A "Soprano" in Sicilia sul sentiero della nibbiata: un luogo maestoso e mozzafiato
C’erano i castagni dalle grandi foglie brillanti e anche i pallidi eucalipti dal fogliame più minuto ma capaci di raggiungere notevoli altezze. E poi i nibbi in volo
Il sentiero della Nibbiata in Sicilia
Un sentiero in Sicilia sorvolato dai nibbi, uccelli rapaci “che per lo libero cielo fanno mille giri” avrebbe detto il poeta. Domenica 13 settembre, il gruppo Valli Basiliane incurante delle previsioni meteo che annunciavano possibili piogge, si è diretto sopra Santo Stefano Briga, (conosciuto pure col nome di Soprano) il villaggio più alto della vallata del torrente omonimo, per la consueta escursione settimanale sopra la collina che lo sovrasta imboccando il sentiero della nibbiata.
C’erano i castagni dalle grandi foglie chiare e brillanti, ed anche i pallidi eucalipti dal fogliame più minuto ma capaci di raggiungere notevoli altezze. Alcuni di loro avevano il tronco liscio e decorticato essendo la corteccia o raggomitolata in basso o scivolata del tutto a terra. Abbiamo pensato che si erano messi a tronco nudo per sentire meno caldo.
Fra le tante varietà di piante incontrate, ce n’erano alcune dall’aria nobile come il pino dell’Himalaya. Esso è l’unico della specie che fa le bacche all’insù con una perfetta forma ovale. È di un verde delicato e le numerose bacche sono disposte sui rametti in modo così armonico che non si può fare a meno di fermarsi ed ammirarlo.
Qualche Pino deambulante ce l’avevamo pure in mezzo a noi, ma non aveva l’aria di essere una specie rara. Siamo giunti al puntale Furcu da dove si godeva una bella vista panoramica comprendente i versanti dei monti a noi più vicini con un alternarsi di diverse tonalità di verde, con quelle più chiare a conferire una nota di vivacità e gaiezza a tutto l’insieme. Ma certo non paragonabile per splendore alla vasta pennellata di blu della distesa marina più in fondo. Il mare visto dall’alto, eravamo circa a 400 s.m. ha dei colori più belli.
Dopo essere stati un po’ in osservazione, ci siamo nuovamente incamminati e siamo giunti nell’aria attrezzata Lupo, quivi oltre a panche e tavoli, c’era anche per allietare i visitatori un parco d’artista con delle sculture in pietra che come fantasia assomigliavano a quelle di Cammarata scultore famoso in ambito cittadino.
Dopo abbiamo intrapreso la via del ritorno e guardando dal basso il percorso compiuto ci siamo resi conto che l’agevole sentiero era frutto di un impegnativo lavoro di consolidamento, infatti abbiamo notato poderosi muretti di pietra disposti in alcuni tratti a più ripiani per sostenere il tracciato impedendogli di franare.
Un percorso agevole
Si tratta di un percorso piuttosto agevole di una decina di chilometri tutti condotti su un tracciato pulito e senza grandi dislivelli, rilassante sul piano fisico e distensivo a livello psicologico perché essere a contatto con la natura apporta sempre piacevoli sensazioni. Abbiamo camminato al fresco ed ombreggiati soprattutto per merito dei lecci che fra gli alberi sono quelli che estendono di più la loro fitta chioma, mentre altri crescono soprattutto in altezza, ma essendo un bosco misto quasi tutte le specie arboree vi erano presenti, con caratteristiche e colori diversi.C’erano i castagni dalle grandi foglie chiare e brillanti, ed anche i pallidi eucalipti dal fogliame più minuto ma capaci di raggiungere notevoli altezze. Alcuni di loro avevano il tronco liscio e decorticato essendo la corteccia o raggomitolata in basso o scivolata del tutto a terra. Abbiamo pensato che si erano messi a tronco nudo per sentire meno caldo.
Fra le tante varietà di piante incontrate, ce n’erano alcune dall’aria nobile come il pino dell’Himalaya. Esso è l’unico della specie che fa le bacche all’insù con una perfetta forma ovale. È di un verde delicato e le numerose bacche sono disposte sui rametti in modo così armonico che non si può fare a meno di fermarsi ed ammirarlo.
Qualche Pino deambulante ce l’avevamo pure in mezzo a noi, ma non aveva l’aria di essere una specie rara. Siamo giunti al puntale Furcu da dove si godeva una bella vista panoramica comprendente i versanti dei monti a noi più vicini con un alternarsi di diverse tonalità di verde, con quelle più chiare a conferire una nota di vivacità e gaiezza a tutto l’insieme. Ma certo non paragonabile per splendore alla vasta pennellata di blu della distesa marina più in fondo. Il mare visto dall’alto, eravamo circa a 400 s.m. ha dei colori più belli.
I nibbi in volo
Poiché ci siamo fermati abbiamo guardato anche verso il cielo ed abbiamo osservato i nibbi uccelli bruni rapaci con una grande apertura alare che volteggiavano nell’aria con le ali spiegate cambiando frequentemente direzione e quota : talvolta sembravano volere planare verso il basso, altre risalivano. Qualcuno si ricorderà il Nibbio di manzoniana memoria.Dopo essere stati un po’ in osservazione, ci siamo nuovamente incamminati e siamo giunti nell’aria attrezzata Lupo, quivi oltre a panche e tavoli, c’era anche per allietare i visitatori un parco d’artista con delle sculture in pietra che come fantasia assomigliavano a quelle di Cammarata scultore famoso in ambito cittadino.
Dopo abbiamo intrapreso la via del ritorno e guardando dal basso il percorso compiuto ci siamo resi conto che l’agevole sentiero era frutto di un impegnativo lavoro di consolidamento, infatti abbiamo notato poderosi muretti di pietra disposti in alcuni tratti a più ripiani per sostenere il tracciato impedendogli di franare.
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