Nonna Gina e le ore tra scuola, danza e treni: Natale, da Mazara all'Accademia della Scala
Ogni sera, dopo lunghe ore trascorse fuori, il 21enne aveva ancora una cosa da fare una volta arrivato a casa: accendere la musica e ricominciare da capo
Natale Manciaracina
Ogni sera, quando tornava a casa, dopo lunghe ore trascorse tra scuola, treni e danza, il 21enne mazarese Natale Manciaracina, aveva ancora un'ultima cosa da fare: accendere la musica e ricominciare da capo. E lo faceva in quella sala che i genitori gli avevano attrezzato nella loro abitazione, consapevoli della sua grande passione e del suo talento.
Oggi quel ragazzo che studiava e si allenava senza sosta è stato ammesso all'Accademia del Teatro alla Scala di Milano, al corso di laurea specialistico in Didattica delle Discipline Coreutiche, indirizzo Danza Classica. Un traguardo importante, sperato, sognato, dedicato alla donna alla quale ha anche affidato il titolo del suo primo libro, “La sua luce, la mia danza”, cioè sua nonna Gina.
«Lei mi ha visto, mi ha supportato e aiutato in silenzio. È grazie a lei se oggi sono qui». Natale è stato ammesso al biennio specialistico dell’Accademia del Teatro alla Scala, dopo i quattro anni di formazione in Portogallo e dopo un lungo percorso iniziato all’età di quattro anni, quando ha mosso i primi passi in una scuola di danza latino-americana, per passare alla danza classica a circa 13 anni. A casa, intanto, la musica era già una presenza quotidiana, grazie alla sorella Valeria, pianista.
Da quel momento la passione è cresciuta lentamente, insieme al talento e alla consapevolezza che quella disciplina sarebbe potuta diventare qualcosa di più di una semplice passione. Per anni la danza ha significato anche sacrificio, e per la sua famiglia anche fonte di incertezze. «Uscivo alle 8.00 da casa e tornavo alle 21.00. Mangiavo sul treno e studiavo sul treno. Ero sempre solo».
Sono stati anni intensi, durante i quali è riuscito a conciliare la formazione artistica con la scuola. Frequentava il Liceo linguistico a Mazara del Vallo e ricorda con particolare gratitudine il sostegno ricevuto dalla dirigente e dai docenti. «È stato un lavoro di gruppo. Un aiuto fondamentale per un ragazzo che ogni giorno doveva incastrare orari, treni, lezioni e studio. Noi esseri umani siamo molto importanti gli uni per gli altri. Anche una parola gentile, in quel momento, mi dava la forza di andare avanti. Io ho dedicato la mia vita alla danza, non saprei fare altro».
Dopo gli anni trascorsi all’estero, è cresciuto il desiderio di tornare in Italia e continuare la propria formazione in una delle istituzioni più importanti della danza. La prova di ammissione nella sede della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala comprendeva una parte pratica e una teorica. Nella prova pratica Natale doveva impartire una lezione come maestro. Poi sono arrivate le materie teoriche: anatomia, storia della danza e musica, assieme alle competenze necessarie per il percorso didattico, e così è stato ammesso direttamente al percorso specialistico, grazie alla formazione già maturata negli anni precedenti.
A novembre inizierà i due anni del biennio alla Scala, con giornate che potranno impegnarlo dalle 9 del mattino fino alle 19, a seconda delle attività. «Mi aspetto che la Scala possa essere una rinascita per me e che si possano aprire nuove porte nell’ambito della danza». Tra tutti gli artisti che hanno segnato il suo immaginario ce n’è uno che Natale considera il suo mito assoluto: Rudol'f Nureev. Lo affascina la sua storia, la capacità di lottare per un sogno nonostante le difficoltà e la povertà. Ma soprattutto lo colpisce l’idea di una danza che può continuare a vivere anche oltre il movimento fisico. «Come diceva lui, pur essendo finito in sedia a rotelle, continuava a danzare nella sua mente». Una frase che per Natale racchiude il significato più profondo della sua arte.
C’è però una persona che occupa un posto ancora più intimo nella sua storia, ed è la nonna alla quale ha dedicato il suo primo libro, pubblicato nell’agosto del 2025. L’autobiografia racconta la storia di un ragazzo nato a Mazara del Vallo che trasforma la danza in un cammino di vita. Racconta la crescita artistica, i sacrifici, le difficoltà, la lontananza da casa e il desiderio di insegnare. Ma soprattutto ricorda la donna che ha rappresentato una presenza fondamentale nel suo percorso. «Lo dedico a lei. Il libro e la mia vita sono un omaggio a lei». Quelle pagine stanno per tornare anche tra i banchi di scuola, perché il volume sarà adottato come libro di testo da una scuola media di Mazara del Vallo.
Perché un palcoscenico non deve necessariamente avere grandi dimensioni per lasciare qualcosa a chi guarda. Adesso davanti a lui c’è Milano, ci sono le aule dell’Accademia, il biennio, nuove materie da studiare e nuove generazioni di danzatori da incontrare, anche se dentro questo nuovo capitolo rimane tutto ciò che è venuto prima: il bambino che ha cominciato a ballare a quattro anni e poi il ragazzino che a 13 anni ha scoperto la danza classica; il treno preso ogni mattina da Mazara a Trapani e gli anni in Portogallo, con nonna Gina non più presente, ma sempre nel suo cuore.
E forse è proprio questo il senso più bello della sua storia: non dimenticare mai il luogo da cui si è partiti, soprattutto quando finalmente si arriva lontano.
Una vita dedicata allo studio
Dopo cena e dopo la doccia entrava lì dentro e ripeteva i passi imparati durante la giornata. Il giorno dopo, sempre a seguire le ore di studio in classe, sarebbe tornato sul treno, da Mazara del Vallo a Trapani, come aveva fatto per anni: partenza alle 8.00 del mattino per studiare tra i banchi, e rientro alle 21.00 dopo la solita trasferta nel capoluogo, con i libri sulle gambe, qualcosa da mangiare durante il viaggio e la danza come unica certezza.Oggi quel ragazzo che studiava e si allenava senza sosta è stato ammesso all'Accademia del Teatro alla Scala di Milano, al corso di laurea specialistico in Didattica delle Discipline Coreutiche, indirizzo Danza Classica. Un traguardo importante, sperato, sognato, dedicato alla donna alla quale ha anche affidato il titolo del suo primo libro, “La sua luce, la mia danza”, cioè sua nonna Gina.
«Lei mi ha visto, mi ha supportato e aiutato in silenzio. È grazie a lei se oggi sono qui». Natale è stato ammesso al biennio specialistico dell’Accademia del Teatro alla Scala, dopo i quattro anni di formazione in Portogallo e dopo un lungo percorso iniziato all’età di quattro anni, quando ha mosso i primi passi in una scuola di danza latino-americana, per passare alla danza classica a circa 13 anni. A casa, intanto, la musica era già una presenza quotidiana, grazie alla sorella Valeria, pianista.
Un sogno diventato realtà
«L’Accademia del Teatro alla Scala era il mio obiettivo da molto tempo, ma volevo arrivarci con una sicurezza e una preparazione diversa, più matura e consapevole. Oggi mi sento pronto, penso che sia il momento giusto». Un giorno Natale, da adolescente, ha visto in televisione uno spettacolo di Roberto Bolle su Rai 1. «Non è stata proprio una folgorazione – dice - ma è stato un primo input». Ne ha parlato con la sorella e, grazie a un suo consiglio, è stato indirizzato verso una scuola di danza a Trapani.Da quel momento la passione è cresciuta lentamente, insieme al talento e alla consapevolezza che quella disciplina sarebbe potuta diventare qualcosa di più di una semplice passione. Per anni la danza ha significato anche sacrificio, e per la sua famiglia anche fonte di incertezze. «Uscivo alle 8.00 da casa e tornavo alle 21.00. Mangiavo sul treno e studiavo sul treno. Ero sempre solo».
Sono stati anni intensi, durante i quali è riuscito a conciliare la formazione artistica con la scuola. Frequentava il Liceo linguistico a Mazara del Vallo e ricorda con particolare gratitudine il sostegno ricevuto dalla dirigente e dai docenti. «È stato un lavoro di gruppo. Un aiuto fondamentale per un ragazzo che ogni giorno doveva incastrare orari, treni, lezioni e studio. Noi esseri umani siamo molto importanti gli uni per gli altri. Anche una parola gentile, in quel momento, mi dava la forza di andare avanti. Io ho dedicato la mia vita alla danza, non saprei fare altro».
Gli anni in Portogallo
Negli anni ci sono state alcune audizioni a Roma, e Natale è stato ammesso in accademie sia in Inghilterra sia in Portogallo. La scelta è ricaduta proprio sul Portogallo dove ha trascorso quattro anni, fino al giugno 2026, al Conservatório Internacional de Ballet e Dança – Annarella Sanchez. È stato un periodo fondamentale per la sua formazione. Ha approfondito la danza classica, ma contemporaneamente ha costruito anche il proprio percorso nell’insegnamento, arrivando a insegnare all’interno dello stesso conservatorio. Un'esperienza che gli ha permesso di capire ancora meglio quale direzione dare al proprio futuro.Dopo gli anni trascorsi all’estero, è cresciuto il desiderio di tornare in Italia e continuare la propria formazione in una delle istituzioni più importanti della danza. La prova di ammissione nella sede della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala comprendeva una parte pratica e una teorica. Nella prova pratica Natale doveva impartire una lezione come maestro. Poi sono arrivate le materie teoriche: anatomia, storia della danza e musica, assieme alle competenze necessarie per il percorso didattico, e così è stato ammesso direttamente al percorso specialistico, grazie alla formazione già maturata negli anni precedenti.
A novembre inizierà i due anni del biennio alla Scala, con giornate che potranno impegnarlo dalle 9 del mattino fino alle 19, a seconda delle attività. «Mi aspetto che la Scala possa essere una rinascita per me e che si possano aprire nuove porte nell’ambito della danza». Tra tutti gli artisti che hanno segnato il suo immaginario ce n’è uno che Natale considera il suo mito assoluto: Rudol'f Nureev. Lo affascina la sua storia, la capacità di lottare per un sogno nonostante le difficoltà e la povertà. Ma soprattutto lo colpisce l’idea di una danza che può continuare a vivere anche oltre il movimento fisico. «Come diceva lui, pur essendo finito in sedia a rotelle, continuava a danzare nella sua mente». Una frase che per Natale racchiude il significato più profondo della sua arte.
C’è però una persona che occupa un posto ancora più intimo nella sua storia, ed è la nonna alla quale ha dedicato il suo primo libro, pubblicato nell’agosto del 2025. L’autobiografia racconta la storia di un ragazzo nato a Mazara del Vallo che trasforma la danza in un cammino di vita. Racconta la crescita artistica, i sacrifici, le difficoltà, la lontananza da casa e il desiderio di insegnare. Ma soprattutto ricorda la donna che ha rappresentato una presenza fondamentale nel suo percorso. «Lo dedico a lei. Il libro e la mia vita sono un omaggio a lei». Quelle pagine stanno per tornare anche tra i banchi di scuola, perché il volume sarà adottato come libro di testo da una scuola media di Mazara del Vallo.
Portare la danza tra la gente
Nonostante gli anni trascorsi lontano da casa, Natale non ha mai smesso di sentirsi profondamente legato alla sua città. «Mazara mi ha dato tanto e ringrazio le persone che hanno creduto in me. La porto con me ovunque, ma la Sicilia e la mia Mazara vanno indietro, e l’arte, e la danza, che ogni giorno cambia, qui non trova posto. Questa terra è difficile per i giovani che vorrebbero tornare, e per me questo è un grande dispiacere». Natale Manciaracina continua a esibirsi anche lontano dai grandi circuiti, nei luoghi più piccoli e periferici, con l’idea di portare la danza a tutti, secondo una visione che richiama quella di Carla Fracci, e quel suo desiderio di portare l'arte anche nei luoghi più sperduti, comunque tra la gente.Perché un palcoscenico non deve necessariamente avere grandi dimensioni per lasciare qualcosa a chi guarda. Adesso davanti a lui c’è Milano, ci sono le aule dell’Accademia, il biennio, nuove materie da studiare e nuove generazioni di danzatori da incontrare, anche se dentro questo nuovo capitolo rimane tutto ciò che è venuto prima: il bambino che ha cominciato a ballare a quattro anni e poi il ragazzino che a 13 anni ha scoperto la danza classica; il treno preso ogni mattina da Mazara a Trapani e gli anni in Portogallo, con nonna Gina non più presente, ma sempre nel suo cuore.
E forse è proprio questo il senso più bello della sua storia: non dimenticare mai il luogo da cui si è partiti, soprattutto quando finalmente si arriva lontano.
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