Caro gasolio, ottobre "caldo" in Sicilia: dai trattori ai taxi, in arrivo blocchi e scioperi
L'aumento del costo dei carburanti scatena il malcontento di diverse categorie professionali siciliane: dagli agricoltori ad armatori e taxisti. Annunciate proteste
I trattori in protesta lungo la Palermo-Agrigento (foto del Corriere di Sciacca)
Dilaga la protesta per il caro carburanti anche in Sicilia. I primi a scendere in strada, dalle 8.00 di oggi (lunedì 28 settembre) sono gli agricoltori siciliani, che con i loro trattori stanno manifestando lungo la statale PAlermo-Agrigendo. Un sit-in che ha inevitabili ripercussioni sulla viabilità.
«Chi può venga per dare dimostrazione all' intero Paese che stiamo trattando un tema fondamentale che mette alla prova gran parte della cittadinanza- fa appello Franco Calderone, presidente di Agrisat e imprenditore agricolo di Marineo - La nostra protesta vuole dare dimostrazione all'intero Paese che stiamo trattando un tema fondamentale che mette alla prova gran parte della cittadinanza. E se le mamme portassero i loro bambini, facendogli saltare un giorno di scuola ma facendogli fare un giorno di festa tra altre persone, sarebbe meraviglioso. È la manifestazione di tutti noi, pertanto invitate chi volete, il disagio è generale».
I sindacati hanno già chiesto al governo nazionale un incontro per discutere e trovare una soluzione all'emergenza. Senza risposte, annunciano «inevitabile un fermo del servizio».
«Secondo le informazioni acquisite, alla mobilitazione avrebbero già manifestato la propria adesione 43 marinerie italiane, con una significativa partecipazione proveniente dalla Campania, dalla Liguria, dalle marinerie dell'Adriatico e dalla Puglia. La Sicilia intende fare la propria parte - spiega la Federazione -. E questa volta la protesta potrebbe avere come centro simbolico uno dei punti più importanti del Mediterraneo: lo Stretto di Messina. Nel corso dell'assemblea è stata discussa la possibilità di organizzare, congiuntamente agli operatori della pesca calabrese e in coincidenza con la mobilitazione nazionale del 22 ottobre, una grande manifestazione marittima nello Stretto di Messina.
La Federazione Armatori Siciliani - continua la nota degli armatori siciliani - considera ormai il caro carburante una questione di sopravvivenza economica del settore. Per un peschereccio il gasolio non è un costo accessorio. È la materia prima indispensabile per lavorare. Quando il costo necessario per effettuare una battuta di pesca diventa incompatibile con il valore della produzione, l'armatore si trova davanti a una scelta obbligata: lavorare in perdita oppure lasciare il peschereccio all'ormeggio. Ed è proprio questo scenario che la Federazione intende scongiurare».
La Federazione fa una richiesta precisa al governo: un tetto effettivo al costo del carburante per il comparto della pesca, utilizzando «gli strumenti fiscali, compensativi e finanziari compatibili con la normativa nazionale ed europea», conclude la nota.
Resta aperto il nodo dei pagamenti del Sea Modal Shift, ossia, l'incentivo nazionale al trasporto combinato strada-mare che sostituisce tratte stradali, compresi i collegamenti essenziali per la Sicilia, che dovrà essere discusso a Roma col ministero dei Trasporti.
Aitras lamenta pagamenti tardivi della prima e della seconda annualità e l'assenza di risorse destinate alla terza. Chiesto anche un incontro al ministero dei Trasporti. La conferma o la revoca del fermo dipenderà anche dalla risoluzione o meno di quest'altra questione.
La protesta degli agricoltori siciliani
Gli agricoltori non parlano di un vero e proprio blocco, dato che lasciano passare le auto ma la loro presenza massiccia provoca rallentamenti e lunghe file lungo la statale. La protesta si protrae per tutta la mattina, con sit-int e marce a passo d'umo almeno fino alle ore 14.00. Il motivo, come detto, è l'aumento smisurato del prezzo del gasolio e della benzina che si riversa, a cascata, anche sui lavoratori e sui loro prodotti, dunque anche nelle vendite e sugli scaffali dei supermercati.«Chi può venga per dare dimostrazione all' intero Paese che stiamo trattando un tema fondamentale che mette alla prova gran parte della cittadinanza- fa appello Franco Calderone, presidente di Agrisat e imprenditore agricolo di Marineo - La nostra protesta vuole dare dimostrazione all'intero Paese che stiamo trattando un tema fondamentale che mette alla prova gran parte della cittadinanza. E se le mamme portassero i loro bambini, facendogli saltare un giorno di scuola ma facendogli fare un giorno di festa tra altre persone, sarebbe meraviglioso. È la manifestazione di tutti noi, pertanto invitate chi volete, il disagio è generale».
I taxisti verso lo sciopero
L'aumento del costo del carburante provoca il malcontento anche dei taxisti. A livello nazionale, con adesioni annunciate anche nell'Isola, i sindacati dei taxi annunciano di essere pronti allo sciopero. «Il caro-carburanti si aggiunge a una serie di altre criticità che ha reso la situazione insostenibile» spiegano Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti.I sindacati hanno già chiesto al governo nazionale un incontro per discutere e trovare una soluzione all'emergenza. Senza risposte, annunciano «inevitabile un fermo del servizio».
La protesta dei pescatori
Sul piede di guerra anche i pescatori siciliani. La Federazione Armatori siciliani minaccia il blocco dello Stretto di Messina e annuncia l'adesione alla mobilitazione nazionale della pesca indetta per il 22 ottobre.«Secondo le informazioni acquisite, alla mobilitazione avrebbero già manifestato la propria adesione 43 marinerie italiane, con una significativa partecipazione proveniente dalla Campania, dalla Liguria, dalle marinerie dell'Adriatico e dalla Puglia. La Sicilia intende fare la propria parte - spiega la Federazione -. E questa volta la protesta potrebbe avere come centro simbolico uno dei punti più importanti del Mediterraneo: lo Stretto di Messina. Nel corso dell'assemblea è stata discussa la possibilità di organizzare, congiuntamente agli operatori della pesca calabrese e in coincidenza con la mobilitazione nazionale del 22 ottobre, una grande manifestazione marittima nello Stretto di Messina.
La Federazione Armatori Siciliani - continua la nota degli armatori siciliani - considera ormai il caro carburante una questione di sopravvivenza economica del settore. Per un peschereccio il gasolio non è un costo accessorio. È la materia prima indispensabile per lavorare. Quando il costo necessario per effettuare una battuta di pesca diventa incompatibile con il valore della produzione, l'armatore si trova davanti a una scelta obbligata: lavorare in perdita oppure lasciare il peschereccio all'ormeggio. Ed è proprio questo scenario che la Federazione intende scongiurare».
La Federazione fa una richiesta precisa al governo: un tetto effettivo al costo del carburante per il comparto della pesca, utilizzando «gli strumenti fiscali, compensativi e finanziari compatibili con la normativa nazionale ed europea», conclude la nota.
La tregua (con riserva) degli autotrasportatori
Tregua, per ora, sul fronte degli autotrasportatori in Sicilia. Aitras, Comitato degli autrasportatori siciliani, ha raggiunto un'intesa con la Regione sul caro gasolio senza però ritirare il fermo di camion e tir dal 15 al 20 ottobre. Una sorta di tregua con riserva: resta infatti lo stato di agistazione degli autotrasportatori siciliani.Resta aperto il nodo dei pagamenti del Sea Modal Shift, ossia, l'incentivo nazionale al trasporto combinato strada-mare che sostituisce tratte stradali, compresi i collegamenti essenziali per la Sicilia, che dovrà essere discusso a Roma col ministero dei Trasporti.
Aitras lamenta pagamenti tardivi della prima e della seconda annualità e l'assenza di risorse destinate alla terza. Chiesto anche un incontro al ministero dei Trasporti. La conferma o la revoca del fermo dipenderà anche dalla risoluzione o meno di quest'altra questione.
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