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A Palermo giardini ed edifici per stare bene: Cucinella spiega la città come foresta umana

Dall’empatia con i luoghi alla cura degli spazi pubblici, l’architetto racconta nel suo libro la sua visione, in cui natura e persone tornano a vivere in sintonia

Federica Dolce
Giornalista, avvocato e scrittrice
  • Pubblicato il
    23 ottobre 2026

L'architetto Maria Cucinella

Progettare il futuro significa imparare ad ascoltare. È il principio da cui parte Mario Cucinella, architetto e designer di fama internazionale, nel libro Città foresta umana. L’empatia ci aiuta a progettare, scritto con Serena Uccello e pubblicato da Einaudi. La sostenibilità richiede un rapporto consapevole con i luoghi, la natura e le persone. Progettare significa creare spazi che migliorino la vita quotidiana e favoriscano le relazioni.

Imparare a leggere i luoghi

Prima di disegnare o progettare un luogo, occorre conoscere il clima, le ombre, le voci e le relazioni che compongono un ambiente. È necessario un esercizio di ascolto che però oggi rischia di scomparire nella fretta contemporanea. «Bisogna leggere i posti prima di prendere la penna in mano. Bisogna camminare nei luoghi, - chiarisce Mario Cucinella - sentire le voci, vedere le ombre, capire dov’è il sole. […] È come voler leggere un libro senza leggerlo: non lo capisci. Non basta leggere il titolo, devi leggere con calma le pagine». L’empatia dunque è un metodo per dialogare con l’identità del territorio e si rivela per questo e per gli effetti che produce uno strumento potentissimo.

Palermo, città di giardini

Palermo custodisce spazi verdi e piazze che convivono con la densità urbana. «La storia delle città italiane è anche una storia di giardini. Penso a Palermo, - spiega Cucinella - che sembra molto costruita, ma nasconde giardini, piazzette, l’Orto botanico, piazza Marina e tanti piccoli luoghi in cui la gente può stare sotto gli alberi, al fresco. È sempre esistito un rapporto tra la razionalità della costruzione e la naturalità della natura».

Il verde non può essere un semplice ornamento né la soluzione alla crisi climatica: occorre ridurre il traffico e tutelare gli ecosistemi. «La gente compra casa e la prima cosa che fa è mettere le piante sui balconi o dentro casa. Quindi c’è bisogno di piante, di verde, è un bisogno dell’uomo, le piante non hanno certo bisogno dell’edificio ma noi abbiamo di certo bisogno delle piante […]. Adesso il tema va molto oltre e necessita di un intervento che abbia un senso curativo della città. Quindi le piante, al di là della loro bellezza, che è in loro insita, diventano un player importante nel futuro delle città. Però attenzione: dare alle piante tutta la responsabilità della riduzione delle emissioni è un alibi perfetto per non fare niente».

Per Palermo, invita a valorizzare anche le aree naturali che circondano la città. «Invece di accanirci sul fatto che dobbiamo mettere alberi dove magari non ci stanno, perché non facciamo un bel lavoro di protezione ambientale intorno alla città? Palermo ha le montagne, le valli, il Parco della Favorita, il Central Park di Palermo. Prendiamoci cura di queste zone che sono microclimi portanti». Gli alberi richiedono tempo per crescere: «Bisogna muoversi, non abbiamo tanto tempo, e dobbiamo proteggere quello che già abbiamo».

Edifici che fanno stare bene

La qualità dell’architettura si misura anche dalla capacità di accogliere le persone e restare utile nel tempo. «Dobbiamo realizzare edifici in cui le persone stiano bene, al di là della loro estetica. Penso a una scuola, a un’università, ai luoghi pubblici: dove il piacere di stare in una scuola bella, disegnata bene e confortevole è il valore più importante. Poi, se consuma meno, tanto meglio». In città ormai consolidate non serve costruire molto, ma fare bene ciò che serve.«Gli edifici sono una forma di cura della città», sottolinea Cucinella.

Il cambiamento parte dalle persone

Il titolo Città foresta umana richiama la convivenza tra ambiente e comunità e la responsabilità umana. «La soluzione siamo noi umani, perché sono i nostri comportamenti a determinare il risultato in termini di traffico e di emissioni di CO₂. Un piccolo gesto compiuto da milioni di persone cambia la storia». Ridurre gli sprechi e camminare di più sono gesti quotidiani; le istituzioni devono creare condizioni sicure per cambiare abitudini.

Cucinella cita Copenaghen, dove la riduzione progressiva dei parcheggi è stata accompagnata da piste ciclabili protette. «Se non realizzi piste ciclabili dedicate, la gente in bici non ci va, perché rischia di essere travolta. […] Bisogna iniziare, avere un po’ di coraggio e non avere paura di fare le cose».

L’architettura come responsabilità civica

L’eredità di un architetto è fatta di luoghi che continuano a servire le persone, oltre le immagini effimere del mondo digitale. Così chiarisce il suo punto di vista l’architetto Cucinella. «Fare questo mestiere è un atto di responsabilità pubblica o civica. Se realizzi una scuola fatta bene, lasci un’eredità nella memoria delle persone. Se disegni una piazza, quella piazza resta nella vita di tutti i giorni».

E Cucinella aggiunge: «La gente ha bisogno di case, dove vivere, scuole deve andare a studiare, ha bisogno degli ospedali. Non solo di social o di argomenti effimeri. La realtà non è effimera, ci devi camminare di sopra. Allora bisogna spostare l’attenzione sui fondamenti, l’archiettura è un luogo concreto, come lo è un ospedale, una piazza, una scuola. Al di là dell’immagine e dell’estetica che, secondo me, oggi è diventato un modo per sfuggire dalla realtà. Infatti, temo- aggiunge l’architetto – che questo mondo virtuale che ci circonda non voglia affrontare la realtà delle cose. È più facile restare nel mondo delle immagini perché non ti devi sporcare le mani. Dobbiamo tornare alla concretezza. Alla gente devi dare case, ospedali, parchi. Creare rete sociale. Non ci si cura con TikTok».

La cura della città passa anche da interventi piccoli ma essenziali, provenienti da amministrazioni ma anche dal singolo cittadino, e che siano principalmente funzionali per fare vivere bene e far progredire al meglio una città. «A volte, con poco, si può fare tanto. […] Bisogna compiere tanti piccoli passi: una scuola, un ambulatorio, un ufficio comunale, un asilo nido, una piccola palestra, un campetto da calcio, una scuola di danza per bambine. Sono tutte cose che sembrano marginali, ma sono passi fatti anche di piccole economie».

Questo è il senso della progettualità: comprendere i luoghi, proteggere la natura e mettere le persone al centro. La sfida per il futuro è proprio questa: costruire una città in cui l’architettura sia strumento di benessere condiviso, anche e principalmente per le generazioni future.
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