Sulla spiaggia del Caos alla fine dell'estate: in Sicilia, dove c'è ancora voglia di mare
Siamo accompagnati da un’aura di speranza, intrisa di stupore per mettere piede in quello che fu, anni (molti) orsono, la fonte di ispirazione di tante novelle
La spiaggia del Caos in Sicilia
“Un altipiano di argille azzurre affacciato sul mare africano [...]”. Versi pirandelliani noti al pubblico lettore ci spingono, in una domenica di fine estate, a raggiungere la spiaggia del Caos. A pochissimi chilometri dal centro cittadino di Porto Empedocle, e non lontano da Marinella - il Caos è quel “porto di mare” fine e caro allo scrittore agrigentino (Luigi Pirandello).
Una volta raggiunto il tanto agognato parcheggio, salta all’occhio, tra caratteristiche "poco" ambientali e condizioni "tutte da decifrare", un luogo, un ambiente che potrebbe regalare nuovi racconti. E allora, perché scrivere sempre al passato? Siamo legati alle storie di vita, mentre il presente induce a molti spunti di riflessione.
Ecco il nostro “caos” quotidiano. Parte da questo momento la visita della spiaggia empedoclina. I primi passi - di gran lunga incuriositi - mettono a nudo sottili considerazioni di natura infrastrutturale. È un dubbio che ci percuote sin da subito. Ma, in un ambito famoso, cosa si potrebbe fare? Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.
Nella sua forma originale più che mai, sono i nostalgici a dettare i ritmi lenti e spassionati. Nei social, dove tutto sembra essere permesso, ci lasciamo contagiare da un paio di messaggi-ricordi. «Mia nonna - da bambina - abitava vicino alla Casa - Museo Pirandello e mi raccontava che tutti gli abitanti andavano a piedi al mare. Si fermavano a metà strada sotto un grande albero per mangiare pane e melanzane fritte e tornavano dopo il tramonto». Un altro utente scrive: «Quando ero ragazzino andavo a piedi dal Caos - via mare - fino al porto. Lo facevo ogni giorno senza sosta. Oggi è impossibile!». Poche parole, tante emozioni.
Gli empedoclini sono innamorati delle loro spiagge. Buona parte delle estati è stata vissuta là, dove oggi, purtroppo, a causa del cedimento di una parte del costone, è stata chiusa con delle transenne. Nonostante il divieto, il richiamo sotto quel “pezzo” ambientale è di gran lunga superiore a tutte le criticità del caso. I colori rocciosi si fondono in un triangolo “amoroso” con la “freschezza mediterranea” e i gigli di mare (Pancratium maritimum). Vivacità e libertà accolgono i curiosi. Il "caos" - citato nelle primissime battute - trova un attimo di respiro. È la pace dei sensi tanto acclamata.
Continuiamo ad assaporare silenziosamente ogni singola porzione; siamo estasiati. La realtà dei fatti è sospesa in un limbo: echi poetici concentrano su di noi, vittime soddisfatte, ogni sorta di meraviglia. Il tempo scorre inesorabile, come sempre, del resto. Bambini gioiosi corrono in lungo e largo alla ricerca della felicità.
Gli adulti cavalcano l’onda "solare" e "acchiappanu" gli ultimi "raggi estivi". Noi, delicatamente, attendiamo l’arrivo del tramonto. Chissà che, come Ciàula, scopriremo il vero volto della luna. Perché il Caos non è una spiaggia come le altre.
Un luogo ricco di aspettative
Tra strade "sterpagliate" e "ciavuri siciliani", siamo accompagnati da un’aura di speranza, intrisa di stupore e tanta attesa per mettere piede in quello che fu, anni (molti) orsono, la fonte di ispirazione di tante novelle. I tempi sono cambiati, e di molto aggiungeremmo. Gli ultimi "spezzoni" sono caratterizzati da erbacce, un malcostume spesso criticato e mai debellato.Una volta raggiunto il tanto agognato parcheggio, salta all’occhio, tra caratteristiche "poco" ambientali e condizioni "tutte da decifrare", un luogo, un ambiente che potrebbe regalare nuovi racconti. E allora, perché scrivere sempre al passato? Siamo legati alle storie di vita, mentre il presente induce a molti spunti di riflessione.
Ecco il nostro “caos” quotidiano. Parte da questo momento la visita della spiaggia empedoclina. I primi passi - di gran lunga incuriositi - mettono a nudo sottili considerazioni di natura infrastrutturale. È un dubbio che ci percuote sin da subito. Ma, in un ambito famoso, cosa si potrebbe fare? Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.
Uno scenario meraviglioso
Superata la Baia del Kaos, la brezza - protagonista indiscussa dell’estate “marinara” - ci sospinge “a forza” verso la costa opposta - tratto finale. Non siamo lontani, ma, almeno, lo spirito di osservazione crea le giuste condizioni per entrare dentro a un meraviglioso scenario. Di cosa? Il contrasto tra le acque limpide e la sabbia dai colori pungenti. Esterno e interno spiaggia sembrano due mondi opposti, una contrapposizione che lancia moniti progettuali. Se il fiume San Leone scandisce - non lontano - la sua presenza effettiva, la zona della “Babbaluciara” è elemento gradito alla comunità. Sì, proprio quella che da sempre coltiva il sogno "caotico".Nella sua forma originale più che mai, sono i nostalgici a dettare i ritmi lenti e spassionati. Nei social, dove tutto sembra essere permesso, ci lasciamo contagiare da un paio di messaggi-ricordi. «Mia nonna - da bambina - abitava vicino alla Casa - Museo Pirandello e mi raccontava che tutti gli abitanti andavano a piedi al mare. Si fermavano a metà strada sotto un grande albero per mangiare pane e melanzane fritte e tornavano dopo il tramonto». Un altro utente scrive: «Quando ero ragazzino andavo a piedi dal Caos - via mare - fino al porto. Lo facevo ogni giorno senza sosta. Oggi è impossibile!». Poche parole, tante emozioni.
Gli empedoclini sono innamorati delle loro spiagge. Buona parte delle estati è stata vissuta là, dove oggi, purtroppo, a causa del cedimento di una parte del costone, è stata chiusa con delle transenne. Nonostante il divieto, il richiamo sotto quel “pezzo” ambientale è di gran lunga superiore a tutte le criticità del caso. I colori rocciosi si fondono in un triangolo “amoroso” con la “freschezza mediterranea” e i gigli di mare (Pancratium maritimum). Vivacità e libertà accolgono i curiosi. Il "caos" - citato nelle primissime battute - trova un attimo di respiro. È la pace dei sensi tanto acclamata.
Un tuffo dalla spiaggetta
Finalmente giunge l’ora del primo tuffo. Gli abitanti del mare (pesci) inventano l’orchestra del momento, tra stornelli e movimenti perfetti. Sentiamo un velo di leggerezza nel corpo. Scie letterarie si confondono con i miti greci e le conquiste romane. In un batter d’occhio siamo pervasi da storia, civiltà ed eventi. "Sulu a lu Caos succerunu sti cosi" ribattono da non molto lontano. Ha ragione da vendere, lui - con poche parole - ha delineato il quadro generale di questa piccola spiaggetta.Continuiamo ad assaporare silenziosamente ogni singola porzione; siamo estasiati. La realtà dei fatti è sospesa in un limbo: echi poetici concentrano su di noi, vittime soddisfatte, ogni sorta di meraviglia. Il tempo scorre inesorabile, come sempre, del resto. Bambini gioiosi corrono in lungo e largo alla ricerca della felicità.
Gli adulti cavalcano l’onda "solare" e "acchiappanu" gli ultimi "raggi estivi". Noi, delicatamente, attendiamo l’arrivo del tramonto. Chissà che, come Ciàula, scopriremo il vero volto della luna. Perché il Caos non è una spiaggia come le altre.
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