Terremoto a Palermo, sciame sismico nel Tirreno: i motivi per il sismologo di Unipa
La terra trema nel capoluogo siciliano. La scossa più forte alle 12.19. L'esperto dell'Università di Palermo spiega cosa sta accadendo a nord-ovest di Alicudi
Un sismografo
Uno sciame sismico in pieno svolgimento nel Tirreno meridionale ha fatto tremare la terra a Palermo e in gran parte della provincia, provocando l'evacuazione di diversi edifici scolastici e spingendo centinaia di cittadini a riversarsi in strada. La scossa più intensa, registrata dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) alle 12.19 di oggi, venerdì 23 ottobre, ha raggiunto una magnitudo di 5.5, secondo il dato aggiornato indicato nelle prime informazioni, con un ipocentro localizzato a circa 8,8 chilometri di profondità.
A spiegare le caratteristiche del fenomeno è Mimmo Palano, professore di Sismologia dell'Università di Palermo, che inquadra la sequenza sismica nel complesso sistema di faglie che attraversa questo settore del Mediterraneo. «Da un paio di giorni è in corso uno sciame sismico a circa 25 km a nord-ovest dell’isola di Alicudi. Inizialmente, le scosse si sono concentrate a una profondità compresa tra i 20 e i 30 km, mentre nelle ultime ore l’attività sismica si è estesa a una fascia più ampia, tra gli 8 e i 30 km di profondità. L'attività sismica si concentra lungo una faglia tettonica trascorrente, che da Alicudi si estende verso NW per circa 30 km. Fa parte della fascia tettonica che si estende tra Ustica e le isole Eolie che attualmente sta accomodando la convergenza tra le placca Euroasiatica (a nord) e quella Africana a (sud)».
Si tratta di un'area di particolare interesse scientifico, attualmente al centro di specifiche attività di ricerca che coinvolgono l'Università di Palermo e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «L’area è attualmente oggetto di studio nell’ambito di una collaborazione tra il DiSTeM e l’INGV, attraverso i progetti di ricerca CAVEAT, coordinato dal Prof. Mimmo Palano, e NEPTUN, coordinato dalla Dott.ssa Francesca Di Luccio, finanziati dal Ministero dell'Università e Ricerca».
Lo sciame sismico continua dunque a richiamare l'attenzione degli studiosi, impegnati nell'analisi dei dati raccolti dalle reti di monitoraggio. Resta impossibile prevedere con precisione l'evoluzione della sequenza o stabilire se e quando potranno verificarsi ulteriori scosse di maggiore intensità.
Una sequenza sismica iniziata nei giorni scorsi
Il terremoto si inserisce in una sequenza sismica iniziata nei giorni scorsi nel tratto di mare a nord-ovest dell'isola di Alicudi, nell'arcipelago delle Eolie. Già a partire dal 20 ottobre, infatti, gli strumenti dell'INGV avevano rilevato diverse scosse, alcune delle quali con magnitudo superiore a 3. Nella mattinata di oggi l'attività si è intensificata, con una serie di eventi ravvicinati avvertiti anche nel capoluogo siciliano. Ma cosa sta accadendo nel sottosuolo del Tirreno meridionale?A spiegare le caratteristiche del fenomeno è Mimmo Palano, professore di Sismologia dell'Università di Palermo, che inquadra la sequenza sismica nel complesso sistema di faglie che attraversa questo settore del Mediterraneo. «Da un paio di giorni è in corso uno sciame sismico a circa 25 km a nord-ovest dell’isola di Alicudi. Inizialmente, le scosse si sono concentrate a una profondità compresa tra i 20 e i 30 km, mentre nelle ultime ore l’attività sismica si è estesa a una fascia più ampia, tra gli 8 e i 30 km di profondità. L'attività sismica si concentra lungo una faglia tettonica trascorrente, che da Alicudi si estende verso NW per circa 30 km. Fa parte della fascia tettonica che si estende tra Ustica e le isole Eolie che attualmente sta accomodando la convergenza tra le placca Euroasiatica (a nord) e quella Africana a (sud)».
Cosa c'è alla base dei terremoti
Alla base dei terremoti c'è dunque il movimento delle placche tettoniche che interessano il Mediterraneo centrale. In particolare, una faglia trascorrente è una frattura della crosta terrestre lungo la quale due blocchi rocciosi scorrono prevalentemente in senso orizzontale l'uno rispetto all'altro. Il movimento può determinare l'accumulo e il successivo rilascio di energia, dando origine alle scosse sismiche.Si tratta di un'area di particolare interesse scientifico, attualmente al centro di specifiche attività di ricerca che coinvolgono l'Università di Palermo e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «L’area è attualmente oggetto di studio nell’ambito di una collaborazione tra il DiSTeM e l’INGV, attraverso i progetti di ricerca CAVEAT, coordinato dal Prof. Mimmo Palano, e NEPTUN, coordinato dalla Dott.ssa Francesca Di Luccio, finanziati dal Ministero dell'Università e Ricerca».
Lo sciame sismico continua dunque a richiamare l'attenzione degli studiosi, impegnati nell'analisi dei dati raccolti dalle reti di monitoraggio. Resta impossibile prevedere con precisione l'evoluzione della sequenza o stabilire se e quando potranno verificarsi ulteriori scosse di maggiore intensità.
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