Racconta la Sicilia antica più autentica: il borgo normanno da non perdere in autunno
Circondato da paesaggi straordinari, immerso nella tranquillità silenziosa dello scorcio delle Madonie ha la tipicità che lo trasforma in una destinazione ideale
La Basilica di San Pietro a Collesano (foto di Sebastiano Di Carlo)
Nel X secolo il geografo Al Muqaddasi ne parlava come Qal’al as-sirat, la “Rocca della strada” o la “Rocca della retta via” e già solo questo ci introduce dentro una storia che supera mille anni: così era descritto il piccolo borgo di Collesano, raggiungibile da Palermo in meno di un’ora per soggiornare o anche solo per una giornata, posizionato sotto il massiccio della Poggio Grotta del Signore, dove si trova quello che resta di un insediamento di epoca islamica.
Circondato da un contesto paesaggistico straordinario, immerso nella tranquillità silenziosa dello scorcio delle Madonie ha la tipicità che lo trasforma in una destinazione ideale per chi è alla ricerca non soltanto di una vacanza, ma di luoghi autentici dove ritrovarsi, rilassarsi e assaporare il profumo del buon cibo e della vita a dimensione umana.
Collesano racconta la Sicilia più antica e autentica, distante dalle mete note e affollate, fa parte delle destinazioni turistiche più amate dagli estimatori dei luoghi nascosti al grande flusso, dove scoprire le vie e i vicoli stretti, piccoli cortili, ammirare panorami e immergersi nella cultura siciliana tra monumenti e beni culturali, tradizioni popolari e cucina tipica.
Come un varco d’accesso da qui si sale per entrare nel Parco delle Madonie, un habitat di fauna e flora della macchia mediterranea di inestimabile valore per la sua notevole varietà, da ammirare seguendo percorsi e sentieri adatti sia ad amatori che escursionisti esperti, dal trekking alla semplice passeggiata in natura. L’antichità delle origini - come già accennato all’inizio – si respira nell’aria, risalgono ad un passato che oltre al geografo Al Muqaddasi interessò anche il Famoso Al Idrisi che lo citava nel suo celebre Libro di Ruggero, divisa in quattro quartieri disegnati sulla base dei rilievi su cui poggiavano le fondamenta dell’abitato, il passaggio dei torrenti che ne hanno modellato l’aspetto.
Nel tempo il suo patrimonio artistico ha conservasto una serie di beni architettonici di grande bellezza che emerge visitando le sue chiese, dove si custodiscono le opere d’arte. Il Castello, purtroppo come accaduto in altri luoghi, a causa del terribile terremoto del 1693 è una vestigia di ruderi che solo in parte può raccontare la sua magnificenza.
Le chiese rappresentano il patrimonio artistico del sacro: la Chiesa madre intitolata a San Pietro del 1548 con il portale in stile gotico e la scalinata monumentale del 1602 di Antonino Spatafora, gli affreschi affreschi opera dell’artista Gaspare Vazzano detto lo Zoppo di Ganci, autore anche della Madonna del Rosario dipinta nel 1623 dentro la Chiesa di San Domenico con l’elegante portale rinascimentale dove per gli appassionati di storia araldica si trova la sepoltura parietale di Antonio Ventimiglia ed Elvira Moncada.
La Torre di guardia con una bifora in pietra edificata tra il XIII e il XIV secolo e diventata campanile della Chiesa Madre. All’interno della Chiesa di S. M. di Gesù del XVII sec., si trova una Bellissima Vergine opera del Gagini, la statua della “Madonna col Bambino “di Carlo D’Aprile e uno dei noti Crocifissi lignei opera del Famoso Frate Umile Pintorno da Petralia Soprana del 1635. Per gli appassionati di storia araldica nella Chiesa di San Domenico con l’elegante portale rinascimentale, si trova la sepoltura parietale di Antonio Ventimiglia ed Elvira Moncada.
La produzione del cotto e della ceramica per cui si parla di “manifattura stile collesano” riconoscibile per le forme come per i colori, custodisce la preziosità della tradizione artigiana antica e raffinata tramandata fino ad oggi da artigiani che producono piccole opere d’arte e oggetti quotidiani nei quali la Sicilia è da sempre identificabile.
Ma è qui che vive il ricordo della corsa più antica del mondo: la mitica Targa Florio nata tra queste montagne per volere di Vincenzo Florio, la prima edizione organizzata il 6 maggio 1906 Il Museo che la celebra è un itinerario tra oggetti e cimeli d’epoca che fanno brillare gli occhi agli appassionati e ai visitatori, riportandoli ai momenti indimenticabili che hanno reso questa gara automobilistica un appuntamento tra i più importanti, mondani e attesi del secolo scorso.
In uno spazio così piccolo Collesano è la concentrazione di tutto quello che si può davvero cercare in un viaggio da fare in Sicilia: il verde della natura con i suoi meravigliosi colori stagionali, la Bellezza dei beni culturali, le tradizioni artigiana, il sapore dei prodotti tipici e della cucina, il gusto dell’ospitalità.
Circondato da un contesto paesaggistico straordinario, immerso nella tranquillità silenziosa dello scorcio delle Madonie ha la tipicità che lo trasforma in una destinazione ideale per chi è alla ricerca non soltanto di una vacanza, ma di luoghi autentici dove ritrovarsi, rilassarsi e assaporare il profumo del buon cibo e della vita a dimensione umana.
La posizione è strategica
La posizione è davvero strategica: appena lontana dalla costa e a pochi chilometri dalle cime più importanti con la possibilità di scendere alle spiagge sul mare azzurro o risalire alle alture madonite, in questo contesto il paese unisce l’opportunutò di scoprire, storia, cultura e tradizioni locali dell’identità siciliana dei piccoli luoghi.Collesano racconta la Sicilia più antica e autentica, distante dalle mete note e affollate, fa parte delle destinazioni turistiche più amate dagli estimatori dei luoghi nascosti al grande flusso, dove scoprire le vie e i vicoli stretti, piccoli cortili, ammirare panorami e immergersi nella cultura siciliana tra monumenti e beni culturali, tradizioni popolari e cucina tipica.
Come un varco d’accesso da qui si sale per entrare nel Parco delle Madonie, un habitat di fauna e flora della macchia mediterranea di inestimabile valore per la sua notevole varietà, da ammirare seguendo percorsi e sentieri adatti sia ad amatori che escursionisti esperti, dal trekking alla semplice passeggiata in natura. L’antichità delle origini - come già accennato all’inizio – si respira nell’aria, risalgono ad un passato che oltre al geografo Al Muqaddasi interessò anche il Famoso Al Idrisi che lo citava nel suo celebre Libro di Ruggero, divisa in quattro quartieri disegnati sulla base dei rilievi su cui poggiavano le fondamenta dell’abitato, il passaggio dei torrenti che ne hanno modellato l’aspetto.
L'epopea normanna
È proprio con l’epopea normanna che il paese assume la posizione di centro nevralgico di notevole importanza: grazie alla presenza della nipote di Ruggero II Adelasia, si trasformò da piccolo villaggio in un importante paese feudale che continuò con l’arrivo dei potenti Ventimiglia lasciando la sua posizione politica inalterata, e quella culturale non di meno, sede dell’Accademia letteraria degli Offuscati.Nel tempo il suo patrimonio artistico ha conservasto una serie di beni architettonici di grande bellezza che emerge visitando le sue chiese, dove si custodiscono le opere d’arte. Il Castello, purtroppo come accaduto in altri luoghi, a causa del terribile terremoto del 1693 è una vestigia di ruderi che solo in parte può raccontare la sua magnificenza.
Le chiese rappresentano il patrimonio artistico del sacro: la Chiesa madre intitolata a San Pietro del 1548 con il portale in stile gotico e la scalinata monumentale del 1602 di Antonino Spatafora, gli affreschi affreschi opera dell’artista Gaspare Vazzano detto lo Zoppo di Ganci, autore anche della Madonna del Rosario dipinta nel 1623 dentro la Chiesa di San Domenico con l’elegante portale rinascimentale dove per gli appassionati di storia araldica si trova la sepoltura parietale di Antonio Ventimiglia ed Elvira Moncada.
La Torre di guardia con una bifora in pietra edificata tra il XIII e il XIV secolo e diventata campanile della Chiesa Madre. All’interno della Chiesa di S. M. di Gesù del XVII sec., si trova una Bellissima Vergine opera del Gagini, la statua della “Madonna col Bambino “di Carlo D’Aprile e uno dei noti Crocifissi lignei opera del Famoso Frate Umile Pintorno da Petralia Soprana del 1635. Per gli appassionati di storia araldica nella Chiesa di San Domenico con l’elegante portale rinascimentale, si trova la sepoltura parietale di Antonio Ventimiglia ed Elvira Moncada.
La produzione del cotto e della ceramica per cui si parla di “manifattura stile collesano” riconoscibile per le forme come per i colori, custodisce la preziosità della tradizione artigiana antica e raffinata tramandata fino ad oggi da artigiani che producono piccole opere d’arte e oggetti quotidiani nei quali la Sicilia è da sempre identificabile.
Ma è qui che vive il ricordo della corsa più antica del mondo: la mitica Targa Florio nata tra queste montagne per volere di Vincenzo Florio, la prima edizione organizzata il 6 maggio 1906 Il Museo che la celebra è un itinerario tra oggetti e cimeli d’epoca che fanno brillare gli occhi agli appassionati e ai visitatori, riportandoli ai momenti indimenticabili che hanno reso questa gara automobilistica un appuntamento tra i più importanti, mondani e attesi del secolo scorso.
In uno spazio così piccolo Collesano è la concentrazione di tutto quello che si può davvero cercare in un viaggio da fare in Sicilia: il verde della natura con i suoi meravigliosi colori stagionali, la Bellezza dei beni culturali, le tradizioni artigiana, il sapore dei prodotti tipici e della cucina, il gusto dell’ospitalità.
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