Caro gasolio, camion e tir fermi per 5 giorni in Sicilia: scorte a rischio nei supermercati
Dagli agricoltori agli autotrasportatori e poi toccherà ai pescatori: dilaga la protesta. Si teme per le scorte alimentari e i rifornimenti di carburante
Il trasporto su gomma si ferma anche in Sicilia e i primi effetti della protesta potrebbero manifestarsi già nelle prossime ore. Si intensifica la mobilitazione contro il caro gasolio che sta coinvolgendo diverse regioni del Sud Italia, con Puglia e Calabria in prima linea, dove si registrano già i primi disagi: scaffali dei supermercati sempre più vuoti, distributori di carburante a secco e attività economiche che procedono a rilento.
Il caro carburante «e l’assenza di risposte da parte del Governo» spingono il Comitato Trasporto Siciliano a creare l’immobilismo, «con la possibilità di proseguire a oltranza se non arrivassero segnali concreti dalle istituzioni». A comunicarlo è Salvatore Bella, segretario e coordinatore del comitato:«Abbiamo cercato in tutti i modi di avviare un’interlocuzione con il Governo, richiedendo un incontro formale al ministro Salvini o al vice ministro Rixi, ma a oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Questo silenzio rappresenta un pessimo segnale per tutto il Meridione d’Italia, che si trova a fare i conti con la speculazione in atto sul caro gasolio. Un esecutivo che non prende atto del grave disagio affrontato dalle imprese dimostra di essere un governo irresponsabile».
Se ci fermiamo noi - prosegue -, non si blocca solo l'economia locale, ma si mette in ginocchio l'intero sistema regionale, nazionale ed europeo. Oggi siamo qui a parlare anche a nome dei tanti cittadini e delle famiglie a casa che non hanno più le forze per scendere in piazza con noi, ma che soffrono ogni giorno queste stesse difficoltà. Le istituzioni intervengano subito: difendere le nostre imprese significa difendere il lavoro, le famiglie e il futuro del nostro Paese».
Ma la protesta, spiega l’Usb, si inserisce in una vertenza più ampia che riguarda il caro vita, il costo degli affitti e l’aumento delle spese quotidiane, in un contesto in cui molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese: «Mentre benzina e affitti continuano a salire – dichiara Giorgio Martinico, portavoce della sigla sindacale – si destinano ingenti risorse alle spese militari e al riarmo».
La protesta di tir e camion
Da oggi, 16 ottobre, fino al 20 ottobre, anche gli autotrasportatori siciliani incroceranno le braccia, lasciando i mezzi fermi nei piazzali delle aziende. Alla protesta hanno aderito anche gli agricoltori, mentre il fronte della mobilitazione si allargherà ulteriormente il prossimo 22 ottobre, quando è previsto il fermo dei pescherecci.Il caro carburante «e l’assenza di risposte da parte del Governo» spingono il Comitato Trasporto Siciliano a creare l’immobilismo, «con la possibilità di proseguire a oltranza se non arrivassero segnali concreti dalle istituzioni». A comunicarlo è Salvatore Bella, segretario e coordinatore del comitato:«Abbiamo cercato in tutti i modi di avviare un’interlocuzione con il Governo, richiedendo un incontro formale al ministro Salvini o al vice ministro Rixi, ma a oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Questo silenzio rappresenta un pessimo segnale per tutto il Meridione d’Italia, che si trova a fare i conti con la speculazione in atto sul caro gasolio. Un esecutivo che non prende atto del grave disagio affrontato dalle imprese dimostra di essere un governo irresponsabile».
Allarme scorte nei supermarcati
Una protesta pacifica, specificano dal comitato, che non prevedrà blocchi stradali: tuttavia, spiegano «questa situazione provocherà un danno enorme all’agricoltura, a causa della mancata commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, e rischia di scatenare il panico tra la popolazione. Ormai la maggior parte dei supermercati non dispone di magazzini di stoccaggio a lungo termine e viene rifornita giornalmente. Il nostro comitato rappresenta l’80% della grande distribuzione: se sarà necessario, continueremo la protesta ad oltranza», conclude.Agricoltori siciliani in protesta
Parallelamente, dalle ore 6.30 del mattino è attivo il presidio degli agricoltori sulla statale di Caltagirone SS 417 (Catania- Gela) e sulla statale di Palagonia SS 385, con circa 80 mezzi tra trattori e camion di media dimensione: «Oggi fare impresa è diventato insostenibile – sostiene il Comitato Caro vita Caltagirone - che si tratti di agricoltura, edilizia, autotrasporti o commercio, siamo tutti strangolati dallo stesso problema: i costi di produzione e dei carburanti sono alle stelle, mentre tasse e burocrazia soffocano chi lavora. Non chiediamo assistenzialismo, ma dignità, tutele e risposte immediate.Se ci fermiamo noi - prosegue -, non si blocca solo l'economia locale, ma si mette in ginocchio l'intero sistema regionale, nazionale ed europeo. Oggi siamo qui a parlare anche a nome dei tanti cittadini e delle famiglie a casa che non hanno più le forze per scendere in piazza con noi, ma che soffrono ogni giorno queste stesse difficoltà. Le istituzioni intervengano subito: difendere le nostre imprese significa difendere il lavoro, le famiglie e il futuro del nostro Paese».
Ma la protesta, spiega l’Usb, si inserisce in una vertenza più ampia che riguarda il caro vita, il costo degli affitti e l’aumento delle spese quotidiane, in un contesto in cui molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese: «Mentre benzina e affitti continuano a salire – dichiara Giorgio Martinico, portavoce della sigla sindacale – si destinano ingenti risorse alle spese militari e al riarmo».
La protesta a Palermo
Il 30 ottobre è prevista una giornata di protesta a Palermo con iniziative che coinvolgeranno diverse categorie di lavoratori: «Quello che ci interessa è che questo messaggio arrivi nei luoghi di lavoro: c’è una rabbia crescente tra i lavoratori, che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese».|
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