aggiornamento dei rilievi costieri, una verifica degli strumenti di pianificazione e un coordinamento stabile tra Comune, Regione, Autorità di bacino e organismi scientifici, avente come obiettivo l’individuazione di soluzioni basate su dati e valutazioni tecniche aggiornate.
Lo studio
«La spiaggia di San Vito Lo Capo sta scomparendo»: è il grido d’allarme lanciato ormai da tempo dall’associazione, che invita cittadini e istituzioni a considerare l’erosione non più come un problema marginale, ma come un’emergenza ambientale che richiede risposte concrete. Al centro della questione c’è la posizione del porticciolo e, soprattutto, il prolungamento del suo molo di sopraflutto, realizzato nel 1969.Secondo le analisi scientifiche compite da Torre e da altri esperti, questa struttura ha modificato il movimento naturale delle correnti e il trasporto dei sedimenti lungo la baia, alterando un equilibrio che in precedenza consentiva alla sabbia di redistribuirsi lungo il litorale. Il risultato è un fenomeno apparentemente paradossale. In prossimità del porto si accumula sabbia, fenomeno che obbliga il comune a organizzare dei dragaggi a cadenza quasi annuale, per consentire alla struttura di ospitare le imbarcazioni. Lungo invece la spiaggia, in particolare nella porzione orientale, le onde ormai divorano la battigia, in progressivo arretramento.
La fragilità della baia
Legambiente sottolinea inoltre la particolare fragilità della baia, racchiusa tra due promontori e priva di significativi apporti fluviali. Come evidenzia il Circolo Pizzo Cofano nella propria analisi, «ciò che la spiaggia perde, nessuna fonte esterna lo restituisce». Una condizione che rende ancora più difficile recuperare naturalmente la sabbia dispersa, che solo le correnti marine possono fornire.L’associazione e gli scienziati chiedono pertanto un aggiornamento dei rilievi costieri, una verifica degli strumenti di pianificazione e un coordinamento stabile tra Comune, Regione, Autorità di bacino e organismi scientifici, avente come obiettivo l’individuazione di soluzioni basate su dati e valutazioni tecniche aggiornate.
Le possibili soluzioni
Una delle possibili soluzioni proposte è quella di cambiare il profilo del molo responsabile dell’arretramento della battigia o addirittura la sua diretta rimozione, ma questa operazione necessiterebbe di diversi milioni di euro, che al momento nessuno sembra poter spendere o riuscire a trovare.|
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