MODA E BEAUTY

Se Alexander McQueen avesse evocato Santa Rosalia: in passerella teschi, rose e spine

Dalla corazza di micro-teschi alla corona di rose metalliche: se il rigore scultoreo di Alexander McQueen avesse dato forma all'iconografia devozionale di Palermo

Zaira Conigliaro
Giornalista
  • Pubblicato il
    2 ottobre 2026

Sfilata primavera-estate 2027 Alexander McQueen

E se dietro una delle creazioni più d'impatto viste in passerella a Londra durante il ritorno di Alexander McQueen non ci fosse soltanto l'iconico repertorio gotico della maison, ma un'involontaria o segreta suggestione legata a Santa Rosalia?

La domanda sorge spontanea osservando l'uscita che ha catturato gli sguardi degli addetti ai lavori durante la sfilata Primavera/Estate 2027. Riportando lo show nella capitale britannica, la direzione artistica di Seán McGirr riannoda i fili con la storica tensione tra il sacro, il profano e la memoria tipica del brand. Eppure, a uno sguardo attento, la superficie di quell'abito a maglia metallica parla una lingua incredibilmente vicina all'iconografia palermitana, quasi la ricerca visiva della maison si fosse trovata a sfiorare l'estetica devozionale della Santuzza.

Sia chiaro: non vi è alcuna conferma ufficiale che lo studio stilistico della maison abbia attinto alla storia della patrona di Palermo. Tuttavia, l'analogia visiva è così nitida da suggerire una convergenza quasi elettiva tra i codici del brand e l'immaginario della Santa.

Un reliquario in passerella

L'abito si è rivelato allo spettatore come un'apparizione: una scultura fluida a maglia metallica, interamente tessuta di cristalli luccicanti che riflettevano la penombra della sala. Solo a un'osservazione più attenta la trama di quel prezioso intreccio ha svelato la sua vera natura, rivelando una cascata di piccolissimi teschi finemente lavorati.

Questo simbolo per eccellenza del memento mori, firma indelebile nell'eredità di Lee Alexander McQueen, ha trasformato il corpo della modella in un reliquiario vivente. A coronare la figura, un'acconciatura materica dove sottili elementi metallici e floreali si intrecciavano tra i capelli sciolti e leggermente umidi, donando all'intero look una solennità quasi spirituale.

È proprio in questo sofisticato punto d'incontro tra il decadente e il divino che la creazione finisce per sovrapporsi, in modo quasi ipnotico, all'iconografia classica di Santa Rosalia. La patrona di Palermo, immortalata nei secoli dai pennelli di maestri barocchi come Anthony van Dyck, vive nell'immaginario collettivo attraverso un linguaggio visivo ben preciso, fondato sulla rinuncia ai beni terreni e sul dialogo con l'eterno.

L'abito di McQueen riprende quel medesimo racconto figurativo senza bisogno di parole. La fitta maglia di miniature ossee richiama la vanitas barocca, quel teschio che la Santuzza stringe o contempla nelle sue raffigurazioni eremitiche sul Monte Pellegrino come emblema di vittoria dello spirito sulla transitorietà della vita.

Contemporaneamente, gli inserti tra i capelli della modella evocano la celebre corona di rose che adorna il capo di Rosalia, simbolo di purezza e martirio che bilancia la severità del metallo. Persino la qualità luminosa del tessuto, capace di ondeggiare tra la trasparenza e il bagliore argentato, ricorda le teche, gli ex voto e le oreficerie sacre che ricoprono le effigi devozionali durante il celebre Festino.

Quando il sacro incontra la passerella

Senza alcuna certezza su quali siano state le reali fonti d'ispirazione della collezione, questo abito dimostra come il linguaggio della moda e quello del sacro possano incontrarsi e sovrapporsi in modo sorprendente, traducendo il mistero, la penitenza e la bellezza decadente in un'immagine dal forte impatto teatrale.

Che si tratti di una convergenza consapevole o di un cortocircuito dell'immaginario, la creazione firmata McQueen conferma la capacità della moda di toccare corde ancestrali. L'oscurità e la dote teatrale della capitale inglese si sono trovate a dialogare con il barocco drammatico della Sicilia, trasformando un abito da sfilata in un'evocazione senza tempo che parla la lingua della fede, dell'arte e della bellezza.
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