CRONACA

Nuovi casi di legionella a Palermo: "Dove si trova il batterio e le regole per evitarlo"

Aumentano i casi di legionellosi riscontrati in città. A spiegarci quali sono i rischi e le precauzioni da adottore è Carmelo Maida, professore di Igiene all'Università

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    23 ottobre 2026

Aprire il rubinetto, fare una doccia, lavarsi le mani. Gesti che compiamo ogni giorno, senza pensarci troppo, ma che nelle ultime settimane, a Palermo, hanno sollevato interrogativi e preoccupazioni. Prima la scoperta della legionella negli impianti idrici di tre plessi scolastici, con la conseguente chiusura delle scuole e i disagi per centinaia di famiglie. Poi la presenza del batterio riscontrata anche in alcuni condomini e nella sede dell'assessorato regionale all'Energia.

A rendere ancora più concreta la preoccupazione sono i casi di legionellosi registrati in città nelle ultime ore. Un paziente, inizialmente ricoverato a Villa Sofia, è stato trasferito all'Ismett in condizioni critiche, mentre un altro, un italiano rientrato dalla Cina, è stato dimesso il 16 ottobre.

Una serie di episodi che ha riportato l'attenzione su un batterio spesso poco conosciuto, ma che può provocare infezioni anche gravi. E sono tanti i dubbi che ne sono scaturiti. È pericoloso bere l'acqua del rubinetto o fare la doccia? Quali sono i sintomi della legionellosi? Come avviene il contagio e, soprattutto, cosa possiamo fare per prevenirla?

A rispondere a queste domande è Carmelo Maida, professore associato di Igiene all'Università degli Studi di Palermo, che ci aiuta a capire quali sono i rischi effettivi, come riconoscere l'infezione e quali precauzioni adottare nella vita quotidiana.

Che cos'è la legionella e dove si trova

La legionella, come spiega il professore, è «un batterio presente naturalmente negli ambienti acquatici, come laghi, fiumi e sorgenti. Può però proliferare anche negli impianti idrici degli edifici, quando si verificano particolari condizioni come il ristagno dell'acqua, temperature comprese tra 25°C e 45°C, la presenza di incrostazioni o di biofilm nelle tubazioni».

La presenza del batterio, tuttavia, non significa necessariamente che si sviluppi un'infezione. Quando questo accade, si parla di legionellosi, una malattia che può manifestarsi in due forme differenti: «la malattia dei legionari, una polmonite di gravità variabile, e la febbre di Pontiac, una forma più lieve che provoca sintomi simili a quelli influenzali e generalmente si risolve spontaneamente».
Come avviene il contagio: bere l'acqua è pericoloso?

È uno dei dubbi più frequenti quando viene segnalata la presenza del batterio in un edificio. Bere acqua contaminata, fare una doccia o semplicemente lavarsi le mani comportano gli stessi rischi?

La risposta è no. La principale via di trasmissione è l'inalazione di piccolissime goccioline d'acqua contenenti il batterio, il cosiddetto aerosol. «Le situazioni più frequentemente associate al rischio sono le docce, i rubinetti che producono spruzzi o nebulizzazione, gli impianti di climatizzazione o di raffreddamento industriali, non quindi i comuni condizionatori, le vasche idromassaggio, le fontane decorative e, soprattutto, i serbatoi e le reti idriche poco utilizzati», chiarisce Maida.

Diverso, invece, è il caso dell'ingestione. «È importante chiarire che bere acqua contenente legionella non costituisce generalmente una via di trasmissione significativa per una persona sana». E lo stesso vale per il normale contatto con l'acqua o per il lavaggio delle mani, che non rappresentano di per sé modalità abituali di trasmissione.

Neppure stare vicino a una persona infetta rappresenta un rischio. «La legionellosi non si trasmette da persona a persona», precisa infatti Maida, a differenza di quanto accade con malattie come l'influenza.

Quali sono i sintomi e quando bisogna preoccuparsi

Riconoscere la legionellosi non è sempre semplice, perché le sue manifestazioni iniziali possono essere facilmente confuse con quelle di altre patologie. «La malattia può manifestarsi inizialmente con sintomi molto simili a quelli di altre infezioni respiratorie come febbre elevata, tosse secca o produttiva, brividi, malessere generale, dolori muscolari e cefalea», spiega Maida. Nei casi più severi, aggiunge, possono comparire anche «difficoltà respiratorie, dolore toracico, confusione mentale e disturbi gastrointestinali».

Ma quali segnali devono spingerci a chiedere un consulto? «È opportuno rivolgersi al medico in caso di febbre persistente associata a sintomi respiratori, soprattutto dopo soggiorni in alberghi, strutture ricettive, ospedali o edifici in cui siano stati segnalati problemi agli impianti idrici».

Per accertare l'origine dell'infezione sono comunque necessari esami specifici. «La diagnosi può essere supportata da indagini di laboratorio, tra cui la ricerca dell’antigene urinario di Legionella, gli esami microbiologici colturali e i test molecolari (PCR) eseguiti su campioni respiratori». Anche la radiografia del torace, precisa il professore, può aiutare a individuare eventuali manifestazioni polmonari, ma non è sufficiente, da sola, ad attribuirle al batterio.

Una volta identificata la causa, si può intervenire con una terapia antibiotica mirata. «Nella maggior parte dei casi, una terapia adeguata consente la guarigione», spiega Maida, sottolineando però quanto sia importante non perdere tempo: «Riconoscere precocemente la malattia consente infatti di avviare rapidamente la terapia, riducendo il rischio di complicanze, di ricoveri prolungati e di esiti più gravi, soprattutto nelle persone fragili».

Chi rischia di più?

Non tutte le persone esposte alla legionella sviluppano la malattia. «La probabilità che questo accada - spiega il professore - dipende dalla quantità di batteri inalati e dalle condizioni di salute individuali. Le categorie maggiormente vulnerabili sono soprattutto gli anziani, i fumatori e gli ex fumatori, le persone con patologie croniche, diabete, malattie oncologiche o cardiovascolari e chi presenta un sistema immunitario indebolito».

E i più piccoli? È una domanda particolarmente importante alla luce della contaminazione riscontrata nelle scuole palermitane. «I bambini generalmente non rappresentano la categoria a maggior rischio di legionellosi grave. I casi pediatrici sono relativamente meno frequenti rispetto a quelli osservati negli adulti e soprattutto negli anziani», aggiunge Maida.
Questo, naturalmente, non significa che il problema possa o debba essere sottovalutato. Anche negli edifici scolastici devono essere adottate tutte le misure di prevenzione e controllo degli impianti. «Le recenti segnalazioni nelle scuole richiamano l'attenzione sull'importanza del monitoraggio degli impianti idrici, ma non devono generare allarmismi tra la popolazione pediatrica».

Come prevenire la legionella nelle nostre case

La prevenzione non riguarda soltanto gli edifici pubblici, gli ospedali o le scuole. Anche nelle abitazioni private e nei condomini è importante prestare attenzione alle condizioni degli impianti idrici, soprattutto quando l'acqua rimane inutilizzata per lunghi periodi.

Ma quali sono, concretamente, gli accorgimenti che possiamo adottare? «Nella vita quotidiana, è importante adottare semplici misure preventive, come far scorrere l’acqua per alcuni minuti dopo periodi prolungati di inutilizzo, pulire e decalcificare regolarmente i soffioni delle docce e il rompigetto dei rubinetti, nonché limitare la formazione di ristagni d’acqua», suggerisce Maida.

«Un'attenzione particolare - aggiunge il dottore - deve essere riservata anche ai serbatoi di accumulo, soprattutto durante l'estate, quando l'esposizione al sole e le temperature elevate possono creare condizioni favorevoli alla proliferazione del batterio».

Occorre poi prestare attenzione agli scaldacqua, che devono essere gestiti correttamente, mantenendo temperature adeguate ed evitando lunghi periodi di inutilizzo. Il problema può presentarsi, per esempio, nelle seconde case e nelle abitazioni di villeggiatura, dove gli impianti rimangono fermi per settimane o mesi. «Prima di riprenderne l'utilizzo abituale, è opportuno effettuare un adeguato ricambio dell'acqua, adottando le precauzioni necessarie per evitare di respirare eventuali aerosol contaminati».

E nei condomini? In questo caso, spiega il professore, è importante che l'amministratore curi, nell'ambito delle proprie competenze, la manutenzione delle parti comuni, comprese tubazioni, serbatoi, autoclavi ed eventuali sistemi centralizzati di produzione e ricircolo dell'acqua calda.

Non esiste però un obbligo generalizzato di analisi annuali per la ricerca della legionella nei normali condomini residenziali, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 18 del 2023. «Tuttavia, le verifiche microbiologiche periodiche - precisa Maida - sono una misura preventiva raccomandabile, soprattutto in presenza di impianti centralizzati, criticità manutentive, ristagni o persone particolarmente vulnerabili».

Cosa fare quando un impianto è contaminato

Ma cosa succede quando la presenza della legionella viene effettivamente accertata, per esempio nell'impianto idrico di un condominio? Quali interventi sono necessari e quando si può tornare a utilizzare l'acqua in sicurezza?

«È fondamentale individuare l’origine e l’estensione della contaminazione, esaminando l’intero sistema, dalle cisterne alle tubazioni, fino ai rubinetti e alle docce», spiega Maida. «La bonifica deve essere mirata e affidata a personale qualificato: può prevedere la pulizia e la disinfezione, la rimozione di sedimenti e incrostazioni e la correzione delle condizioni che favoriscono la proliferazione batterica».
In attesa degli interventi, può essere necessario limitare temporaneamente gli utilizzi dell'acqua che producono aerosol contaminati, adottando precauzioni proporzionate al rischio e alla tipologia di edificio, soprattutto in presenza di persone vulnerabili.

Ma la disinfezione, da sola, non basta a garantire che il problema sia risolto. «Il ripristino dell’utilizzo dell’acqua non può basarsi sulla sola disinfezione o sul solo trattamento, ma richiede verifiche dell’efficacia della bonifica mediante campionamenti rappresentativi e analisi di laboratorio, nonché la correzione delle criticità dell’impianto».

Anche quando i risultati sono rassicuranti, non bisogna abbassare la guardia. «Un singolo risultato negativo, infatti, non garantisce una sicurezza permanente: sono necessari un monitoraggio periodico e una manutenzione adeguata».
La gestione della contaminazione, conclude il professore, si basa dunque su tre passaggi: «individuare la contaminazione, bonificare l’impianto e verificare nel tempo l’efficacia degli interventi».

I casi di Palermo sono collegati?

La scoperta della legionella negli impianti idrici di alcune scuole e condomini palermitani, insieme ai casi di persone ricoverate per legionellosi, ha alimentato preoccupazioni e interrogativi tra i cittadini. La vicinanza temporale di questi episodi, segnalati nell'arco di poche settimane, ha fatto sorgere il sospetto di una possibile origine comune. Ma è davvero possibile stabilire se esista una relazione tra le contaminazioni e i casi di malattia?

«La contemporanea segnalazione di casi e il riscontro del batterio in un impianto idrico non sono, da soli, sufficienti a dimostrare l’origine del contagio», chiarisce il professore. «Per individuare un eventuale collegamento sono necessarie indagini approfondite, a partire dalla ricostruzione dei luoghi frequentati dai pazienti nelle settimane precedenti alla comparsa dei sintomi, fino all'analisi degli impianti e ai campionamenti ambientali».

Un elemento particolarmente importante, spiega Maida, è «il confronto microbiologico e molecolare tra i ceppi di Legionella isolati dai pazienti e quelli identificati nei campioni ambientali». L'eventuale corrispondenza genetica può rafforzare l'ipotesi di un'origine comune, ma deve essere valutata insieme alle altre evidenze raccolte.

Per questo, conclude il professore, è fondamentale «affidarsi agli accertamenti delle autorità sanitarie competenti, evitando di attribuire prematuramente la responsabilità del contagio a specifici edifici o impianti».
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